La secessione tra Vienna e Bolzano. Materiali per le scuole, Bolzano 2001.
Un quadro particolare del fermento culturale che, attraverso l’incontro (o lo scontro) tra le più diverse arti, caratterizzava Vienna negli anni della Secessione, ci viene offerto dallo storico americano Arthur May.
Nato nel 1889 a Rochdale (Pennsylvania) Arthur May per quasi quaranta anni ha insegnato Storia allUniversità di Rochester. Ha dedicato principalmente i suoi studi alla storia centro-europea, con una particolare attenzione per le vicende della monarchia austro-ungarica, soggiornando a lungo in Europa e soprattutto a Vienna dove lo portavano le sue ricerche darchivio. A questi temi sono dedicati i volumi The Age of Metternich (1933), The Habsburg Monarchy (1951)(1), Vienna in the Age of Franz Joseph, (1966), The passing of the Habsburg Monarchy, 1914-1918 (1966). May è morto nel 1968, mentre ancora attendeva alle sue ricerche sulla monarchia asburgica.
Le pagine che seguono sono tratte da Vienna in the Age of Franz Joseph, un volume pubblicato nel 1966 (inedito in Italia)(2) che secondo lo stesso May doveva essere un “tributo di amore e entusiasmo per la città che amava attraverso una vivida descrizione della sua storia culturale e sociale, delle sue trasformazioni urbanistiche, del suo rigoglio intellettuale e scientifico negli anni miticí della Jahrhundertswende”(3) (come scrive Angelo Ara nellIntroduzione alledizione italiana de La monarchia asburgica) e che raccoglie le lezioni da lui tenute nei survey courses dell’Università di Rochester.
Proprio il carattere di “lezione” fa sì che la forma espositiva sia estremamente discorsiva, e che nei singoli capitoli vengano abbracciati una serie di temi che trovano poi successivi approfondimenti in altre sezioni del testo: così il capitolo La città d’oro del Kaiser qui riportato traccia una sorta di affresco in cui personaggi della letteratura, del teatro, dell’architettura, delle arti figurative, vengono citati non tanto per il valore delle loro opere, ma per la funzione che May ritiene abbiano avuto nel vivificare, nelle sue mille sfaccettature, il mondo culturale della città.
In questa sorte di caleidoscopio artisti meno noti si affiancano a quelli più famosi; opere minori vengono citate a scapito di quelle maggiormente riconosciute dai critici, personaggi dello spettacolo balzano alla ribalta, con un’ottica spesso rivolta anche al successo ottenuto in America.
Per tutte queste ragioni dunque “La città d’oro del Kaiser” può fornire un ottimo spunto didattico, per costruire una rete di collegamenti con i temi affrontati più diffusamente nel presente volume e per analizzare il punto di vista particolare di May sul periodo della Secessione.
Dopo la Prima Guerra Mondiale , che frantumò lImpero austriaco, era più che comprensibile che da più parti si guardasse indietro con nostalgia e rimpianto ai ” bei vecchi tempi” della Vienna anteguerra, la capitale - politica, economica e culturale- di una grande potenza multinazionale la cui popolazione eccedeva i cinquanta milioni di abitanti. Limmagine di una ”Gaia Vienna” si era inoltre radicata nel folklore mondiale; in un aforisma dello scrittore svizzero Gottfried Keller era stata definita come “una città di gioia, di melodia, quella felice, superba Vienna”, uninterpretazione, bisogna ripeterlo senza posa, che racchiudeva in larga misura mito e leggenda. Tuttavia lopinione di Keller era suffragata da una diversità di talenti culturali ed intellettuali, che indulgevano nella sperimentazione fino al “punto di turbolenza”. Questo clima è stato talvolta interpretato come manifestazione di un atteggiamento disilluso e decadente della intellighenzia viennese. Certamente lumore generale di quel periodo, la rapida disintegrazione del liberalismo e il trionfo del socialismo cristiano agirono profondamente sugli interessi e le energie degli intellettuali.
Compositore e direttore di orchestra, Mahler apparteneva alla corrente della tradizione classica viennese, tuttavia la sua musica venne accettata con molta lentezza dalle maggiori orchestre del mondo. La spettacolare Ottava Sinfonia, ritenuta il suo capolavoro, veniva chiamata La sinfonia dei Mille per limpiego di un organico orchestrale e corale davvero colossale. La Decima Sinfonia, rimasta incompiuta, esprime la calma rassegnazione del compositore di fronte allimminente morte, dovuta alla sua malattia cardiaca.
Fra i maestri portati alla ribalta da Mahler vi era il berlinese Bruno Walter (nativo di Schlesinger), nominato suo assistente alla direzione dellOpera. Benchè cosmopolita, lo stile interpretativo di Bruno Walter era innegabilmente viennese. Il successore di Mahler allOpera, Felix von Weingartner, nato in Dalmazia, privilegiava esecuzioni di musicisti contemporanei, ma le critiche si fecero così pesanti che dopo quattro anni egli si dimise da Vienna e proseguì il suo ruolo di direttore dorchestra a NewYork e a Boston. Weingartner realizzò per lOpera di Vienna due opere: Oreste e Caino e Abele; compose pure notevoli sinfonie e poemi sinfonici.
Ma il gigante della musica creativa di quel periodo fu Richard Strauss - tedesco di nascita. Il suo primo (e breve) poema sinfonico, Don Giovanni (1888) suscitò duri attacchi per la sua estrema avanguardia. La fortuna, tuttavia, gli arrise con lopera Elettra (1908): il libretto era del più famoso poeta viennese, Hugo von Hofmannsthal, e tra i due iniziò una eccezionale collaborazione che durò per unintera generazione. La musica di Elettra, che è un adattamento dal fosco dramma di amore e morte di Sofocle, esprime emozioni intense e crea un clima di paura e angoscia, anche se negli a solo è di una squisita delicatezza e leggiadria. Prima della presentazione iniziale Hofmannsthal scriveva a Strauss tutta la sua ansia perché ” il pubblico viennese di oggi è caparbiamente ostile a qualsiasi novità come lo era nei giorni in cui decretò il fallimento del Fidelio e del Don Giovanni ”.
Invece lElettra sedusse i critici contemporanei molto più di quanto avvenne con la successiva opera di Strauss Il cavaliere della Rosa, che solo più tardi venne acclamata come unopera di suprema genialità. Una fattura superba e una rara bellezza artistica caratterizzano questa divertente storia damore e intrighi ambientata nel regno di Maria Teresa. In quella che forse è la più viennese delle opere, gioia e nostalgia si fondono quando Sofia e Ottavio, in controcanto al lamento di Marschallin per un tempo perduto, intrecciano un canto damore. Nel Cavaliere della Rosa, come in altre opere successive, Strauss diede, rispetto alla tradizione, più ampi spazi alle voci femminili. Riteneva che il suo capolavoro fosse La donna senz’ombra, un elegante racconto operistico di sapore orientale. Quest’opera, di concezione alquanto originale e di espressioni artistiche molto variegate, fu scritta fra le tensioni e gli orrori della Prima Guerra Mondiale. L'Arianna a Naxos che in un’edizione rivisitata venne rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1916, era famosa per la sua esuberante musica amorosa e per le sue arlecchinate. Strauss, ineguagliabile per il piacere che procurava ai suoi ascoltatori, continuò a creare eccellente musica fino a dopo la Prima Guerra Mondiale, poi la sua vena declinò e venne, immeritatamente, dimenticato.
Il ruolo delle brillanti prime donne contribuì fortemente alla supremazia di Vienna in campo operistico. Tra tutte le celebri cantanti liriche spiccavano Selma Kurz, una protetta di Mahler, e le soprano Marianne Brandt ed Anna von Milderburg (Bahr-Milderburg); quest’ultima era anche un’eccellente interprete delle eroine wagneriane. Per la sua assoluta versatilità e il richiamo che esercitava sui due continenti, Maria Jeritza, nativa della Moravia, era un caso a sé. Bellissima, univa ad una voce fresca e piena di vitalità un eccezionale temperamento scenico. Queste stesse qualità distinguevano il tenore Leo Slezac. Richard Mayr, basso di qualità eccelse, iniziò la carriera con le opere di Strauss ed il baritono Erik Schmedes con il melodramma wagneriano.
L’eredità del vecchio Strauss, Johann, passò a Franz Lehar che giunse a Vienna dall’Ungheria. La sua produzione più nota, La vedova allegra, con la sua incantevole musica e il suo testo divertente accattivò i viennesi ed ebbe un vero trionfo negli Stati Uniti. Sebbene meno fertile di Strauss Lehar compose melodie per una trentina di operette (tra le quali Il conte di Lussemburgo e Amore gitano) che rinforzarono il cliché internazionale sul modo di vivere viennese frivolo e gioviale. Ciò avveniva anche con le operette La principessa dei dollari e Un valzer di sogno di Leo Fall e con Il soldatino di cioccolata di Oskar Strauss, il cui libretto era ispirato alla commedia satirica di George B. Shaw Le armi e l’uomo.
Tra le strutture teatrali di Vienna, il Volksoper, come venne subito chiamato, fu inaugurato nel 1898. Vi si rappresentavano sia opere sia operette e subito il nuovo teatro ebbe difficoltà di gestione malgrado il prezzo relativamente modico dei posti. Giovani cantanti di talento scritturati dal Folksoper venivano invitati a esibirsi allOpera di Corte, come avvenne per Maria Jeritza. La Società dei concerti di Vienna, fondata nel 1900 arricchì la musica mondiale, soprattutto dopo lapertura nel 1913 della sua Music Verein, una sala che poteva contenere fino a 2100 spettatori. Celebri pianisti come Ignace Paderewski e Sergei Rachmanninoff vi tennero ripetutamente concerti per gli intenditori viennesi.
Il Nestore dei violinisti viennesi, Jacob M. Gruen fu eclissato dal virtuoso di fama internazionale Fritz Kreisler. Per la sua tecnica brillante e le sue personalissime interpretazioni egli fu salutato come ”il violinista dei violinisti.” Non ancora ventenne, prima della guerra, fu accolto calorosamente come solista negli Stati Uniti; vi fece poi ritorno dopo essersi ripreso dalle ferite subite in guerra, ma nel 1917 lentrata nel conflitto mondiale dellAmerica lo costrinse, come austriaco, a cancellare le sue esibizioni; nel suo ritiro compose unopera brillante, I fiori di melo. Nessun musicista del dopoguerra fu più amato sulle due sponde dellAtlantico del raffinato Kreisler.
Un nuovo capitolo nellenorme volume di musica pionieristica si aprì a Vienna con le audaci innovazioni di Arnold Schönberg. Sebbene autodidatta, nella sua maturità ebbe fama in Europa e in America di eccellente insegnante e autore di teorie musicali. Compositore prolifico, egli produsse musica di ogni genere. Verklärte Nacht, stringente sestetto di forma originale, e il poema sinfonico Pellèas e Mèlisande, le sue principali prime composizioni, attirarono molta attenzione, suscitando sia approvazione sia derisione. La Cammer Simphonie, strutturata per un piccolo numero di esecutori e di orchestrazione molto complessa, segnò la fine della prima fase della creatività di Schönberg. La brevità della composizione, in contrasto con le sinfonie del suo maestro Mahler, fu apprezzata da molti ascoltatori.
Per ottenere vivacità e originalità nei temi e nell’armonia, Schönberg si scostò radicalmente dalle tonalità convenzionali. A causa di ciò che veniva chiamato ”atonalità”– una definizione che il compositore personalmente non approvava – i suoi scritti apparivano austeri e cacofonici, del tutto repellenti per i tradizionalisti. Il Pierrot Lunaire, raccolta di 21 pezzi per voce recitante e piccola orchestra, straziò le orecchie conservatrici dei viennesi causando alla prima rappresentazione esplosivi schiamazzi. Di guarnigione a Vienna durante la Prima Guerra Mondiale, Schönberg trovò il tempo per approfondire la sua tecnica di composizione, che si sviluppò appieno dal 1920 in poi.
“Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libertà” recitava il motto della Secessione. I secessionisti non solo esercitarono a Vienna una notevole influenza su musicisti e scrittori, ma attraverso il loro nuovo stile pittorico resero ovunque famosa la capitale danubiana.
Pubblicarono una rivista davanguardia, Ver sacrum, dove si dibattevano problemi artistici senza alcuna restrizione e proposero i lavori di artisti europei contemporanei nel loro curioso “quartier generale”, nella città bassa di Vienna.
Per otto anni Gustav Klimt fu a capo della Secessione, poi ne uscì per fondare una scuola rivale. I suoi accurati ritratti di signore della buona società (come quello di Frau Sonja Knips ) resero Klimt famoso. Egli amava anche dipingere sensuali figure femminili nude, come la Nuda Veritas in cui la modella, i capelli sparsi sulle spalle, si rimira pudicamente in uno specchio. Ai suoi esordi larte di Klimt, definita Jugendstil o lart nouveau, dominò la pittura viennese. La sua inclinazione per il fantastico e per i colori smaglianti si dispiegò nei bozzetti che interpretavano i vari rami del sapere presentati per la decorazione dellAula Magna dellUniversità, che le autorità universitarie respinsero. Una chiara immagine della tecnica di Klimt si trova nel Bacio, un mosaico astratto dai contorni sensuali e dai colori brillanti; nella torsione dei corpi lartista esprime le sensazioni profonde che emanano dai modelli. Egli diede allarte decorativa applicata alluso quotidiano ( dai mobili alla carta da parati) un nuovo impulso destinato a permanere nel tempo.
Un altro artista ribelle alla tradizione fu Egon Schiele, dapprima seguace di Klimt e poi specializzato nel delineare lanatomia umana. Ne La famiglia, per esempio, ritrae tre sparute e grottesche figure nude: un padre dalle mani conturbanti, una madre dallampio petto e un bimbo molto solenne, tutti con occhi penetranti che esprimono tormento e angoscia.
Intorno al 1910 Schiele sviluppò uno stile più personale e la sua vena di disegnatore appare pienamente nella Piccola città dove ogni piccola casa spicca con una sua. Propria, sorridente personalità. Tra i suoi soggetti prediletti figuravano comunque giovani ragazze viennesi magre, sensuali, ritratte in pose che rasentavano la pornografia; le autorità pubbliche viennesi, infatti, ritennero oscene alcune sue opere e Schiele fu imprigionato per un breve periodo.
Con una ferocia quasi hogartiana Hans Lorwin mise a nudo sulla tela le privazioni, la sordida povertà e la miseria della metropoli danubiana.
Klimt e Vincent van Gogh, così come le lezioni di psicanalisi di Sigmund Freud, impressionarono fortemente il versatile Oscar Kokoschka. Come ritrattista Kokoschka mirava a riflettere gli stati danimo dei suoi soggetti (tra i quali vi era il suo benefattore, larchitetto Adolf Loos e lo scrittore satirico Karl Kraus ) prediligendo colori freddi e malinconici.
Come studente della scuola delle Arti e Mestieri, egli seguì il fertile insegnamento di Berthold Loeffler e mostrò un eccezionale talento nel dipingere ventagli decorativi e carte da gioco. Si avventurò anche nella drammaturgia teatrale con Il roseto ardente.
Al principio della Prima Guerra Mondiale, come dimostra il celebre Ebreo Errante, Kokoschka tornò a dipingere la feroce realtà. Dopo essere stato ferito sul fronte russo, egli emigrò in Germania dove il suo stile cambiò radicalmente; a Londra, infine, venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti di quel periodo.
Ma la sua opera principale è, senza
dubbio, la chiesa di San Leopoldo am Steinhof
, un grande edificio a cupola di marmo bianco, contenente tracce di barocco, ma nel complesso indipendente da ogni stile tradizionale.
Wagner costruì anche numerosi blocchi residenziali molto interessanti, adorni semplicemente di una fila di piastrelle blu scuro.
Wagner influenzò sicuramente un altro grande architetto della secessione, Adolf Loos.
Dopo aver compiuto gli studi in Germania seguendo un’impostazione decisamente tradizionale, Loos soggiornò tre anni negli Stati Uniti, dove acquisì una magistrale familiarità con il gusto architettonico americano.
Esponente della ”nuova oggettività ”
Loos accentuò l’aspetto funzionale e ridusse al minimo
l’ornamento; ciò appare evidente in una piccola taverna
viennese che egli progettò: piantata in mezzo alla facciata di
vetro colorato, si erge semplicemente la bandiera degli Stati
Uniti e all’interno vi sono sottili pareti di mogano e specchi
che arrivano fino al soffitto di marmo giallo. L’unica grande
struttura creata da Loos è un edificio commerciale chiamato
Loos Haus (o Steiner Haus
) nella Michaelerplatz. Alto sette piani, è diviso orizzontalmente in due parti, la sezione più bassa con classiche colonne di marmo porta a una sala a pilastri; la sezione alta è priva di decorazioni. Poiché la Loos Haus si trova accanto all’elaborata entrata dell’Hofburg, la sua puritana semplicità colpisce ancor più fortemente.
La struttura che in quel periodo
suscitò i dibattiti più appassionati fu il Padiglione
della Secessione nel cuore di Vienna, opera di Joseph M.
Olbrich. L’innovazione più appariscente è una cupola di ferro,
perforata e dorata, a forma di albero che osservatori non
simpatizzanti definivano” una dorata testa di cavolo”. Josef
Hoffmann, che contribuì alla decorazione del Padiglione
della Secessione, fondò la Wiener
Werkstatt che raggiunsero una fama mondiale.
Nelle laboratori esperti artisti artigiani creavano
gioielli, oggetti in metallo, mobili, e lavoravano il vetro
per molteplici applicazioni artistiche e di uso corrente. I
giovani che frequentavano le Wiener Werkstaette
venivano addestrati a disegnare articoli che riflettevano la loro personalità artistica e a diventare provetti decoratori di interni. Uno di loro, Karl Witzmann, ebbe fama internazionale nell’allestimento di esposizioni e come disegnatore di bellissimi allestimenti teatrali.
Il gruppo Giovane Vienna si raccolse attorno a Hermann Bahr, scrittore dalle molteplici sfumature e personaggio di spicco nella metropoli danubiana per la barba patriarcale e labbigliamento strambo e pieno di una sgargiante vivacità. Di notte la Giovane Vienna convergeva al Cafè Griensteidel per ascoltare i vaticinii di Bahr e scambiare opinioni sui più svariati argomenti. Bahr definiva la sua filosofia culturale ”espressionista”, termine con il quale intendeva un meditato sforzo per scoprire ed esporre i più reconditi stati psicologici individuali e non lapparenza esteriore. I suoi molteplici scritti che abbracciano le più diverse forme testuali, hanno un valore molto limitato, tuttavia egli ottenne un grande successo, anche internazionale, con una commedia, Il concerto (Das Konzert), una bizzarra storia di fedeltà coniugale.
Nel 1914, allinizio della guerra, Bahr scrisse violente satire contro lo spirito marziale, ma poi glorificò lalta missione della casa absburgica ed proprio lui, che era stato uno spirito scettico alla Voltaire, cantò le lodi della Chiesa Cattolica quale baluardo di sicurezza per la generazione travolta dalla guerra La voce.
La principale personalità letteraria della Giovane Vienna ed il patrocinatore della cosiddetta scuola psicologica degli autori viennesi non fu però Bahr ma Arthur Schnitzler.
Sia nelle commedie, sia nei romanzi e racconti - ancora ampiamente tradotti in molte lingue - Schnitzler dispiegò una incredibile acutezza nellanalizzare le recondite motivazioni dellagire umano e nello scoprirne le aberrazioni mentali tanto che Freud lo riconobbe come ”un collega”. Scetticismo e cinismo sono enfatizzati negli scritti di Schnitzler. Per alcuni critici realizza nelle sue opere il canto del cigno del decadente edonismo viennese, per altri la sua atemporale devozione a temi di amore e morte possiede un valore universale.
Comunque sia, la sua notorietà raggiunse tali altezze che quel periodo viene spesso denominato ”letà di Schnitzler” e che tuttora opera l”International Schnitzler Research Association” creata da un gruppo di studenti di letteratura americani.
Scrittore dallo stile elegante, Schnitzler prediligeva dialoghi pungenti e spirito ironico.
Le vicende delle sue produzioni teatrali erano spesso ambientate a Vienna e nei luoghi di svago frequentati dai benestanti viennesi e i personaggi erano prevalentemente professionisti e intellettuali.
Schnitzler suscitò scalpore nei circoli letterari con Anatol, sette scene drammatiche che hanno per soggetto un filantropo viennese il cui solo vero interesse nella vita sono le donne e che quasi manda a monte il suo matrimonio perché, alla vigilia delle nozze, ingaggia un ultimo combattimento amoroso. Nel 1961 apparve a Broadway la commedia musicale The gay life, un adattamento di Anatol, con ballerine e walzer gioiosi presentati come ”lo spirito essenziale di Vienna”.
Nessuna opera di Schnitzler uguagliò per eleganza letteraria il Liebelei (Amoruzzi), dramma tragico delleterno triangolo umano.
La via solitaria rappresenta la solitudine delluomo che sceglie la frivolezza e la autoindulgenza come modo di vivere, anziché inserirsi nellimpegno sociale.
Nella commedia La contessa Mizzi, Schnitzler, ispirandosi allalta aristocrazia viennese, scrisse una sofisticata satira della sua etica e del suo comportamento morale.
Alcune parti del Professor Bernhardi hanno un sapore autobiografico: Bernhardi, medico ebreo, rifiuta di permettere a un sacerdote di somministrare lestrema unzione a una giovane malata convinta di essere vicina alla guarigione e non alle porte della morte. Il tema centrale è infatti il dualismo tra letica medica e i dogmi religiosi, ma il medico viene condannato per il suo rifiuto dei riti della Chiesa. In questo suo lavoro Schnitzler, che personalmente conosceva le frecce e i dardi dei denigratori degli ebrei, sfiora la questione ebraica a Vienna, cosa che egli fa raramente nelle sue opere. Sospetto, disprezzo, odio, egli sembra pensare, sono destino comune delle minoranze e il Sionismo non è certo la via della salvezza.
Durante la prima guerra mondiale egli scrisse moltissimo ed alcuni dei suoi scritti più penetranti o intellettualmente stimolanti furono pubblicati dopo il 1918.
Sotto un certo aspetto Karl Kraus fu il più influente scrittore dellanteguerra viennese ed un acerrimo avversario di Bahr e dei suoi satelliti della ”Giovane Vienna”. Figlio di una ricca famiglia ebrea boema e polemista nato, a venticinque anni Kraus iniziò a pubblicare una piccola rivista dalla copertina rossa, Die Fackel, (La fiaccola). Sulle sue pagine smascherava con il fervore di un profeta dellAntico testamento tutto ciò che egli detestava - giornalisti corrotti, mistificazione e ipocrisia nelle arti culturali, il malgoverno municipale, il capitalismo diabolico, la ristrettezza di vedute delle classi abbienti e il Sionismo. Incapace di compromessi egli fece di se stesso una forza morale ed etica nella vita e nella letteratura viennesi.
Una parte di ciò che scrisse nel corso della guerra è trasposta in un grande, anche se incoerente, dramma, Die letzten Tage der Menschheit (Gli ultimi giorni dellumanità). Ferocemente satirico, il lavoro svelava molto del vivere e del sentire viennesi durante ” gli anni in cui personaggi da operetta interpretavano la tragedia dellUmanità”, come Kraus scrisse. Gli ammiratori lo paragonavano a Dean Jonathan Swift e più di uno scrittore viennese della generazione postbellica si è riconosciuto suo debitore.
Il commediografo Karl Schönherr si distaccava dagli autori precedentemente trattati. Medico praticante a Vienna, sebbene originario del Tirolo, univa un realismo senza compromessi a una squisita fantasia e una vena di humour alla serietà. Schönherr ottenne il suo primo successo teatrale con Erde (La terra) i cui temi principali erano il costume contadino dellassoluto dominio del padre sulla famiglia e lamore tirolese per la propria terra.
Meritato successo ebbe anche Glaube und Heimat (Fede e terra natia)(4), in cui Schönherr predicava la tolleranza. La scena è ambientata nel periodo della Riforma quando ai contadini protestanti è imposto di seguire i nuovi insegnamenti religiosi pena lespulsione dalla loro terra avita. Essi rispondono ostinatamente che avrebbero sopportato qualsiasi sacrificio ma non avrebbero rinunciato alla Bibbia di Lutero, e così vengono tutti spietatamente cacciati.
Per tenere alto il morale negli anni di guerra, Schönherr compose Popolo nel bisogno , un testo in cui, in un dialetto colloquiale, si ricorda leroica lotta dei montanari tirolesi nel 1809 per rompere la stretta mortale delle truppe napoleoniche.
A Vienna gli amanti del teatro – sia detto per inciso- accolsero con grande soddisfazione la costruzione di numerose nuove sedi teatrali. Il Deutsches Volkstheater, unelegante costruzione in pietra bianca a forma di tempio, circondata da bei giardini, accrebbe la possibilita di seguire popolari drammi folcloristici , mentre il repertorio del nuovo Raimund Theater abbracciava sia lavori popolari sia più serie produzioni classiche, che erano in un certo qual modo sotto il patronato del teatro di corte.
Si costruirono due teatri vicini: il Neues Wiener Stadt Theater e il Johnn Strauss e più modeste sale nel Prater e sul Kahlenberg che venivano usate soprattutto nei mesi estivi.
Nel gran numero di superbi attori del palcoscenico viennese la figura di Josef G. I. Kainz può essere emblematica: dotato di una voce meravigliosa, di una dizione perfetta e di una immensa vitalità, Kainz, dopo dure lotte e varie esperienze (tra cui una trionfale tournée negli Stati Uniti ) vide avverarsi il sogno della sua vita, succedere a Mitterwurzer al Teatro di Corte. Egli interpretò brillantemente sia Amleto sia altri ruoli shakespeariani, fu uno splendido Cyrano de Bergerac ed impersonò tutti gli eroi di Grillparzer. Critici e poeti cantarono le lodi del geniale ed amatissimo Kainz.
Hedwig Bleibtreu, la più valente attrice tragica, proseguì al teatro di corte la tradizione di Charlotte Wolter. Nellarco della sua carriera interpretò circa duecento ruoli, dando il meglio di sé in quelli classici, come Saffo o Medea e nella produzione di Schönherr. Gli appassionati di cinema della generazione seguente poterono rendersi conto delle sue qualita teatrali nel film ”Il terzo uomo”.
I teatri erano così ben sovvenzionati e frequentati che lo scrittore Stephan Zweig sentenziò che Vienna era preda di una vera ”teatromania”, ma stava emergendo un potenziale competitore nel soddisfare i gusti popolari e meno dispendiosi: il cinema.
Nel 1896 fu aperta la prima sala cinematografica - una piccola stanza in uno scantinato nel Kohlmarkt - ed intorno al 1912 vi erano già novantasei cinema, capaci di 36.000 posti.
La presenza di nomi femminili nella lista tra i maggiori autori viennesi testimonia in un certo qual modo il progresso del femminismo.
La baronessa Marie von Ebner-Eschenbach, che studiò e si sposò a Vienna, dove passava diversi mesi allanno, scrisse brevi romanzi e racconti che la posero fra i più noti romanzieri di lingua tedesca: essa fu la prima donna che luniversità di Vienna insignì di una laurea ad honorem. Sebbene abbia tracciato, con realismo e intelligenza, un quadro di tutte le classi sociali, eccelse nel descrivere laristocrazia viennese, suo ambiente naturale. In nessun altro luogo come nelle sue pagine i preconcetti, gli interessi e le debolezze del patriziato austriaco sono svelati con così tanta competenza.
Nella Contessa Muchi, romanzo epistolare, una giovane ereditiera, con molta ingenuità si rivela fiera nemica dello studio e della cultura e svela le propensioni alle infedeltà matrimoniali dellaristocrazia.
Nel romanzo Dopo la morte si narra di una figura esemplare di aristocratico terriero che, fra tanti suoi simili indolenti e dissoluti, prova un reale attaccamento alla buona terra e ai contadini che vi si affaticano.
Il romanzo Giù le armi di Bertha von Suttner ebbe una risonanza mondiale per il suo trascinante pacifismo. La Suttner, angosciata dalle guerre europee della sua giovinezza, vi mise in risalto tutti gli orrori e le sofferenze della guerra lanciando lappello ad una cooperazione e ad una comprensione mondiale. Se si smettesse la corsa ai costosi armamenti e se le guerre cessassero, essa argomentava, si potrebbero risolvere tutti i problemi sociali esistenti.
Giù le armi divenne il motto di un movimento di pace generale a cui prese parte la Suttner. Per rafforzare lo spirito internazionale essa si recò spesso negli Stati Uniti dove, ogni volta, teneva centinaia di conferenze . Pare che Bertha von Suttner abbia influenzato Alfred Nobel a fondare il Premio per la Pace che porta il suo nome; comunque è stata la prima donna su cui ricadde questo onore. Più tardi ricevette lo stesso premio Alfred Fried, collaboratore della Suttner nella causa della pace internazionale.
La capitale absburgica ebbe in Hugo von Hofmannshal un vero genio poetico e letterario, ma egli viene ricordato soprattutto come librettista di Richerd Strauss con cui collaborò a lungo.Come Schnitzer, con il quale fraternizzò nella ”Giovane Vienna”, Hofmannsthal era ossessionato dal mistero della morte e cercò nei secoli passati ispirazione e soggetti per le sue opere. Molti scrittori avevano con lui profondi legami nel contrastare lincessante avanzare del materialismo. Egli era profondamente legato a Vienna, che descrisse come ”quella grande, piccola, pesante e alata città dei giorni impertinenti e dei sogni profondi, quella città più facile da amare ed odiare che da capire e lasciare”.
A diciassette anni Hofmannsthal suscitò grande entusiasmo nel mondo culturale viennese pubblicando un dramma lirico in versi molto sofisticato, intitolato Gestern (Ieri). Scritto con una straordinaria sensibilità lessicale, rivelava una mente fertile di idee velate di cinismo,di tedio e di malinconia. Alcuni intellettuali lo salutarono come un Goethe redivivo, cosa che piacque molto al poeta poichè proprio Goethe era lideale al quale si ispirava.
Ladesione di Hofmannsthal allarte per la salvezza dellarte, il suo disperato anelito alla perfezione, il suo profondo legame al passato, sono ben rappresentati ne La morte di Tiziano. Un altro dramma, Il folle e la morte analizza con grande maestria tutte le angosce della giovinezza. Verso i venticinque anni egli ritenne di aver esaurito tutte le sue capacità creative. Questa, comunque, era soltanto una sensazione passeggera, poiché, lasciando da parte il credo dellestetismo egli compose le brillanti liriche per lElettra a cui seguirono i piacevolissimi versi del Cavaliere della rosa.
Se cera qualche dubbio che Hofmannsthal avesse abbandonato il regno dellarte per la salvezza dellarte, questo fu del tutto dissipato da Jedermann (Ognuno), una sorta di sacra rappresentazione. Molti critici hanno ritenuto che Hofmannsthal abbia raggiunto lapice della sua creatività in quella storia di peccato, pentimento e redenzione che esaltava le virtù cristiane della tolleranza e della carità. Dopo il 1918 questo lavoro veniva rappresentato ogni anno a Salisburgo con immenso successo e popolarità.
Durante il conflitto mondiale egli assunse uno stile politico e propagandistico esaltante la missione dellAustria (ancor più di quanto fece Bahr) e cercando di rinvigorire un ardente patriottismo. Compose panegirici del Principe Eugenio di Savoia e di Maria Teresa e pubblicò libri per ribadire la missione dellAustria e il suo destino nel mondo. Tutto ciò invano,e la distruzione nel 1918 della venerabile Monarchia lo lasciò paralizzato per un certo tempo.
Un altro membro del circolo Giovane Vienna, Richard Beer-Hofmann, compose un breve ma delizioso poema, Ninnananna per Miriam, sulla solitudine dellesistenza, la frammentarietà della vita e il caotico universo. La sua adesione alla scuola psicologica viennese è evidente ne Il conte di Charolais, il suo testo teatrale più rappresentato: gli esseri umani sono soltanto pedine sulla scacchiera della vita mosse da un imperscrutabile fato.
Diventato un appassionato sionista, Beer-Hofmann compose drammi allegorici con lintento di promuovere la causa di una ”casa nazionale” degli ebrei (Il sogno di Jaakob). I suoi scritti migliori furono pubblicati alla fine della guerra, come avvenne anche per Hofmannsthal e in misura minore per Schnitzler.
Le ansie del proletariato viennese ebbero in Alfons Petzhold una voce poetica. Nella sua povera giovinezza vissuta a Vienna, spesso ammalato, in perenne ricerca di un lavoro, egli simpatizzò con la socialdemocrazia, sebbene lortodossia marxista contasse per lui molto meno del rapido miglioramento della vita dei lavoratori. Nelle Storie della mia strada egli mette in versi, bellissimi per la profondità dei sentimenti e per il linguaggio usato, la sua aspra giovinezza e il richiamo all’uguaglianza sociale. Nelle Ballate per la rivoluzione fustiga lo stato, la Chiesa Romana e il capitalismo privato.
Ma alla dichiarazione della Prima Guerra Mondiale pubblica poesie che un qualsiasi apostolo borghese avrebbe potuto scrivere. Col prolungarsi di quegli spaventosi combattimenti, però, egli compose versi che esprimevano l’odio per quellimmane carneficina e l’amore per tutti gli uomini di qualsiasi nazionalità. Le autorità austriache misero allindice queste poesie troppo pacifiste per quei tempi.
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