Se potessimo fare un viaggio nel
passato ed entrare nella casa di un mercante nei Portici bolzanini del Trecento
rimarremmo sicuramente sorpresi: l’abitazione di una famiglia agiata di
seicento anni fa era priva di quasi tutti i requisiti che oggi consideriamo
necessari e indispensabili. Ma prima di entrare diamo uno sguardo all’esterno.
Purtroppo non abbiamo alcuna immagine o descrizione coeva dei Portici del XIV
secolo: sicuramente essi erano assai diversi da come sono oggi. Edificati a
partire dalla seconda metà del XII secolo su iniziativa del vescovo di Trento (
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Bolzano nel
Trecento), essi avevano un carattere omogeneo. Le case erano costruite
secondo un particolare modello, definito oggi dagli architetti “lotto gotico
profondo“, che prevedeva facciate dall’ampiezza limitata e costante (tra i 5 e
i 10 metri), mentre la lunghezza delle case poteva variare a seconda delle
necessità. Spesso sul retro c’era un orto, mentre i pozzi per attingere l’acqua
dovevano essere divisi tra più famiglie. La maggior parte delle case era
costruita solo parzialmente in muratura e, soprattutto nei piani alti, era in
legno. Per questo uno delle maggiori paure della popolazione era quella degli
incendi, che più volte tra Trecento e Quattrocento devastarono la città. Gli
abitanti delle case dei Portici erano per lo più mercanti o artigiani e nelle
loro abitazioni la bottega e le stanze in cui vivevano con la famiglia erano
strettamente collegate. Infatti, una volta entrati nella casa del nostro
mercante - che da ora in poi chiameremo Peter, prendendo il nome di un uomo che
veramente abitò in una casa dei portici a metà Trecento - ci troveremo
immediatamente nella sua bottega dove c’erano le sue merci e lavoravano i suoi
aiutanti. Di mattina, verso le sei, dopo essersi alzato Peter, come i suoi
vicini, esponeva parte della merce sotto il soppalco esterno. Con l’esclusione
della pausa di mezzogiorno il lavoro procedeva sino all’imbrunire e in genere
terminava verso le sei di sera, ora della cena (
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Una giornata in una città medievale). Mentre Peter lavorava in
bottega, sua moglie, che chiameremo Caterina, aiutata da alcune serve, svolgeva
i lavori domestici e seguiva l’educazione dei bambini più piccoli, mentre
quelli più grandi lavoravano con il padre. Non sappiamo dove fosse la cucina in
casa di Peter, ma probabilmente come spesso accadeva al tempo era al pian
terreno, attigua alla bottega. In tal modo l’attività domestica di Caterina si
intrecciava con quella del marito. Collegate tra di loro con una scala in
legno, al primo piano, proprio sopra la bottega, c’era la camera da pranzo (
Stupa),
mentre al secondo piano si trovava la camera da letto (
cubiculum) dove
Peter e Caterina dormivano con i figli. Siccome i nostri mercanti erano
abbastanza abbienti, dormivano da soli in un letto attorniato da una tenda che
scorreva lungo il “baldacchino“ (
lectus cum cortina) e che, oltre a
garantire un minimo di intimità teneva lontano gli spifferi freddi. Infatti,
come quasi tutte le case dei Portici del Trecento, la casa di Peter e Caterina
non aveva alle finestre dei vetri, troppo fragili e costosi, ma solo delle
imposte in legno e delle tende. D’altronde le case in questo periodo erano poco
riscaldate: il focolare in genere era solo in cucina e, per le famiglie
abbienti, nella
Stupa. In camera da letto invece si faceva fronte al
freddo con coperte (
coltra) e pellicce.
Il letto nelle case medioevali
era in genere molto grande, con una massiccia base in legno. Il materasso era
sostituito da un morbido pagliericcio e raramente mancavano grandi cuscini di
piume (
plufinar). Vicino al letto quasi sempre c’era una grande
cassapanca in legno, dove i vestiti erano conservati arrotolati assieme alla biancheria,
ad alcuni oggetti importanti, ai soldi, alle pergamene di famiglia e agli atti
giuridici e notarili che attestavano proprietà o volontà particolari. La camera
da letto, come le altre stanze, era illuminata da candele o, raramente, dal
fuoco del camino, ma era sempre molto buia. Anche case confortevoli come quelle
di Peter e Caterina erano prive di bagno. Nelle case medievali non c’era
l’acqua corrente, quindi preparare un bel bagno caldo diventava un’impresa
ardua e costosa.
I più preferivano andare ai bagni pubblici (
stupa balnei)
che a Bolzano erano nella parte alta dei Portici,
ante portam. Mancando
l’acqua corrente, nelle case medievali non c’erano servizi igienici come quelli
odierni: quasi sempre sul retro delle abitazioni venivano costruite delle
loggette pensili con un sedile aperto sul vuoto. Gli escrementi o cadevano in
un fossato oppure in un canale ripulito periodicamente con la cenere;
altrimenti si usavano tinozze che poi, in ogni caso, venivano svuotate nel
retro dell’abitazione. Infatti, mentre al loro interno le case erano
relativamente pulite, le vie poste tra una casa e l’altra erano sporche e
maleodoranti: anche la spazzatura era gettate in strada, nella speranza che il
primo acquazzone la portasse via. Inoltre, l’igiene nelle abitazioni era messa
in pericolo dalla presenza di animali domestici e topi; non dobbiamo
dimenticare, poi, che spesso al pian terreno, anche nel centro cittadino,
c’erano stalle con cavalli, buoi, maiali, pecore e capre.
Prima di lasciar la casa di Peter e Caterina dobbiamo scendere in cantina: qui
anche loro, come tutti i bolzanini, conservavano il loro vino, di cui erano
orgogliosi (
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Il vino e la vite). Ma le cantine erano usate anche per prendere
una boccata di fresco in estate e, addirittura, per stipulare atti notarili:
probabilmente erano uno dei pochi luoghi tranquilli della casa.
Per saperne di più:
- Bassetti, Silvano: Dalla città fortificata alla città murata attraverso l`iterazione
della casa mercantile su lotto gotico profondo, in Bolzano fra i Tirolo e gli
Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999,
pp. 203-228.
- Loose, Rainer: Wohnen und Wirtschaften in der
Laubengasse. Versuch einer Sozialtopographie der Altstadt Bozen um 1350,
in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu
den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 105-126.
- Nössing, Josef: Bozen in der ersten
Hälfte des 13. Jahrhunderts, in Bozen. Von den Anfängen bis zur Schleifung der
Stadtmauern – Bolzano. Dalle origini alla distruzione delle mura,
Bolzano, 1991, pp. 327-335.