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- Scuole Clandestine in Bassa Atesina 1923-1939


Ancora molti segreti abitano la storia delle Katakombenschulen, gli ambienti dove i bambini e le bambine arrivava-no col cuore in gola e diligentemente si sedevano sulle panche per salvare la loro “lingua madre”, per ascoltare le parole clandestine delle maestre, scrutando con l’orecchio teso ogni fruscio del cortile, ogni rumore sulla strada, ogni scricchiolio sulle scale di legno del maso. Fuori c’erano “i lupi” in agguato, i “ladri di parole”. Era bello, invece, fare scuola all’aperto, con la bella stagione, avvolti dai profumi dei prati e dei boschi: sembrava quasi di poter giocare con le parole. Ma era difficile mantenere la calma quando al mattino interrogati alla lavagna dal maestro italiano, la “lingua madre” diventava una minaccia: ogni lettera dell’alfabeto doveva stare al suo posto, non si potevano confondere, mescolare le due lingue, le due calligrafie; le due sonorità non potevano mai sovrapporsi. E poi c’erano le punizioni, le multe, le botte, la galera, il confino …






- Abbracciare un albero


Abbracciare un albero è un originale connubio tra narrazione, storia naturale, botanica, arte, religione e tradizioni: i testi di Brunamaria Dal Lago Veneri e gli acquarelli di Mara Rauzi ci prendono per mano e ci accompagnano in fantasmagoriche avventure nel mondo dell”immaginario. Insieme ci muoviamo nel ricco patrimonio della cultura umana, in un “bosco di simboli”, fatto di storie, leggende, immagini, uomini, donne, piante, animali. Così gli alberi diventano scrigni fatati: la loro vita è impasto di terra e cielo, segnano il tempo delle stagioni e dell’umanità, sono la memoria del tempo. Abbracciare un albero è come proiettarsi verso il cielo, con i piedi ben piantati nella terra, il corpo aggrappato ad un sostegno sicuro e l’immaginazione spinta verso il futuro. L’incontro con la tradizione celtica permette di curiosare tra i segreti della stratificazione culturale del patrimonio naturale: alberi e arbusti sono parole, sono esseri viventi, sono immagini, sono storie.






- Mainardo II e il suo tempo


Oggi “fare storia a scuola” è divenuto un compito sempre piú complesso da un lato i contributi che provengono dalle ricerche storiografiche sollecitano gli insegnanti ad una maggiore e costante attenzione metodologica e all’aggiornamento sui contenuti; dall’altro la complessità della realtà spinge i docenti a confrontarsi con la storia locale, nella tra micro e macrostoria. La scuola ha dunque bisogno di momenti di approfondimento, di strumenti su cui costruire un sapere esperto e duttile, da coniugare con buone pratiche didattiche. Nasce allora STORIA E strumenti, una collana di testi a supporto della formazione dei docenti.









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