Nel corso del Trecento Bolzano divenne il principale centro economico del
Tirolo. Posta allincrocio tra la via che portava al Brennero e la
Via
Claudia Augusta, che collegava lItalia settentrionale ad Augsburg
(Augusta, in Germania) tramite la Val Venosta, Bolzano, dopo la morte di
Mainardo II (1295), si avvantaggiò della progressiva crisi di Merano e Gries.
Infatti questi due importanti centri urbani iniziarono gradualmente ad essere
emarginati dai principali traffici commerciali a partire da quando, nel 1314,
il conte di Tirolo Enrico concesse a Heinrich Chuenter (Kunter) e a sua moglie
Katrein i diritti di gestione del tratto della via della Val dIsarco posto tra
Bolzano e limboccatura della Val Gardena, che da allora prese il nome di
Via
Chuntronis. Si trattava di un tratto assai franoso, che necessitava di
continua manutenzione e che precedentemente era pressoché costantemente chiuso.
Sino allinizio del Trecento, infatti, i viaggiatori che volevano valicare le
Alpi presso il Passo del Brennero erano costretti - se prendiamo Bolzano come
punto di partenza - a inerpicarsi sul Renon e a scendere a valle solo presso
lodierna Chiusa.
Heinrich Chuenter, sua moglie e successivamente i loro eredi si impegnarono a
fondo per garantire la viabilità della bassa Val dIsarco, anche perché essi
avevano ottenuto “in gestione“ la dogana allingresso di Bolzano e due taverne,
tutte attività assai remunerative. Grazie a questa nuova, facilitata via
daccesso furono sempre più i mercanti che, nei loro viaggi dallItalia alla
Germania e viceversa, scelsero la via del Brennero. I vantaggi per Bolzano
furono notevoli. Nella città della Talvera infatti ottennero nuova linfa i mercatus
annuales Bauzani, i mercati annuali, che tradizionalmente sono definiti con
il termine “fiera“, un termine che, in realtà, si affermò solo a partire
dalletà moderna. Allinizio del Trecento questi mercati annuali erano due e si
tenevano in primavera a “Mezzaquaresima“, ovvero il primo giorno feriale dopo
la quarta domenica di quaresima, e verso la fine dellestate attorno al giorno
di SantEgidio o San Genesio. In seguito (1347) fu trasferito a Bolzano anche
il mercato che tradizionalmente si teneva a Gries a partire dal giorno di
SantAndrea (30 novembre).
Questi mercati facevano confluire a Bolzano soprattutto mercanti tedeschi e
italiani: in genere i primi vendevano tessuti in lana grezzi, i cosiddetti grisi,
o tele prodotte in Baviera e in Svevia; i secondi invece vendevano tessuti più
pregiati, come la seta, e alimenti “mediterranei“ come il vino e lolio. A
eccezione del commercio del vino, scarsa, durante i mercati annuali che
duravano circa una settimana e che si svolgevano lungo i portici e nelle piazze
vicine, era la presenza dei mercanti bolzanini, assai attivi invece nel mercato
settimanale del sabato, frequentato soprattutto da coloro che abitavano in
città e nelle vallate vicine. Invece erano soprattutto gli stranieri ad avere
in mano le redini dei commerci internazionali. Di conseguenza, i bolzanini che
maggiormente traevano vantaggi dai mercati annuali erano coloro che gestivano
locande e osterie, non a caso assai numerosi nelle fonti del tempo. Non pochi,
tuttavia, erano i mercanti stranieri che acquistavano una casa a Bolzano e si
inserivano assai bene nella vita cittadina.
Per saperne di più:
- Haidacher, Christoph: Die wirtschaftliche Rolle der Stadt
Bozen und ihre finanzielle Bedeutung für das Tiroler Landesfürstentum, in Bolzano
fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den
Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 41-56.
- Heiss, Hans: La via del
Brennero e le fiere di Bolzano, in Fare storia a scuola, a cura di
M. Cossetto, vol. 2, Bolzano 1999, pp. 123-135.