La secessione tra Vienna e Bolzano. Materiali per le scuole, Bolzano 2001.

Cap.12

La Wiener Werkstätte: storia e curiosità

di Elena Farruggia


La fondazione

Sappiamo che la Wiener Werkstätte fu fondata nel 1903 da Joseph Hoffmann e Kolo Moser, professori della Kunstgewerbeschule di Vienna e da Friedrich Wärndorfer, commerciante di tessuti e banchiere , ma è interessante vedere come gli stessi artisti che la fondarono e i loro contemporanei ricordano quegli avvenimenti. Riporta Werner J. Schweiger:

“I fatti storici fin qui ricordati esigono che la storia della fondazione della WW sinora tramandata sia corretta, soprattutto per quanto riguarda il momento storico. Tuttavia - poiché questa storia è molto graziosa e per di più si svolge nell’istituzione tipicamente viennese del ”Kaffeehaus”, avvolta nella leggenda e a sua volta creatrice di leggende - ci sia concesso qui di raccontarla nella versione che Wolfgang Rochowanski ne dette nel 1950.

Rochowanski fu l’unico a datare l’accaduto al 1902: «In una delle più accese conversazioni al Café Heinrichshof, di fronte all’Opera - in cui i giovani artisti si riunivano intorno a Hoffmann e alle quali partecipava anche Otto Wagner - si trovò un giorno un ospite che rispondeva al nome di Fritz Wärndorfer. Era reduce da un viaggio in Inghilterra e si era incontrato là con Mackintosh e con il suo circolo. Sapeva molte cose su di lui ed era in grado di raccontare parecchio sul movimento di Morris. I suoi racconti eccitarono l’animo dei presenti; ancora una volta si criticarono le condizioni di Vienna e non si fu avari né di progetti né di desideri. Alla domanda, posta da Wärndorfer , di cosa davvero in fondo si sentiva l’esigenza, Kolo Moser diede una sintetica risposta: “Se avessimo in tasca 500 corone, sapremmo già come incominciare”. L’appello fu subito recepito da Wärndorfer, che estrasse il portafogli e depose sul tavolo la somma richiesta, che per quei tempi non era affatto esigua. I giovani artisti non avevano mai visto una somma del genere e il loro entusiasmo crebbe ancora e si diedero da fare ancor di più per cominciare a realizzare subito le loro idee. Quando si ritrovarono il giorno dopo erano già in grado di dare notizie su un bellissimo posto che avevano trovato nella zona di Wieden, che avevano già preso in affitto e che avevano arredato in stile Biedermeier; ma del denaro non era restato nulla. All’ennesimo ripresentarsi di questo dato di fatto Wärndorfer disse: ”Parlerò con mia madre”. E in effetti le parlò. Ciò che fu in grado di portar loro era adattissimo a riaccendere la fantasia: c’erano a disposizione 50.000 corone. Con tale disponibilità tutti i limiti terreni svanivano, e quella schiera di artisti si sentì come incantata. L’unico vincolo che Josef Hoffmann e con lui Kolo Moser - dovevano rispettare consisteva nell’impegno a dar vita a un ideale. Così nacque la WW...».

Nell’Autobiografia Hoffmann completa la presentazione della storia: «Fummo... immediatamente pronti a incominciare, cercammo subito nella zona di Wieden una piccola abitazione; in quei tempi ciò non presentava alcuna difficoltà, poiché ogni edificio aveva alla porta cartelli con l’indicazione degli appartamenti disponibili. Così occupammo immediatamente i locali che avevamo trovato. Si dovette anche pensare a procurarci alcuni tavoli, armadi e sedie. Poiché volevamo incominciare con i preparativi in quello stesso giorno, cercammo di procurarci esclusivamente mobili in stile Biedermeier: solo quelli potevano rispondere al nostro ideale artistico. Ci riuscì in un’ora, e sul far della sera sedevamo nel nostro studio appena aperto e riflettevamo su quali dovevano essere i primi passi da compiere.»

Con tre artigiani diplomati, l’argentiere Karl Kallert e i fabbri Konrad Koch e Konrad Schindel, la WW andò a occupare l’appartamento del IV distretto, al n. 6 di Heumülgasse. Nelle due stanze vennero attrezzati il laboratorio per l’argento e quello per il metallo, nello stanzino si insediò la direzione.

Ora, con il capitale messo a disposizione da Fritz Wärndorfer, «si poteva incominciare e organizzare nel modo più adatto gli spazi per i laboratori in cui elaborare i nostri progetti. Nella Neustiftgasse si trovava una grossa ala di fabbricato che potevamo avere subito a disposizione e che poteva, grazie alla sua ampiezza, contenere tutte le attrezzature che avevamo in progetto di collocarvi». (Joseph Hoffmann, Autobiografia )

Nell’ottobre del 1903 ci si trasferì nei nuovi locali di Neufstifgasse 32-34, e lì furono attrezzati i laboratori di oreficeria, di argenteria, di intaglio, di legatoria, di conceria, di falegnameria, di laccatura e un ufficio di costruzioni.

Hoffmann, il cui atelier di architettura fu a sua volta affiancato alla WW, incominciò insieme con Moser a cercare i collaboratori più adatti, come esperti in legatoria, nella lavorazione dell’oro e dell’argento, in falegnameria, in pittura, eccetera, All’inizio si dovette lavorare soprattutto per le esigenze interne. I laboratori e i locali di esposizione dovevano essere attrezzati. Dovevano essere compiuti tutti i tentativi possibili per portare a nuova vita le vecchie tecniche di artigianato artistico. Ma prima di tutto Hoffmann e Moser dovettero progettare ex novo gli oggetti d’uso quotidiano o quelli con funzione puramente ornamentale. Trovò così realizzazione il postulato di Hoffmann, secondo il quale «soltanto in un laboratorio proprio si conseguono le conoscenze fondamentali del trattamento dei più svariati materiali» (Josef Hoffmann, Autobiografia). In queste circostanze Kolo Moser fu per Josef Hoffmann non solo un eccezionale partner e un collaboratore, ma soprattutto un modello e una fonte di sempre nuova energia: « Destò spesso molta ammirazione il vedere come Moser, lui pittore, riuscisse a penetrare nei segreti dell’arte della costruzione e la prontezza con cui sapeva riconoscere inesattezze ed errori che derivavano da cattive abitudini». (Josef Hoffmann, Autobiografia ).

Così iniziò il lavoro comune. Esso si svolse nel silenzio per un anno, trascorso il quale la WW si presentò al pubblico”(2) Laboratori e condizioni di lavoro rispondevano al programma di ricostituire la smarrita unità di forma e di valore d’uso:

“Nell’arredamento dei laboratori venne attuato il principio secondo cui un posto di lavoro ben allestito rafforza la consapevolezza di sé e aumenta la gioia del lavoro stesso. La realizzazione di locali di lavoro ben organizzati e salubri era perfettamente in linea con il lavoro educativo della WW. Il fatto che i laboratori fossero dotati di sanitari, come WC e lavabi, era tanto sensazionale che ne diedero notizia persino le riviste d’arte.

«Quando si mette piede nella WW si avverte la piacevole sorpresa di vedere che tutti gli spazi di lavoro sono attrezzati nel modo più perfetto anche dal punto di vista estetico e che sono molto favorevoli allo spirito creativo. L’igiene è la base di una bellezza che colpisce al primo sguardo; la luce, la pulizia e l’aria buona soddisfano l’esigenza fondamentale. Le pareti e le parti in legno sono verniciate di bianco, le parti in metallo di blu e di rosso.., Potrebbe sembrare comprensibile che ad alcuni impiegati... l’atmosfera apparisse all’inizio così nuova da renderli un po’ diffidenti; certo nessuno di loro ha mai lavorato in condizioni così favorevoli ». (Joseph August Lux, 1904 )(3)

Ma non era solo l’arredamento dell’ambiente di lavoro ad accrescere la piacevolezza del lavoro stesso: anche il comportamento era regolato e per consuetudine nei locali della WW gli insulti erano vietati. I superiori mantenevano nei confronti de loro sottoposti un rapporto non tanto istituzionale, quanto e soprattutto personale Su queste basi tutto scorreva liscio e semplice, senza attriti». (Helga Malmberg)”.(4)

Numerosi periodici d’arte e le terze pagine dei quotidiani dedicarono grandi spazi alla nascita delle WW., ma il primo in assoluto fu il Deutsche Kunst und Dekoration che anche negli anni a venire apportò loro un notevole contributo pubblicitario e ne seguì fedelmente l’evoluzione artistica, dagli oggetti preziosi ai più vasti lavori.

Così sul Deutsche Kunst und Dekoration (5) “Joseph August Lux presentava la neonata impresa: « In silenzio si è costituito a Vienna un laboratorio di artigianato artistico di grande stile. In mezzo allo strepito delle fabbriche ferve il lavoro manuale dell’artigiano più tranquillo e più ricco d’anima. Certo non mancano neppure qui attrezzature meccaniche; anzi, la WW è dotata dì tutte le novità tecniche indispensabili per questa impresa. Ma qui la macchina non è dominatrice e tiranna dell’uomo: è piuttosto la sua volonterosa collaboratrice, e i prodotti rispecchiano non la sua fisionomia ma quella dello spirito dell’artista che li ha creati e dell’abilità delle sue mani abituate a creare oggetti d’arte. Meglio lavorare dieci giorni a un oggetto che produrre dieci oggetti al giorno: questa è la convinzione di fondo del laboratorio, alla quale convinzione ogni lavoratore dovrebbe essere educato per poter dare il meglio di sé. Ogni oggetto rappresenta il frutto più alto delle potenzialità tecniche e artistiche e il suo valore artistico può essere individuato proprio lì dove tanto raramente si trova e dove in verità dovrebbe essere cercato, cioè non esclusivamente nell’aspetto esterno puramente decorativo o nelle componenti formali ma soprattutto nella serietà e nella fluidità del lavoro spirituale e manuale. Di entrambe queste qualità ogni oggetto porta l’impronta. Esso non è contraddistinto solo dall’artista che ne ha elaborato il progetto ma anche da chi lo esegue, dall’artigiano, dal lavoratore che lo ha soltanto prodotto. Questa è un’altra peculiarità dell’intelligenza sociale e politica dei fondatori... Oggi la WW possiede un’élite di artigiani artistici che si sentono solidali con l’impresa e che sono animati dalla lodevole ambizione di dare, ciascuno a suo modo, il meglio di sé. La sala delle esposizioni, situata all’ingresso, ci offre un quadro generale. Domina il bianco nelle vetrine incassate nella parete si trovano numerosi oggetti d’arte di metallo prezioso, di legno, di cuoio, di vetro e di pietre preziose: gioielli e articoli di uso comune in forme molto concrete e trattati con grande rispetto della materia.”(6)

I primi impegni

Nonostante i generali apprezzamenti, i primi committenti dalla WW furono essenzialmente trovati all’interno della cerchia di amici di Hoffmann, Moser e Wärndorfer: “le due sorelle Flögl, vicine a Gustav Klimt, ordinarono l’arredamento del negozio per il loro salone di moda appena aperto nella Mariahilfer Strasse, Broncia e Hugo Koller affidarono a Kolo Moser l’arredamento della loro abitazione di Vienna, mentre per il suocero di Berta Zuckerkandl, Victor, venne progettata una casa di cura, completa di arredamento. Josef Hoffmann allestì per la Tipografia di Stato un nuovo negozio sulla Seilerstätte; Arthur Brauner, Richard Beer-Hofmann e Helene Hochstetter commissionarono a Hoffmann e alla WW le loro case complete di arredamento.

Tuttavia l’opera della WW che è sopravvissuta fino ai giorni nostri e che ha lasciato in ombra tutte le sue altre produzioni è Palazzo Stoclet a Bruxelles, commissionato dal grande industriale belga Adolphe Stoclet.”(7)

La storia di questa commissione, forse affidata già nel 1904, ci rende l’idea del clima di lavoro della WW, e delle difficoltà economiche che doveva superare.

« Non ci è permesso di dare troppo spazio alle fantasie. Noi stiamo con entrambi i piedi saldi a terra e abbiamo bisogno di commissioni», era scritto nella parte finale del Programma di lavoro della WW . Ma le commissioni di per se stesse, anche se grandiose, non bastavano a far quadrare i bilanci della Wiener Werkstätte.

“L’inizio della costruzione di Palazzo Stoclet si può datare alla primavera del 1906, ma fu probabilmente completato verso metà del 1911. Il fatto che tra il progetto il completamento dell’opera siano passati praticamente otto anni fu determinato dai molti cambiamenti apportati al progetto ma anche dalla situazione finanziaria del WW. Stoclet diede molti anticipi per l’arredamento e per le opere d’arte che dovevano essere realizzate a Vienna. La Wiener Werkstätte, in difficoltà economiche praticamente continue, non sempre usò il denaro di Stoclet per lo scopo cui questo era destinato: ad esempio, finanziò con esso, nel 1907, il costosissimo arredamento del Cabaret Fledermaus, in seguito Stoclet sospese, proprio per questi motivi, gli anticipi e saldò il conto soltanto a lavori conclusi.

Nonostante le discussioni e le difficoltà, con Palazzo Stoclet venne creata un’opera d’arte totale di prima qualità, un documento della volontà artistica della modernità viennese al quale molti artisti avevano preso parte sotto la direzione di Josef Hoffmann. Dopo otto anni di progetti e lavori era finalmente pronta ”la casa più perfetta del mondo» (Adolphe Stoclet) che rappresenta a tutt’oggi il punto più alto dello Jugendstil viennese e della stessa Wiener Werkstätte.”(8)

Arte e oggetti di vita quotidiana

Nel frattempo l’attività della WW si estendeva ai vari campi delle arti applicate ampliando anche gli spazi di produzione e di vendita.

Nella primavera del 1903 la WW aveva dato inizio alla produzione in un piccolo appartamento, in cui poteva disporre solo di due laboratori.

“Già con il trasferimento nelle nuove stanze al n. 32/34 di Neustiftgasse, nel settimo distretto (autunno 1903), si poté incominciare ad affiancare nuovi laboratori e ad allestire centri di produzione più importanti. Accanto all’ufficio di costruzioni di Hoffmann, a una falegnameria, a un laboratorio di laccatura, si costituirono una legatoria e un laboratorio per la lavorazione del cuoio, come pure un laboratorio per l’oreficeria e la lavorazione dei metalli.

La produzione di oggetti di uso quotidiano nel laboratorio per l’argento e i metalli fu - soprattutto all’inizio - il settore più importante di questa cooperativa artistica. Nel Programma di lavoro si legge a questo proposito: «Noi vogliamo stabilire un contatto tra il pubblico, il progettista e l’artigiano e creare oggetti casalinghi buoni e semplici. Noi lavoriamo con un fine ben preciso; la funzionalità è per noi la prima condizione. La nostra forza deve consistere nei buoni rapporti e nel trattamento ottimale dei materiali. Dove è possibile tenteremo anche di aggiungere ornamenti, ma senza vincoli di sorta e non a ogni costo».

Questo presupposto venne realizzato, nei primi tempi della WW, soprattutto negli oggetti di uso comune realizzati in latta bianca traforata, dei quali Hoffmann e Moser progettarono una varietà pressoché infinita.”(9)

Scrive Hoffmann nell’Autobiografia : «Soltanto in un laboratorio proprio si possono acquisire le nozioni fondamentali della manipolazione dei più vari materiali... Nel laboratorio di lavorazione dei metalli ci attirava l’idea di poter fabbricare innumerevoli oggetti semplici attraverso l’uso di lamiera di ferro perforata, e talvolta anche di inserti in vetro. Nei cestini della frutta, nelle tazze, nei portafiori, nelle zuccheriere e nelle scatole per i biscotti nascevano talvolta motivi molto appropriati, che non eravamo in grado di variare con sufficiente frequenza. Erano oggetti molto adatti per il soggiorno in campagna e per l’uso quotidiano e casalingo e che si vendevano molto. Erano quasi sempre verniciati solo di bianco e a questi criteri si attenne anche il nostro reparto di pittura e verniciatura. Inoltre abbiamo prodotto soprattutto oggetti in ottone e in altri tipi di lamiera ma con un certo criterio e rispettando il materiale usato, senza altri metodi di fabbricazione che quelli manuali. Oggetti per la tavola, alzate, servizi da caffè e da tè erano lavorati in argento e le superfici che nascevano quasi da sole dai colpi di martello non venivano alterate assolutamente da metodi troppo violenti.»(10)

“Con l’ampliamento del campionario (e dopo il ritiro di Moser) la produzione dei metalli divenne sempre più ricercata e lussuosa. L’argento divenne il materiale prediletto e nacque un’infinità di tazze preziose, di centri tavola, di scatole e lussuosi servizi da tè. Accanto a Hoffmann il principale collaboratore dei progetti era ora Dagobert Peche per il laboratorio dei metalli, anche se molti altri artisti (per esempio C.O. Czeschka, K. Bräuer, C. Witzmann e altri) lavorarono per questo ricco settore della WW, collocandosi tra la ricerca puristica degli inizi e la pienezza di forme del neo-rococò”.(11)

“Per la WW il 1907 portò una serie di nuove attività: l’inizio della produzione di cartoline illustrate, l’apertura del Cabaret Fledermaus e un nuovo centro di vendita nel centro della città. Le prime due novità sono strettamente collegate alla Kunstgewerbeschule, poiché la grande maggioranza dei progettisti di cartoline e dei collaboratori del Cabaret Fledermaus erano reclutati fra gli allievi di questo « nobile istituto educativo».

La WW fu fin dall’inizio molto attenta a dare una veste artistica anche agli oggetti stampati che metteva in vendita. A questo proposito deve essere sottolineato il talento tipografico di Kolo Moser; da lui probabilmente sono nate la maggior parte delle stampe della WW. Un particolare davvero curioso: nelle sue macchine per scrivere la WW fece sostituire il punto con quadratini; sui conti (sui quali veniva riportato non solo l’oggetto, ma anche l’autore del progetto) le linee venivano riempite con questi quadrati, cosicché anche i conti avevano, dal punto di vista tipografico, l’aspetto di un’opera d’arte.”(12)

Se nel suo sforzo di dare forma artistica a tutti gli oggetti della vita quotidiana la WW non ritenne nessun campo troppo umile, non c’è da stupirsi se essa consacrò una particolare attenzione all’ambito della grafica applicata e della grafica d’occasione. “D’altra parte, ciò era anche il mezzo migliore per propagare nuove idee, per richiamare l’attenzione su allestimenti, su manifestazioni e su altre attività, e per farle ricordare.

L’attività in questo senso spaziò in molti campi: dalle stampe ad uso commerciale, dalle pubblicità e dagli inviti fino ai programmi elaborati in modo artistico per manifestazioni di cabaret e di ballo. Inoltre vennero creati ex-libris, libri fotografici, fogli di figurine da ritagliare e libretti a fisarmonica, calendari, carte da gioco, manifesti e una serie di cartoline artistiche comprendenti più di mille numeri, per la cui produzione sono attestati più di 50 disegnatori.

La stampa delle xilografie e delle litografie non poteva essere realizzata con il torchio a mano del laboratorio. Stampa ed esecuzione vennero affidate alle tipografie più importanti di Vienna: quelle di A. Chwala, di A. Berger, la Gesellschaft für Graphische Industrie, e la Rosenbaum Brüder.(13)

“Nei nostri lavori in cuoio e nelle rilegature - come del resto per tutti gli altri lavori - si attribuisce molta importanza alla bontà dei materiali e alla perfezione tecnica della lavorazione. E naturale che le nostre decorazioni possano emergere soltanto là dove la struttura del materiale non vi si opponga. Si usano alternativamente tutti i tipi di arte dell’incisione su cuoio, tutti i tipi di stampa e doratura a mano, di intreccio di cuoio e di decorazione per immersione. Ci saremmo dovuti dimenticare che l’amore con il quale un libro viene stampato e rilegato ci pone in tutt’altro rapporto con lo stesso libro e che ci rende più piacevole e più facile il contatto con le cose belle? Un libro deve essere un capolavoro nella sua totalità il suo valore deve essere misurato come tale. ( Joseph Hoffmann, Programma di lavoro de/la WW , 1904)”(14)

“Nell’autunno del 1907, poco prima dell’apertura del Cabaret, venne aperto sul Graben, al numero 15, il primo dei tre centri di vendita. Con questa apertura la WW si affacciava su una delle arterie commerciali più importanti di Vienna, mentre i locali di esposizione nella Neustiftgasse erano decisamente periferici per l’opinione pubblica di allora. In occasione della prima esposizione di Natale nel nuovo negozio cittadino gli inviti erano stampati su un biglietto, molto accattivante, ideato da Bertold Löffler; la Wiener Allgemeine Zeitung del 13 dicembre 1907 scriveva: «Ora la Wiener Werkstätte, nei suoi sacri locali al n. 15 del Graben, dimostra tutte le sue capacità e la sua forza creativa in una panoramica che fa ammirare la capacità di scoperta di questi artisti pieni di sensibilità e di iniziativa. Nessun ramo dell’ampio ambito dell’arte applicata, nessun materiale, nessun prodotto adatto alle esigenze moderne è ignorato».(15)

La stretta connessione tra strutture architettoniche e arredamento rende la falegnameria della WW una delle sue strutture portanti: “già in uno scritto teorico del 1901, Einfache Möbel (”Mobili semplici”) Josef Hoffmann aveva deciso di dedicarsi a questo settore. Nel

del 1904 - in questo anno fu anche rilasciata ”l’autorizzazione per impianti meccanici per la falegnameria” - Hoffmann scrive: « Nelle nostre officine di falegnarneria è assolutamente indispensabile l’esecuzione più precisa e più solida. Purtroppo i nostri tempi ci hanno abituati a prodotti talmente dozzinali che un mobile lavorato appena appena con un po’ di cura ci sembra irraggiungibile ».

Il già progettato allestimento della falegnameria fu realizzato d’ufficio, e Karl Brauer, dal 1905 attivo nell’atelier di Hoffmann nella WW, scriveva: « La WW aveva una sua falegnameria allestita secondo progetti ben precisi, gli operai avevano una settimana o due di vacanza, il che a quei tempi sollevava molto scalpore. Conduttore e capo dei lavori della falegnameria era l’architetto Emil Gerzabek, un uomo molto esperto».

Nella falegnameria lavorarono e realizzarono i progetti i falegnami scelti da Hoffmann: A. Ziprosch e F. Gloser portarono a termine la maggior parte dei mobili per il Sanatorium Purkersdorf; J. Soulek (che si era assunto l’incarico anche dell’allestimento della falegnameria della WW) costruì i mobili per il Palazzo Stoclet e per Villa Ast.”(16)

La moda

Se prendiamo in considerazione le numerosissime foto di interni realizzati dalla WW, non vi vediamo mai apparire una figura umana: infatti, secondo Karl Scheffler, «Un uomo vestito in modo trasandato potrebbe mettere in crisi l’effetto di questi interni. Per usare queste case sarebbe necessaria una serie di istruzioni per l’uso».

Anche l’abbigliamento, dunque, e tutti i suoi accessori, dai gioielli alle scarpe alle stesse stoffe con cui confezionare gli abiti diventano un settore importante della produzione della WW: si racconta infatti che quando Edward Wimmer si recò a Bruxelles e vide finalmente palazzo Stoclet, la sua attenzione fu attratta dal fatto che madame Stoclet, così elegantemente vestita secondo la nuova moda di Parigi, non armonizzava “stilisticamente” con quanto la circondava. Tornato a Vienna, fece subito notare a Hoffmann e a Wärndorfer che si sarebbe dovuta creare una moda viennese per le abitatrici delle case costruite dalla WW. Questi ultimi, entusiasmati dall’idea, diedero a Wimmer l’incarico di allestire e organizzare un settore all’interno delle WW.

L’interesse per la moda aveva, comunque, radici remote nel tempo: “già nel 1898 Josef Hoffmann aveva incominciato a cimentarsi, almeno in teoria, nella riforma della moda. Presentò le sue idee sull’argomento nell’articolo Das individuelle Kleid (L’abito individuale) e in quella sede concludeva con questa promessa: « Ci proponiamo una volta o l’altra, per esplicitare le riflessioni precedenti, di mostrare con esempi concreti come queste idee potrebbero essere realizzate».

Fin dalla fondazione (1903), era stata dedicata una grossa attenzione alla produzione di gioielli. In principio si lavorava soltanto su progetti di Hoffmann e di Moser; più tardi ci si occupò della molteplice varietà di forme con cui la moda si manifestava. Si trattava, insomma, dell’ultimo passo verso la realizzazione del progetto dell’opera d’arte totale: si voleva cioè creare per le gentili abitatrici delle case e degli interni creati dalla WW una moda che vi si adattasse perfettamente.

Tra il 1907 e il 1909 fu possibile fare le prime esperienze in occasione dell’allestimento dei costumi per il Cabaret Fledermaus. Nel 1910 Eduard Wimmer-Wisgrill incominciò a realizzare questi progetti e nella primavera del 1911 si fu in grado di presentare la più vasta e completa collezione.

A poco a poco l’atelier di moda si sviluppò fino a divenire uno dei settori di maggior successo della WW. Eduard Wimmer, Otto Lendecke e Max Snischek erano i responsabili dei progetti dei modelli, mentre più di ottanta artisti si occupavano della creazione di tessuti, pizzi, ricami, fiori di guarnizione, borse, scialli, decorazioni per cappelli, borsette e cinture di perle, e di tutti gli accessori di moda.

I primi successi, sia all’interno che all’estero, permisero alla moda di divenire uno dei più importanti sostegni economici della WW ed essa fu talora in grado di ”tenere a galla” gli altri reparti.”(17)

All’interno di questo settore, i tessuti avevano una particolare rilevanza: lo sviluppo del disegno moderno per tessuti è infatti strettamente connesso al concetto di opera d’arte totale della secessione viennese.

“Nel corso di circa trent’anni lavorarono nella produzione di stoffe della WW più di ottanta artisti. Volendo dare un’idea approssimativa de varietà della collezione, ecco una stima fatta nel 1939: J. Hoffman (6.204 modelli), M. Likarz (2.973), D. Peche (2.766), M. Flögl (1.028 ), M. Snischek (871), K. e F. Rix (763), K. Moser (330), C.O.Czeschka (130), B. Löffler (13).

Tutti i tessuti erano contrassegnati dal numero e dal nome del disegno, oltre che dal nome dell’autore del progetto; cosicché nonostante la ricchezza del materiale a disposizione, era possibile in ogni momento stabilire l’identità dell’artista. Un apposito centro di vendita, sito al numero 32 di Kärntnerstrasse, si occupava della distribuzione e della vendita.”18

Ver Sacrum



Quando nell’antica Roma la tensione, dovuta a contrasti di tipo economico, raggiungeva il culmine, accadde più volte che una parte del popolo si ritirasse sul Mons sacer, sull’Aventino oppure sul Gianicolo, minacciando di costruire una seconda Roma proprio di fronte alla città madre e davanti al naso degli onorevoli padri civici, nel caso che le sue richieste non venissero soddisfatte.

Tutto ciò veniva chiamato Secessio plebis.

Gli onorevoli padri civici erano persone assennate e pertanto inviavano un intermediario molto condiscendente, facevano molte promesse e poche ne mantenevano: aveva così termine la

Secessio plebis.

Ma quando un grave pericolo minacciava la madre patria, il popolo unito sacrificava agli Dei tutte le cose viventi che sarebbero nate nel corso della prossima primavera: era questa la sacra offerta alla primavera, il Ver Sacrum. Quando i nati nella primavera erano cresciuti, se ne andavano tutti - schiera di giovinetti, essi stessi primavera sacra - dalla città di origine verso l’ignoto, per fondare una nuova comunità contando solo sulle proprie forze e con un fine preciso.

La schiera degli artisti che si è staccata liberamente dagli antichi rapporti e relazioni per fondare a Vienna una società artistica nuova ed autonoma, non si è separata dalla vecchia Associazioni per difendere interessi economici o per divenire una minaccia facendo concorrenza, oppure per mantenere privilegi o - per mezzo di un moderno Menenio Agrippa-, e non ha voluto neppure, assumendo il nome di “Secessione”, fare riferimento alle origini, agli scopi e agli esiti dell’antica Secessio plebis.

Essa ha ritenuto, infatti, di non perseguire i propri interessi personali, ma, considerando messa in pericolo la stessa sacralità dell’arte, era ed è pronta ad assumere su di sè ogni sacrificio, piena di solenne entusiasmo, e null’altro vuole che riuscire a raggiungere il proprio scopo con le proprie forze: per tutti questi motivi si è posta sotto il segno del Ver Sacrum.

Lo spirito della gioventù, che permea la primavera, l’ha unita; lo spirito della gioventù, attraverso il quale il presente diviene ‘moderno’ e che forma la forza trainante della creatività artistica, deve dare anche il nome a queste pagine, nel simbolo del

Ver Sacrum.

Ver Sacrum, sacra primavera di consacrazione, è un buon simbolo sotto al quale vede la luce la nuova associazione artistica: la nascita di Roma Eterna, della città delle arti e dell’arte, viene così ricondotta al Ver Sacrum.

NOTE

1 Vedi cap.11
2 SCHWEIGER W. J., Wiener Werkstätte, Linz, 1990, pp. 5-6.
3 L’articolo citato di Lux è tratto dal numero di ottobre 1904 del prestigioso periodico d’arte Deutsche Kunst und Dekoration,pubblicato a Darmstadt fin dal 1897 ed edito da Alexander Koch
4 SCHWEIGER W. J. Wiener Werkstätte , cit. pp. 6-7.
5 Deutsche Kunst und Dekoration , I fascicolo ottava annata (vol. 15 ottobre 1904).
6 SCHWEIGER W. J. Wiener Werkstätte , cit. pag.7.
7 Ivi, pag. 8
8 Ivi, pag. 8
9 Ivi, pag. 43
10 Ivi, pag. 54
11 Ivi, pag. 43
12 Ivi, pag. 10
13 Ivi, pag. 63
14 Ivi, pag. 66
15 Ivi, pag. 10
16 Ivi, pag. 37
17 Ivi, pag. 83
18 Ivi, pag. 98