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Il teatro e la scuola sono indubbiamente i luoghi - non solo in senso geografico – in cui, maggiormente, per ruolo e per tradizione, si fa formazione, in cui la personalità dell’alunno si sviluppa utilizzando tutte le sue capacità emozionali, percettive, psicointellettive, realizzando la sua individualità nella comunicazione con l’ altro. L’educazione teatrale – o, meglio, l’animazione drammatica- promossa nella scuola dell’obbligo, certamente non è finalizzata al piacere dello spettatore, ma allo sviluppo della creatività,dell’innovazione, dello spirito critico del bambino/ragazzo, facendo perno soprattutto sulla spontaneità e sull’ improvvisazione. Un percorso di questo genere si amplifica in maniera efficace, organica, ottimale, se alla base si effettua un adeguato lavoro di interpretazione testuale, mediante il quale l’alunno, pur partendo dai propri “pregiudizi”iniziali, di fronte al testo – per dirla con Ricoeur - “fa esperienza di sé appropriandosi di un’esperienza del senso del mondo”: un iter interpretativo che miri non all’evasione o alla divagazione dell’allievo ma alla ”rifigurazione del suo mondo reale, una volta ristrutturato il proprio “spazio di esperienza”. Questo numero riporta alcune testimonianze riguardanti il teatro della scuola, a cura dei ricercatori dell’Irre Lombardia ed Emilia Romagna e sottolinea che anche nelle scuole della nostra Provincia vengono offerti agli insegnanti strumenti per lavorare in classe e un inquadramento teorico per capire il valore formativo del teatro. L’Assessore Il Sovrintendente Scolastico Dott. Christian Tommasini Prof.ssa Bruna Visintin Rauzi
(Autore: PZ) |