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La vita quotidiana a Bolzano nel Trecento
Cap. 4

Lavorare a Bolzano nel Trecento

Giuseppe Albertoni

La bottega del macellaio, in A. e C. Frugoni: Storia di un giorno in una città medioevale, Roma-Bari 1998.
Fino alla fine del Trecento raramente le autorità cittadine facevano predisporre delle liste degli abitanti delle città con l´indicazione dei loro mestieri. Ciò vale in particolar modo per Bolzano, una città che per tutto il medioevo non ha mai dato vita a vere e proprie forme di autogoverno comunale. Di conseguenza è estremamente difficile ricostruire con precisione i gruppi sociali presenti nella città e le attività lavorative a cui si dedicavano i cittadini. Per sapere quali erano i lavori che caratterizzavano la vita economica e sociale della città è necessario consultare gli atti notarili, dove spesso sono elencati testimoni di cui è riportato il mestiere. Siccome le fonti notarili del Trecento purtroppo non sono state pubblicate, è pressoché impossibile ricostruire con una certa ampiezza il ventaglio di mestieri dei “bolzanini“ dell´epoca. Possiamo ricostruire, invece, con una certa precisione i mestieri svolti a Bolzano nel Duecento, grazie alla preziosa edizione critica delle imbreviature notarili curata da Voltelini e Huter, corredata da un indice analitico estremamente preciso. Il quadro che ne esce può essere sicuramente ritenuto valido anche per il Trecento, benché si debba tener presente come i mestieri menzionati negli atti notarili siano quasi esclusivamente riferiti a persone di ceto medio alto, che potevano effettuare compravendite o fungere da testimoni. Tra coloro che appaiono nelle imbreviature notarili, i più numerosi sono gli artigiani. Ciò naturalmente non sorprende, poiché anche in città commerciali come Bolzano, la produzione artigianale era indispensabile per fornire i cittadini di vestiario, attrezzi, suppellettili, armi e, perché no, gioielli: più che per i mercati settimanali o annuali, infatti gli artigiani producevano oggetti che vendevano quotidianamente nelle loro botteghe. Essi erano, quindi, allo stesso tempo commercianti e artigiani. Nelle nostre fonti appaiono calzolai, conciapelli, sarti, borsai, guantai, tintori, tessitori, a conferma dell´importanza del settore tessile e della lavorazione delle pelli. Importanti, tuttavia, erano anche coloro che lavoravano i metalli, come gli orefici, i fabbri, i pentolai, i coltellinai o gli spadai; c´erano inoltre artigiani che si dedicavano ad attività oggi scomparse come i bottai o i preparatori di pergamene.

Si diceva prima che Bolzano era una città commerciale e infatti sotto i portici o nelle strade adiacenti oltre a mercanti si potevano incontrare cambiavalute, coniatori, gabellieri e prestatori di denaro. Molto importanti, poi, erano i macellai poiché sino circa a metà Trecento l´alimentazione a base di carne era assai diffusa anche a livelli sociali medio-bassi: ad esempio a Torino, che agli inizi del XIV secolo aveva all´incirca lo stesso numero di abitanti di Bolzano (3.000 ca) c´erano ben quindici botteghe di macellaio (? scheda L´alimentazione della gente comune: la carne e il formaggio). Per Bolzano non è possibile stabilire con precisione il numero dei macellai, anche se sappiamo che la principale bottega in cui si vendeva la carne (Fleischbank) si trovava nell´attuale piazza Municipio.

A Bolzano non operavano solo mercanti e artigiani; vi era chi si occupava dell´amministrazione e della giustizia (avvocati, giudici, notai) o della gestione dei beni fondiari episcopali; non pochi, poi, erano coloro che gestivano osterie e locande o si dedicavano alla “cura del corpo“, come i barbieri, i gestori di bagni pubblici o i medici. Altri invece svolgevano mansioni oggi dimenticate, come gli scavafossi o i guardiani di muli, oppure mestieri allora assai poco diffusi, come i maestri di scuola. Non bisogna dimenticare, infine, coloro che si dedicavano a vino e farina, i due tasselli principali dell´alimentazione medievale, e cioè i cantinieri e i mugnai, e coloro che costruivano le case, muratori e carpentieri.

Per finire un breve cenno alle donne: abbiamo visto in altre schede come le principali attività femminili fossero legate alla famiglia e alla casa (? scheda Essere donna nel Trecento). Non erano rare, tuttavia, le donne che lavoravano al di fuori della famiglia.

Nelle imbreviature sono menzionate più volte ostesse e mugnaie, donne, cioè, che svolgevano, probabilmente accanto ai loro

mariti, mestieri remunerativi. Esse erano in ogni caso l´eccezione: tutte le altre attività femminili, non essendo redditizie non attirarono mai l´attenzione dei nostri notai.

Per saperne di più:

- Nössing, Josef, Bozen in der ersten Hälfte des 13. Jahrhunderts, in Bozen. Von den Anfängen bis zur Schleifung der Stadtmauern – Bolzano. Dalle origini alla distruzione delle mura, Bolzano 1991, pp. 327-335.

- Loose, Rainer: Wohnen und Wirtschaften in der Laubengasse. Versuch einer Sozialtopographie der Altstadt Bozen um 1350, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 105-126.

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