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La vita quotidiana a Bolzano nel Trecento.
Cap. 3

Quali monete si usavano a Bolzano del Trecento?

Giuseppe Albertoni

Quattro coni meranesi (retro e verso), da H. Rizzoli: Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo, Bolzano 1999.
Un problema che incontravano sempre i mercanti medievale era quello del denaro: molte erano le città con diritto di conio e quindi proliferavano monete assai diverse. Il primo a cercare di dare un po’ d’ordine a questa babele monetaria fu Carlo Magno che, attorno al 794, promosse una riforma destinata a un successo secolare. Egli introdusse un sistema basato sulla lira (o libbra), ovvero su un’unità di misura corrispondente a 408 grammi d’argento. In realtà, però, la lira non fu mai coniata poiché era una moneta di conto, utilizzata per il calcolo di cifre ingenti, così come il soldo, suo sottomultiplo. Unica moneta reale diffusa nell’età di Carlo Magno era il denaro, una moneta argentea dal peso di 1,7 grammi. Il sistema monetario carolingio era pertanto basato su un sistema vigesimale e dodicesimale, assai più complesso del nostro, fondato sul seguente rapporto: 1 lira = 20 soldi = 240 denari. Questo sistema iniziò a entrare in crisi quando, a partire dal XII secolo, il nuovo sviluppo economico rese necessaria la presenza reale di monete dal valore maggiore rispetto al denaro. I primi a rendersi conto di ciò furono i Veneziani che a partire dal 1194 iniziarono a coniare una nuova moneta, il grosso o matapan (=2,19 gr d’argento), destinata a incontrare un grande successo. Essa fu copiata in molte regioni europee, tra cui il Tirolo dove a partire circa dalla metà del XIII secolo il conte Mainardo II iniziò a batter moneta usurpando un diritto che gli fu riconosciuto dal vescovo di Trento ufficialmente solo dal 1274. Ma già prima di questa data egli aveva istituito una zecca a Merano, dandola in appalto a esperti maestri monetieri, per lo più di origine toscana.

Oltre alla zecca, Mainardo istituì una rete di casanae - vere antesignane delle odierne banche che venivano date in appalto a banchieri stranieri, anche in questo caso quasi sempre italiani (si pensi ad esempio ai Frescobaldi). Presso le casanae, che nell’età di Mainardo erano sei e si trovavano a Bolzano (Castello Wendelstein, oggi convento dei Capuccini), Merano, Trento, Innsbruck, Ora e Tell, i commercianti potevano cambiare le loro valute. Nei mercati di Bolzano, in particolari in quelli settimanali, assieme alle monete coniate ad Augusta e Verona erano diffuse, naturalmente, le monete coniate a Merano, assai apprezzate anche al di fuori del Tirolo per la stabilità del loro valore o, se vogliamo usare un termine tecnico, del loro “titolo“ , ovvero della quantità pura di metallo prezioso. Il sistema monetario tirolese nel Trecento era basato sul cosiddetto Kreuzer (o tirolino), il nuovo grosso del Tirolo fatto coniare da Mainardo II a partire dal 1274, in sostituzione dell’Adlergroschen, o grosso aquilino. Si trattava di una moneta dal valore di venti Berner, ovvero di 20 piccoli veronesi, che su un verso aveva l’aquila tirolese e sull’altro una doppia croce (1 Kreuzer = 20 Berner).
Come moneta spicciola, che richiedeva una tecnica di conio assai raffinata, veniva usata per lo più quella di altre città, anche se di recente è stato rinvenuto un piccolo meranese dell’età di Mainardo, ritenuto però dai numismatici una moneta di prova. Per facilitare gli scambi di piccolo conto, Enrico di Tirolo introdusse agli inizi del Trecento il quattrino meranese (Vierer). Quando dopo la morte di Enrico tutta la regione tra Inn e Adige visse una profonda crisi politica, anche il livello del conio della moneta peggiorò, tanto che Rodolfo d’Asburgo, divenuto conte di Tirolo nel 1363, sentì il bisogno di rinnovare la produzione monetaria con un conio nuovo. Ma ormai l’età d’oro delle monete meranesi era già finita.

Per saperne di più:

- North, Michael: La storia del denaro. Una storia dell’economia e della società europea di oltre mille anni, Casale Monferrato 1998.

- Rizzolli, Helmut: Münzgeschichte des alttirolischen Raumes im Mittelalter und Corpus Nummorum Tirolensium Mediaevalium, 1. Vol., Bolzano 1991.

- Id.: Bozens Bedeutung für das Tiroler Münz- und Bankwesen vor dem Jahre 1363, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 229-240.

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