Fino alla fine del Trecento raramente le autorità cittadine facevano
predisporre delle liste degli abitanti delle città con l´indicazione dei loro
mestieri. Ciò vale in particolar modo per Bolzano, una città che per tutto il
medioevo non ha mai dato vita a vere e proprie forme di autogoverno comunale.
Di conseguenza è estremamente difficile ricostruire con precisione i gruppi
sociali presenti nella città e le attività lavorative a cui si dedicavano i
cittadini. Per sapere quali erano i lavori che caratterizzavano la vita
economica e sociale della città è necessario consultare gli atti notarili, dove
spesso sono elencati testimoni di cui è riportato il mestiere. Siccome le fonti
notarili del Trecento purtroppo non sono state pubblicate, è pressoché
impossibile ricostruire con una certa ampiezza il ventaglio di mestieri dei
“bolzanini“ dell´epoca. Possiamo ricostruire, invece, con una certa precisione
i mestieri svolti a Bolzano nel Duecento, grazie alla preziosa edizione critica
delle imbreviature notarili curata da Voltelini e Huter, corredata da un indice
analitico estremamente preciso. Il quadro che ne esce può essere sicuramente
ritenuto valido anche per il Trecento, benché si debba tener presente come i
mestieri menzionati negli atti notarili siano quasi esclusivamente riferiti a
persone di ceto medio alto, che potevano effettuare compravendite o fungere da
testimoni. Tra coloro che appaiono nelle imbreviature notarili, i più numerosi
sono gli artigiani. Ciò naturalmente non sorprende, poiché anche in città
commerciali come Bolzano, la produzione artigianale era indispensabile per
fornire i cittadini di vestiario, attrezzi, suppellettili, armi e, perché no,
gioielli: più che per i mercati settimanali o annuali, infatti gli artigiani
producevano oggetti che vendevano quotidianamente nelle loro botteghe. Essi
erano, quindi, allo stesso tempo commercianti e artigiani. Nelle nostre fonti
appaiono calzolai, conciapelli, sarti, borsai, guantai, tintori, tessitori, a
conferma dell´importanza del settore tessile e della lavorazione delle pelli.
Importanti, tuttavia, erano anche coloro che lavoravano i metalli, come gli
orefici, i fabbri, i pentolai, i coltellinai o gli spadai; c´erano inoltre
artigiani che si dedicavano ad attività oggi scomparse come i bottai o i
preparatori di pergamene.
Si diceva prima che Bolzano era una città commerciale e infatti sotto i portici
o nelle strade adiacenti oltre a mercanti si potevano incontrare cambiavalute,
coniatori, gabellieri e prestatori di denaro. Molto importanti, poi, erano i
macellai poiché sino circa a metà Trecento l´alimentazione a base di carne era
assai diffusa anche a livelli sociali medio-bassi: ad esempio a Torino, che
agli inizi del XIV secolo aveva all´incirca lo stesso numero di abitanti di
Bolzano (3.000 ca) c´erano ben quindici botteghe di macellaio (?
scheda L´alimentazione della gente comune: la carne e il formaggio). Per
Bolzano non è possibile stabilire con precisione il numero dei macellai, anche
se sappiamo che la principale bottega in cui si vendeva la carne (Fleischbank)
si trovava nell´attuale piazza Municipio.
A Bolzano non operavano solo mercanti e artigiani; vi era chi si occupava
dell´amministrazione e della giustizia (avvocati, giudici, notai) o della
gestione dei beni fondiari episcopali; non pochi, poi, erano coloro che
gestivano osterie e locande o si dedicavano alla “cura del corpo“, come i
barbieri, i gestori di bagni pubblici o i medici. Altri invece svolgevano
mansioni oggi dimenticate, come gli scavafossi o i guardiani di muli, oppure
mestieri allora assai poco diffusi, come i maestri di scuola. Non bisogna
dimenticare, infine, coloro che si dedicavano a vino e farina, i due tasselli
principali dell´alimentazione medievale, e cioè i cantinieri e i mugnai, e
coloro che costruivano le case, muratori e carpentieri.
Per finire un breve cenno alle donne: abbiamo visto in altre schede come le
principali attività femminili fossero legate alla famiglia e alla casa (?
scheda Essere donna nel Trecento). Non erano rare, tuttavia, le donne
che lavoravano al di fuori della famiglia.
Nelle imbreviature sono menzionate più volte ostesse e
mugnaie, donne, cioè, che svolgevano, probabilmente accanto ai loro
mariti, mestieri remunerativi. Esse erano in ogni caso
l´eccezione: tutte le altre attività femminili, non essendo redditizie non
attirarono mai l´attenzione dei nostri notai.
Per saperne di
più:
- Nössing, Josef, Bozen in der
ersten Hälfte des 13. Jahrhunderts, in Bozen. Von den Anfängen bis zur
Schleifung der Stadtmauern – Bolzano. Dalle origini alla
distruzione delle mura, Bolzano 1991, pp. 327-335.
- Loose, Rainer: Wohnen und Wirtschaften in der
Laubengasse. Versuch einer Sozialtopographie der Altstadt Bozen um 1350,
in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis
zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 105-126.