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La vita quotidiana a Bolzano nel Trecento
Cap. 5

Abitare sotto i Portici di Bolzano nel Trecento

Giuseppe Albertoni

Bolzano, chiesa di S.Giovanni in Villa. Nascita di S. Giovanni, particolare.
Se potessimo fare un viaggio nel passato ed entrare nella casa di un mercante nei Portici bolzanini del Trecento rimarremmo sicuramente sorpresi: l’abitazione di una famiglia agiata di seicento anni fa era priva di quasi tutti i requisiti che oggi consideriamo necessari e indispensabili. Ma prima di entrare diamo uno sguardo all’esterno. Purtroppo non abbiamo alcuna immagine o descrizione coeva dei Portici del XIV secolo: sicuramente essi erano assai diversi da come sono oggi. Edificati a partire dalla seconda metà del XII secolo su iniziativa del vescovo di Trento (F scheda Bolzano nel Trecento), essi avevano un carattere omogeneo. Le case erano costruite secondo un particolare modello, definito oggi dagli architetti “lotto gotico profondo“, che prevedeva facciate dall’ampiezza limitata e costante (tra i 5 e i 10 metri), mentre la lunghezza delle case poteva variare a seconda delle necessità. Spesso sul retro c’era un orto, mentre i pozzi per attingere l’acqua dovevano essere divisi tra più famiglie. La maggior parte delle case era costruita solo parzialmente in muratura e, soprattutto nei piani alti, era in legno. Per questo uno delle maggiori paure della popolazione era quella degli incendi, che più volte tra Trecento e Quattrocento devastarono la città. Gli abitanti delle case dei Portici erano per lo più mercanti o artigiani e nelle loro abitazioni la bottega e le stanze in cui vivevano con la famiglia erano strettamente collegate. Infatti, una volta entrati nella casa del nostro mercante - che da ora in poi chiameremo Peter, prendendo il nome di un uomo che veramente abitò in una casa dei portici a metà Trecento - ci troveremo immediatamente nella sua bottega dove c’erano le sue merci e lavoravano i suoi aiutanti. Di mattina, verso le sei, dopo essersi alzato Peter, come i suoi vicini, esponeva parte della merce sotto il soppalco esterno. Con l’esclusione della pausa di mezzogiorno il lavoro procedeva sino all’imbrunire e in genere terminava verso le sei di sera, ora della cena (F scheda Una giornata in una città medievale). Mentre Peter lavorava in bottega, sua moglie, che chiameremo Caterina, aiutata da alcune serve, svolgeva i lavori domestici e seguiva l’educazione dei bambini più piccoli, mentre quelli più grandi lavoravano con il padre. Non sappiamo dove fosse la cucina in casa di Peter, ma probabilmente come spesso accadeva al tempo era al pian terreno, attigua alla bottega. In tal modo l’attività domestica di Caterina si intrecciava con quella del marito. Collegate tra di loro con una scala in legno, al primo piano, proprio sopra la bottega, c’era la camera da pranzo (Stupa), mentre al secondo piano si trovava la camera da letto (cubiculum) dove Peter e Caterina dormivano con i figli. Siccome i nostri mercanti erano abbastanza abbienti, dormivano da soli in un letto attorniato da una tenda che scorreva lungo il “baldacchino“ (lectus cum cortina) e che, oltre a garantire un minimo di intimità teneva lontano gli spifferi freddi. Infatti, come quasi tutte le case dei Portici del Trecento, la casa di Peter e Caterina non aveva alle finestre dei vetri, troppo fragili e costosi, ma solo delle imposte in legno e delle tende. D’altronde le case in questo periodo erano poco riscaldate: il focolare in genere era solo in cucina e, per le famiglie abbienti, nella Stupa. In camera da letto invece si faceva fronte al freddo con coperte (coltra) e pellicce.

Il letto nelle case medioevali era in genere molto grande, con una massiccia base in legno. Il materasso era sostituito da un morbido pagliericcio e raramente mancavano grandi cuscini di piume (plufinar). Vicino al letto quasi sempre c’era una grande cassapanca in legno, dove i vestiti erano conservati arrotolati assieme alla biancheria, ad alcuni oggetti importanti, ai soldi, alle pergamene di famiglia e agli atti giuridici e notarili che attestavano proprietà o volontà particolari. La camera da letto, come le altre stanze, era illuminata da candele o, raramente, dal fuoco del camino, ma era sempre molto buia. Anche case confortevoli come quelle di Peter e Caterina erano prive di bagno. Nelle case medievali non c’era l’acqua corrente, quindi preparare un bel bagno caldo diventava un’impresa ardua e costosa.

I più preferivano andare ai bagni pubblici (stupa balnei) che a Bolzano erano nella parte alta dei Portici, ante portam. Mancando l’acqua corrente, nelle case medievali non c’erano servizi igienici come quelli odierni: quasi sempre sul retro delle abitazioni venivano costruite delle loggette pensili con un sedile aperto sul vuoto. Gli escrementi o cadevano in un fossato oppure in un canale ripulito periodicamente con la cenere; altrimenti si usavano tinozze che poi, in ogni caso, venivano svuotate nel retro dell’abitazione. Infatti, mentre al loro interno le case erano relativamente pulite, le vie poste tra una casa e l’altra erano sporche e maleodoranti: anche la spazzatura era gettate in strada, nella speranza che il primo acquazzone la portasse via. Inoltre, l’igiene nelle abitazioni era messa in pericolo dalla presenza di animali domestici e topi; non dobbiamo dimenticare, poi, che spesso al pian terreno, anche nel centro cittadino, c’erano stalle con cavalli, buoi, maiali, pecore e capre.
Prima di lasciar la casa di Peter e Caterina dobbiamo scendere in cantina: qui anche loro, come tutti i bolzanini, conservavano il loro vino, di cui erano orgogliosi (? scheda Il vino e la vite). Ma le cantine erano usate anche per prendere una boccata di fresco in estate e, addirittura, per stipulare atti notarili: probabilmente erano uno dei pochi luoghi tranquilli della casa.

Per saperne di più:

- Bassetti, Silvano: Dalla città fortificata alla città murata attraverso l`iterazione della casa mercantile su lotto gotico profondo, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 203-228.

- Loose, Rainer: Wohnen und Wirtschaften in der Laubengasse. Versuch einer Sozialtopographie der Altstadt Bozen um 1350, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 105-126.

- Nössing, Josef: Bozen in der ersten Hälfte des 13. Jahrhunderts, in Bozen. Von den Anfängen bis zur Schleifung der Stadtmauern – Bolzano. Dalle origini alla distruzione delle mura, Bolzano, 1991, pp. 327-335.

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