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La vita quotidiana a Bolzano nel Trecento.
Cap. 1

Bolzano nel Trecento

Giuseppe Albertoni


1. Le origini

Quando fu fondata Bolzano? Che aspetto aveva nel medioevo? Purtroppo a queste semplici domande gli storici non sono ancora riusciti a dare una risposta definitiva a causa della frammentarietà delle fonti. Di sicuro sin dal I secolo dopo Cristo alla confluenza tra Adige, Isarco e Talvera fu fondato un primo insediamento (Pons Drusi), di carattere prevalentemente militare, che non diede vita, però, a una realtà urbana in senso proprio. In età altomedievale è confermata l’esistenza di una località chiamata Bauzanum, toponimo che in questo periodo più che un centro urbano indicava probabilmente un insieme di villaggi posti all’incrocio tra le importanti arterie stradali che portavano al di là delle Alpi. Dal VI all’VIII secolo la piana di Bolzano fu contesa tra Baiuvari, Franchi e Longobardi. In età carolingia anche il territorio della nostra regione fu diviso in “comitati“, ovvero in circoscrizioni pubbliche amministrate da un funzionario regio, il conte (comes). In quest’epoca verosimilmente fu istituito il comitato di Bolzano i cui diritti nel 1027 furono assegnati dall’imperatore Corrado II al vescovo di Trento, il quale assumeva così anche i poteri pubblici su un territorio che faceva già parte della sua diocesi. I vescovi di Trento, finito il drammatico periodo durante il quale nella “lotta per le investiture“ si erano schierati a fianco dell’imperatore (XI sec.), iniziarono a dare un nuovo impulso allo sviluppo urbano dell’area tra Isarco e Talvera. Secondo recenti studi dello storico e archivista Hannes Obermair probabilmente attorno al 1180 essi favorirono la costruzione di un nuovo borgo compatto a carattere prevalentemente commerciale, spostando nell’attuale via Portici il mercato che precedentemente gravitava attorno alla Parrocchiale di Santa Maria (Duomo). È questo il periodo in cui Bolzano assunse un nuovo assetto urbanistico, ricondotto da alcuni storici come Franz-Heinz Hye al modello dello Straßenmarkt: centro del nucleo urbano, infatti, non era una piazza, come comunemente si può rilevare in molte città coeve, ma una strada delimitata da un gruppo compatto di case alte e strette, per lo più in legno, che al tempo stesso ospitavano al primo piano botteghe commerciali e artigianali, protette da un porticato, e ai piani superiori dei vani per abitazioni (? scheda Abitare sotto i Portici a Bolzano nel Trecento). Bolzano, dunque, nel XII secolo venne rifondata attorno alla via dei Portici (unter der Gewoelben) e aveva un perimetro assai ristretto, compreso grossomodo all’interno dell’area delimitata oggi da Piazza delle Erbe, via Argentieri, Piazza del Grano, vicolo Gumer, Piazza del Municipio, il primo tratto di via Bottai e parte di via Streiter. A protezione del nuovo borgo fu costruito un fossato (Graben; fossatum), probabilmente profondo circa due metri e mezzo e largo quattro metri, e delle mura che molto hanno fatto discutere storici e archeologi. Le fonti di cui disponiamo, infatti, nei pochi casi in cui menzionano le mura parlano di murus fossati, muro del fossato; d’altro canto di queste mura non è rimasta quasi traccia, perché furono abbattute da Mainardo II nel 1277 e probabilmente i loro resti furono utilizzati per riempire il fossato attorno al quale tra XIII e XIV secolo la città ebbe una nuova espansione. Oggi, in seguito anche a recenti ricerche archeologiche, si ritiene che Bolzano in origine fosse attorniata da delle mura relativamente modeste, costruite a ridosso del fossato, e con due porte, una presso l’attuale Piazza Municipio (Niedertor) e l’altra presso Piazza del Grano (Obertor). A ridosso delle mura, nella parte interna, alcune importanti famiglie, come ad esempio i Greifenstein, costruirono delle torri imponenti. Bolzano acquisiva così molti dei caratteri che ancor oggi contraddistinguono il suo centro storico.

2. Bolzano nel Trecento.

A partire dalla fine del XII secolo Bolzano si sviluppa pertanto attorno a due nuclei fondamentali, i Portici e il Palazzo del vescovo di Trento che si trovava nell’attuale Piazza del Grano dove c’era l’unica chiesa posta all’interno del fossato, Sant’Andrea.

La Chiesa parrocchiale di Santa Maria, attorniata dal cimitero, era al di fuori delle mura, come anche l’Ospedale di Santo Spirito, fondato nel 1271, che sorgeva dove oggi c’è il palazzo delle Poste (? scheda Ammalarsi a Bolzano nel Trecento.)

Parrocchiale e Ospedale erano centri importanti della vita pubblica - non a caso davanti alla chiesa, nel luogo chiamato Alber spesso si riuniva il „tribunale“ - ma non facevano parte del borgo vero e proprio. La prima perché era un punto di riferimento per l’intera piana di Bolzano, il secondo perché come centro assistenziale doveva essere facilmente accessibile a viandanti, pellegrini e mendicanti .
L’abbattimento delle mura effettuato dal conte di Tirolo Mainardo II aveva come scopo l’assoggettamento della città, che infatti per circa un trentennio fu sottratta al controllo diretto del vescovo di Trento. In questo periodo Bolzano visse una notevole espansione urbanistica che portò a un suo allargamento ben oltre i Portici, che rimanevano in ogni caso il suo cuore. Ma com’era Bolzano nel Trecento? Un recente studio dello storico Rainer Loose ci permette di dare una prima risposta a questo quesito, anche se bisogna fare una breve premessa. Le contese per il controllo della città tra il vescovo di Trento e il conte di Tirolo iniziate nel XIII secolo avevano portato come risultato a una triplice suddivisione amministrativo-giudiziaria di Bolzano. Infatti il nucleo originale della città (Stadtgericht) era sotto amministrazione vescovile, la zona ad ovest dell’odierna Piazza delle Erbe sino a Gries (Landgericht Gries) erano sotto l’amministrazione comitale tirolese, mentre la Wangergasse, corrispondente oggi a via Vintola, via Bottai e Via Grappoli era sotto la giurisdizione dei signori di Vanga (Wangergericht). Centro dei due “poteri“ maggiori - quello vescovile e quello comitale - erano il Palazzo vescovile di Piazza del Grano e Castel Wendelstein, che sorgeva là dove oggi ci sono i Cappuccini.
Chi fosse giunto a Bolzano a metà del Trecento - che allora non doveva avere più di 2.000 abitanti - sarebbe rimasto colpito innanzitutto dai danni causati dall’incendio perpetrato dai soldati di Carlo IV nel 1347, sceso in Tirolo per difendere i diritti del fratello Giovanni Enrico, ripudiato dalla contessa del Tirolo Margareta, e da quelli causati dal terremoto che nel 1348 devastò le Alpi orientali. In ogni caso, nonostante queste calamità, la città mantenne il suo volto, che da lontano colpiva soprattutto per le molte torri e i molti campanili. Infatti, nei posti strategici della città c’erano le torri di importanti ministeriali del vescovo di Trento e dei Tirolo, di cui oggi sono rimaste purtroppo pochissime tracce. Molte erano anche le chiese, come s’è detto, le quali, come spesso succedeva nel Medioevo, erano in costante costruzione. Un grande cantiere ci doveva esserci attorno alla Parrocchiale, che proprio in questi anni iniziò ad assumere l’aspetto che ancor oggi la caratterizza, ed anche i conventi dei Domenicani e dei Francescani erano costantemente sottoposti a lavori, non ultimi, quelli delle botteghe dei pittori che decoravano con affreschi le loro pareti.
Le case erano costruite attorno a un reticolo di vie e vicoli non sempre lastricati e spesso solcati da piccoli canali con acqua corrente (Ritsche) che poteva servire per gli usi più disparati; le vie principali, oltre ai Portici, erano il Vicolo del vescovo di Bressanone (die gazze des bischpfes von Brixen; = parte occidentale di Via Vintola) - che dal 1288 entrò a far parte dei beni dei Tirolo - , la Wangergasse = (via Vintola, via Bottai e Via Grappoli) e i due Vicoli del fossato, che cingevano l’area dei Portici. Al di fuori del burgus vetus (borgo antico) vi erano vicoli in cui lavoravano artigiani, come i fabbri e i panettieri, la cui attività era ritenuta pericolosa poiché facevano uso del fuoco, o dove erano sistemati i bagni pubblici. Questi vicoli si collegavano con le strade che portavano a Merano, in Val d’Isarco e a Trento. Le piazze erano tutte in posizioni decentrate: alla conclusione dei Portici alti c’era la Obere Platz (= Piazza delle Erbe), la piazza principale della città, dove, accanto a taverne e botteghe di commercanti, speziali, farmacisti, abitavano importanti famiglie borghesi, nobiliari e alcuni notai; questa Piazza nel Trecento divenne anche il fulcro della vita civile, poiché vi furono trasferite le attività giudiziarie che prima si svolgevano davanti al Duomo o al Palazzo vescovile; inoltre proprio qui, in una torre (la Torre di Morardo), fu istituito il primo municipio.

A sud-est della città c’era la Piazza del Grano, dove oltre al Palazzo vescovile e alla Pesa pubblica c’era anche il mercato dei maiali; la parte bassa dei Portici era chiusa dalla Platz vor dem Niedertor (=Piazza del Municipio) sede del mercato della carne (Fleischmarkt) e di molte botteghe artigianali. La città era attorniata da campi, vigneti, case rurali in modo tale che non vi era una netta distinzione tra città e campagna; d’altronde nelle stesse vie cittadine non era un’eccezione incontrare animali d’allevamento di tutti i tipi.
Prima di concludere questo breve quadro su Bolzano nel Trecento bisogna ricordare che la città non ebbe mai un’organizzazione di autogoverno comunale in senso proprio. Per tutto il XIV secolo il peso dei vescovi di Trento, dei signori di Tirolo fino al 1363 e degli Asburgo poi, era assai forte e quindi non poterono svilupparsi autonomie cittadine. Certo, la città aveva degli organismi composti da cittadini che si riunivano per alcune questioni particolari, ma solo a partire da metà del Trecento iniziò ad operare, sia pure con intermittenza, un consiglio cittadino (Stadtrat). D’altra parte, da un punto di vista sociale la città era fortemente disomogenea, poiché accanto a borghesi e mercanti vi era un numero considerevole di nobili e ministeriali strettamente legati ai signori di Tirolo o ai vescovi di Trento. Tra le famiglie più importanti che vivevano a Bolzano nel Trecento oltre ai Vanga possiamo ricordare i Vintler, che con una rapida ascesa sociale nel 1387 ottennero Castel Roncolo; i Genterer, che a cavallo tra Due e Trecento ottennero la gestione della dogana e i de’ Rossi-Botsch, esuli fiorentini che nel giro di un paio di generazioni, grazie a servizi prestati a favore dei conti di Tirolo e a un’accorta strategia matrimoniale divennero una delle più importanti famiglie della città e i maggiori committenti artistici dei cicli pittorici che decorano la chiesa di San Giovanni in Villa e la cappella di San Giovanni ai Domenicani.

Per saperne di più:

- Brandstätter, Klaus: Die bürgerliche Oberschicht in Bozen, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 127-172.

- Hye, Franz-Heinz:, Die Gründung von Bozen – gesehen im Rahmen der hochmittelalterlichen Stadtgründungen in Tirol (mit Repliken auf die neuesten Theorien), in Bolzano dalle origini alla distruzione delle mura – Bozen von den Anfängen bis zur Schleifung der Stadtmauern, Bolzano 1991, pp. 191-202.

- Loose, Rainer: Wohnen und Wirtschaften in der Laubengasse. Versuch einer Sozialtopographie der Altstadt Bozen um 1350, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 105-126.

- Lunz, Reimo: Die Bozner Stadbefestigung, in Bolzano fra i Tirolo e gli Asburgo – Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern, Bolzano 1999, pp. 241-256.

- Obermair, Hannes: Chiesa e nascita della città. La parrocchiale di Bolzano nell’alto medioevo (secc. XI-XIII), in “Studi Trentini di Scienze Storiche“, a. LXXV, sez. I, n. 2 (1996), pp. 143-170.

- Trentini, Carlo: Da Pons Drusi a Bolzano. Iconografia e icnografia della città, Bolzano 1996, pp. 35-46

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