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Strumenti per la qualita’ dell’azione didattica
- Prof. Italo Fiorin –

Laboratorio insegnanti di religione scuola secondaria superiore – 4° incontro: 13. gennaio 2003

Il laboratorio che abbiamo avviato ha come scopo non tanto l’aggiornamento di carattere teorico, di tipo contenutistico o metodologico, quanto lo sviluppo di un percorso autoriflessivo e di ricerca, al fine di migliorare il proprio modo di insegnare.
Lo sfondo della riflessione è il curricolo, inteso come strumento di ricerca professionale che, a partire dall’identificazione di significativi problemi culturali ed educativi, si configuri come modalità di definizione di obiettivi, di selezione di contenuti, di utilizzazione di metodi e di tecniche, di organizzazione di esperienze, di verifica e riprogettazione continue.
Dei tanti elementi che compongono il discorso curricolare abbiamo messo a tema in particolare quelli relativi ai metodi di insegnamento, alle tecniche utilizzate, ai mezzi messi in campo.
Gli incontri mensili sono occasione per un approfondimento di alcuni di questi strumenti, a partire dalla messa in comune di alcune esperienze realizzate dai partecipanti.

Si forniscono alcune considerazioni relative ai primi due incontri - 9 dicembre 2002 e 13 gennaio 2003 - riguardanti alcuni strumenti presentati.

A. La gestione della classe.

La gestione della classe può essere considerata come la condizione di base degli interventi didattici, lo sfondo dal quale dipende la qualità e l’efficacia delle proposte che si presentano agli alunni. Essere capaci di gestire la classe non è facile, rappresenta un problema non solo per gli insegnanti alle prime
armi, ma anche per chi ha una notevole esperienza. Oggi assistiamo ad una maggior consapevolezza della necessità di acquisire competenze specifiche di
gestione, andando oltre l’improvvisazione, il buon senso, il ‘mestiere’. Stiamo assistendo ad un cambio di paradigma: dalla preoccupazione del ‘controllo’ di tipo disciplinare al ricorso alla ‘motivazione’ degli alunni.
 
Il controllo si esercita
utilizzando forme che prevedono incentivi e punizioni, lodi e gratificazioni o, piuttosto sanzioni.
Il ricorso alla motivazione interiore appare la strada più efficace. Si tratta di sfruttare la dimensione orizzontale della classe, il gruppo, valorizzando le abilità prosociali. Lo spostamento di centratura dall’insegnante-controllore al gruppo ha un duplice risvolto, metodologico e organizzativo. Sul piano metodologico significa modificare l’impostazione didattica nella direzione indicata dall’ormai diffuso slogan: dalla scuola dell’insegnamento alla scuola dell’apprendimento. Sul piano organizzativo significa far ricorso alle molteplici possibilità che il ricorso alle pratiche di apprendimento collaborative offre.
L’insegnante, coerentemente con tale impostazione, deve impadronirsi di metodi di insegnamento orientati all’apprendimento e di metodi di attivazione e coinvolgimento degli alunni.

Presentazione del libro : Gestire la classe (a cura di C.M. Charles, LAS Roma 2002)
A cura di Loredana Ducatii.
v. appunti consegnati

Considerazioni conclusive.

L’esperienza presentata ha incontrato un notevole interesse ed è stata in larga parte condivisa. Hanno fatto discutere in particolare due affermazioni della relatrice, una relativa al ruolo dell’insegnante, l’altra a quello degli alunni.

La prima affermazione può essere schematicamente riassunta così: <<L’insegnante deve insegnare, gli alunni devono apprendere.>>

L’affermazione marca nettamente due ruoli distinti, che indubbiamente esistono. L’insegnante ha un compito specifico, volto alla trasmissione di contenuti di conoscenza e alla formazione di particolari abilità e l’alunno ha il ruolo, simmetrico, di colui che deve apprendere. Ma una separazione troppo netta rischia di far perdere di vista altri aspetti, non meno importanti. L’insegnante può anche lui essere considerato in apprendimento? L’alunno ha qualche cosa da insegnare all’insegnante? Se si risponde affermativamente a questi due interrogativi, i confini si fanno più sfumati, ma forse il problema del rapporto tra insegnare ed apprendere è impostato più correttamente. L’efficacia dell’insegnamento non esclude il fatto che ci siano interrogativi aperti, questioni che richiedono una
ricerca anche da parte del docente, problemi la cui soluzione non è univoca e forse non è nemmeno totalmente possibile… Se la distinzione insegnante/alunno è quella tra chi sa e chi non sa, la comunicazione che si sviluppa è inevitabilmente lineare, rigida. Ma anche gli alunni hanno cose da dire, sono portatori di un sapere che va ascoltato, possono quantomeno inserire problemi rispetto ai quali non ci sono risposte facili e immediate, ma può nascere una ricerca feconda…

La seconda affermazione che ha fatto discutere è relativa al comportamento degli studenti. Lo studente ‘sa’ davvero come comportarsi? E’ certo che abbia chiaro quale sia il suo compito di studente? Probabilmente, anche in questo caso, la realtà è più complessa; anche gli studenti hanno molte incertezza, ambiguità, confusioni. Il libro presentato offre molti suggerimenti per un proficuo lavoro in classe, facendo però intendere, giustamente, che si tratta di costruire nel tempo una forma di convivenza e collaborazione efficaci. Non sempre il comportamento non rispondente alle attese è il frutto di una scelta consapevole e di una non collaborazione esibita: stare bene con gli altri non richiede solo disponibilità, ma anche strumenti di relazione sociale adeguati.
Un ultimo problema, condiviso dai partecipanti, chiama in causa la coerenza di comportamento tra i docenti. Purtroppo succede che altri adulti, nella relazione con gli alunni, adottino modalità relazionali non adeguate e contraddittorie con quelle che faticosamente si sta tentando di costruire.
Non è facile operare in un simile contesto.
Come si vede, spesso, la buona gestione della classe non è relativa semplicemente alla relazione del singolo insegnante con i suoi alunni, ma della scuola, dei valori affermati e, ancora di più, dei comportamenti praticati da tutti i docenti.

B. I mediatori didattici

L’insegnante è il primo mediatore didattico, sia attraverso la sua parola sia attraverso tutti i tratti caratterizzanti la sua comunicazione, anche quelli non verbali. Bruner fa notare come sia importante non solo il fatto che un insegnante conosca bene i contenuti della sua comunicazione, ma disponga anche di metodi efficaci, e allarga il campo dei ‘mediatori’ (oltre alla parola o ai mediatori ‘simbolici’ ci sono anche quelli ‘iconici’ e quelli ‘attivi’), ma ritiene che il linguaggio dell’educatore sia soprattutto caratterizzato dal personale rapporto che lega l’insegnante ai contenuti del suo insegnamento. Se un insegnante è appassionato, saprà probabilmente appassionare i suoi alunni, saprà comunicare loro il suo personale stupore. In ogni caso, un insegnante efficace ritiene di integrare la propria comunicazione proprio ricorrendo anche a mediatori diversi.
L’importanza del ricorso a svariati mediatori è oggi rafforzata dalle teorie sulla pluralità delle intelligenze. Come è stato ampiamente dimostrato, in particolare dai lavori di H. Gardner, tutti noi disponiamo di numerose forme di intelligenza, che non sviluppiamo allo stesso modo. Nella scuola prevale la stimolazione dell’intelligenza verbale, ma sarebbe più produttivo per tutti, e per qualcuno particolarmente utile, se alla parola di affiancassero altre modalità, capaci di stimolare le diverse intelligenze.

Presentazione dell’esperienza sull’utilizzo di diapositive e lucidi sul tema: Iconografia sacra.
A cura di Antonella Vallese.
v. appunti consegnati

Considerazioni conclusive
L’esperienza presentata documenta un percorso didattico che integra il normale itinerario seguito dall’insegnante e rappresenta un momento di particolare significato metodologico. C’è una forte preoccupazione di coinvolgimento della classe, e questo avviene in due modi.

Da un lato le immagini stimolano domande e favoriscono la partecipazione degli alunni; dall’altro la bellezza delle opere d’arte che sono utilizzate favorisce un impatto non solo cognitivo, ma emozionale.

Un secondo aspetto merita di essere segnalato, e riguarda la dimensione multidisciplinare dell’esperienza proposta. L’insegnamento di religione cattolica trova nell’arte, sia figurativa che architettonica, una feconda modalità di integrazione.

Un terzo elemento importante, emerso nel dibattito, è relativo all’opportunità di una alfabetizzazione di base. Oggi gli alunni denotano, infatti, una carenza di conoscenze particolarmente grave e si tratta di riproporre, anche attraverso la forma efficace delle immagini, gli elementi fondamentali di conoscenza che sono andati perduti.

Sul piano più strettamente metodologico è stato osservato come l’impostazione del lavoro sia prevalentemente espositiva e si è discusso sulla possibilità di inserire elementi di problematizzazione e di attualizzazione dei temi proposti.