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D. PECHE, La città. Foglio da ritagliare, 1918

La Wiener Werkstätte: l’arte del giocattolo

di Milena Cossetto

“In ogni bambino si nasconde una parte di artisticità – che cosa sarebbe il gioco se non un modo di fare arte?” scriveva Julius Leisching, direttore del Mährische Gewerbe-Museums di Brünn (Museo delle arti e mestieri di Brünn in Moravia), nel 1905.

Il Novecento si apre all’insegna di una rinnovata attenzione all’infanzia: la pedagogista svedese Ellen Key aveva proposto di dedicare il XX secolo all’infanzia e ai suoi bisogni. In questo senso la promozione dell’arte nella vita dei bambini doveva diventare un’azione consapevole per il mondo degli adulti: non si trattava solo di costruire “strumenti educativi” e mezzi didattici più accattivanti o più funzionali, quanto piuttosto di far scendere gli artisti dall’Olimpo e farli entrare nella stanza dei giochi dei bambini.

In Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Olanda a partire dalla fine dell’Ottocento giovani artisti ed artiste cominciano a cimentarsi in nuove forme di illustrazione per l’infanzia; su questo terreno la riflessione pedagogica si intreccia con il dibattito artistico-culturale. La casa editrice Alexander Koch di Darmstadt, in Germania, pubblica tra il 1904 e il 1909 una rivista mensile, Kind und Kunst (Bambino e Arte ), dedicata allo sviluppo della sensibilità artistica e della creatività nell’infanzia.

Nell’area absburgica furono gli artisti della Secessione Viennese a recepire questa nuova attenzione al rapporto tra arte, creatività ed infanzia e già nel 1898, primo anno di uscita della rivista Ver Sacrum , pubblicano un contributo del pedagogista tedesco Max Spanier sull’uso delle nuove tavole parietali, tabelloni didattici, a scuola e a casa, prodotte da artisti e pittori d’avanguardia: insomma anche l’attività pedagogico-educativa diventa campo di espressione dell’arte, dell’arte totale.

Le tavole parietali, che oggi sono oggetto di culto di collezionisti e di cui un ricco fondo si trova ed è esposto presso il Museo della Scuola-Schulmuseum di Bolzano , erano state realizzate con il contributo di grafici e pittori quali Carl Moll, Max Kurzweil, Carl Krenek, Ferdinand Andri e altri. Questi moderni cartelloni didattici si discostano radicalmente dalle carte parietali del XIX secolo: ai cupi colori della pedagogia ottocentesca si sostituiscono i colori brillanti e vivaci che caratterizzano la nuova attenzione ai bambini e alle bambine, puntando sulla trasformazione degli stessi arredi dei luoghi destinati ai piccoli: le aule, la stanza dei giochi, le camerette devono diventare luoghi piacevoli, dove la dimensione creativa spinge a “costruire strumenti culturali”, piuttosto che a diventarne meri consumatori.

Die Kunst im Leben des Kindes (L’arte nella vita del bambino ), è il titolo di una mostra itinerante partita da Berlino nel 1901 e approdata a Vienna nel 1902, che propone una riflessione sul mondo delle immagini prodotte appositamente per i bambini: vi erano esposti libri per l’infanzia, libri illustrati, cartelloni e quadri, tavole parietali, disegni. La mostra, organizzata dall’Associazione dei Librai di Lipsia, non proponeva solo materiali prodotti in Germania, ma anche materiali francesi ed inglesi e poi olandesi, svedesi e giapponesi.

Gli autori erano prevalentemente donne: si trattava di tutte le artiste che, non accettate proprio in quanto donne nella Accademia di arte applicata, avevano frequentato la Scuola d’arte per donne e ragazze. Le loro opere spaziavano dalle più diverse tipologie di giocattoli, ai libri per bambini, ai libri illustrati, ai cartelloni e alle tavole parietali (Wandtafeln und Wandbilder), ai mobili per la stanza dei bambini, alle decorazioni colorate sui muri.

Anche il giocattolo, così come molti altri oggetti destinati all’infanzia, all’inizio del XX secolo rischiava di diventare vittima della produzione e della commercializzazione di massa.

I giocattoli, che videro la luce fin dall’antichità, furono protagonisti e nello stesso tempo testimoni dei cambiamenti di mentalità sia nella rappresentazione del mondo, sia nell’immagine che del bambino hanno avuto le diverse epoche storiche.

Negli affreschi più antichi e nei quadri d’autore scopriamo bambini e bambine giocare con l’altalena, la corda, con i birilli, i dadi, le bambole; gli scavi archeologici hanno portato alla luce piccoli aratri o minuscole figure di animali, probabilmente giochi di bimbi nelle società agricole; nelle vetrine di qualche antiquario o nei musei troviamo giocattoli che riproducono in miniatura i primi mezzi di locomozione, carrozze, treni, teleferiche, la tecnologia applicata alla vita quotidiana o le prime “macchine” delle società industriali. Nei giochi per l’infanzia troviamo rappresentati e, per così dire “modellizzati”, le relazioni sociali, il rapporto tra natura e tecnologia, le immagini del vivere sociale di ogni epoca. Attraverso un’attenta osservazione dei giocattoli di ieri e di oggi si possono cogliere i modi con cui gli adulti rappresentavano (e rappresentano ancor oggi) a se stessi e ai bambini il mondo in cui vivono: attraverso il gioco, insomma, i bambini potevano incominciare ad entrare nel mondo degli adulti, magari “un po’ per finta e in punta di piedi”.

Anche gli artisti della Wiener Werkstätte si interessarono molto presto al mondo dei bambini: libri per l’infanzia, fogli illustrati, decorazioni, giocattoli, mobili, cartelloni e manifesti ed altri oggetti vennero progettati e prodotti fin dai primi anni di attività. Sono giunti fino a noi le costruzioni in cartoncino di Kolo Moser e di Dagobert Peche; Hilda Jesser ha ideato un gioco di cubi con le facce rivestite da litografie a colori; sono stati realizzati anche molti fogli a colori con figure da ritagliare. Ma non solo: la Wiener Werkstätte, nello sforzo di dare nuova forma a tutti gli oggetti della vita quotidiana e di animarli in modo artistico, intraprese la battaglia contro tutto ciò che definiva “una forma, svuotata dell’anima e del pensiero”. La lotta contro la massificazione dei prodotti, contro la perdita della dimensione artistica, passava, dunque, anche attraverso la “camera dei bambini”: l’arredamento stesso, i giocattoli, le immagini del mondo infantile, per svolgere un ruolo educativo, dovevano essere permeati dalla dimensione artistica, in modo da promuovere nella stessa attività ludica il gusto del bello, il gusto dei colori e la consuetudine nel manipolare materiali raffinati in modo da stimolare l’incanto e la fantasia davanti ad un libro di fiabe o una marionetta di legno, poiché “arte e gioco sono il completamento della vita, sono un sostituto della realtà mancante.”

In questo senso dentro al mondo di immagini del mondo dei bambini si nascondono non solo gli intenti educativi della cultura della finis austriae , ma anche i sogni di un futuro più bello, che gli adulti consegnano alle nuove generazioni, racchiusi in ogni giocattolo, in ogni immagine, come in uno scrigno prezioso. L’architetto Josef Hoffmann non ha solo progettato, costruito e realizzato dei giocattoli d’arte, ma soprattutto è stato capace di stimolare la creatività dei suoi allievi e collaboratori in questo settore: “Chi ha la gioventù ha anche il futuro”, sosteneva Hoffmann, e divenne quindi anche nel campo dell’arte applicata per l’infanzia una figura di rilievo.

Il giocattolo progettato, prodotto, venduto nella Wiener Werkstätte nei primi anni del Novecento doveva contenere in sé alcune caratteristiche fondamentali: la forza e l’efficacia di un oggetto, infatti, dovevano essere strettamente connesse con la qualità del materiale.

Secondo la rivista tedesca Kind und Kunst (Bambino e Arte ), i prodotti per l’infanzia della Wiener Werkstätte sia dal punto di vista pedagogico, sia da quello estetico erano innovativi sul piano della creatività e del gusto: sono giunti fino a noi i giocattoli di Kolo Moser, un sonaglio in argento e uova di pasqua di legno, le figure in legno dipinte da Therese Thetan, progettate insieme a Moser, semplici figure stilizzate lavorate al tornio, le città giocattolo colorate e fantasiose e firmate dallo stesso Kolo Moser, i giocattoli di Fanny Zakucka innovativi dal punto di vista della fantasia e della versatilità.

Harfling e Minka Podhajska, due artiste che hanno sempre lavorato per la Wiener Werkstätte ed entrambe alunne di Adolf Bhöm nella Scuola d’arte per donne e ragazze di Vienna hanno contribuito con una serie di giocattoli in legno alla fama della Wiener Werkstätte nel settore dell’arte per l’infanzia. Kolo Moser faceva lavorare molto i suoi allievi e le sue allieve nel settore del giocattolo e li stimolava a nuove idee e a nuovi progetti; i risultati furono esposti in una mostra dedicata al Natale organizzata dal Mährische Gewerbe-Museums di Brünn (Museo delle arti e mestieri di Brünn in Moravia). Proprio per questa esposizione Johanna Hollmann e Rosa Wachsmann progettarono e costruirono giocattoli in legno e giocattoli in movimento; ebbero notevole successo di pubblico e di critica e diedero lustro alla Wiener Kunstgewerbeschule (Scuola per l’Arte e l’Artigianato di Vienna).

La rivista Kunst und Kunsthandwerk (Arte e Artigianato artistico) apprezzava soprattutto i diversi tipi di costruzioni (cubi, ma anche diverse altre forme geometriche), le figurine in legno, lavorate artigianalmente al tornio e vestite con i costumi tradizionali dei diversi popoli, o ancor di più gli animali di Minka Podhajska con le zampe mobili e l’espressione ridicola….  Allegria e gioia traspare anche dalle ricostruzioni animate di ambienti di vita quotidiana, in cui talvolta gli adulti vengono rappresentati in modo ironico.

I libri illustrati, libri di scuola, tabelloni didattici, tavole parietali, fogli illustrati per le camere dei bambini sono opere d’arte, affidate alla fantasia, all’inventiva, ai tratti di artisti-artigiani, che sanno sottrarre questi oggetti delicati alla massificazione dei prodotti di consumo.

Il tentativo di ricostruire il mondo di immagini del mondo dell’infanzia ha ancora una lunga strada da percorrere: mancano ancora molte informazioni e conoscenze specifiche sui libri di scuola e sui libri illustrati destinati ai bambini del mondo absburgico, che andrebbero osservati e studiati anche in relazione alle differenze etnico-linguistiche e culturali e in relazione al modello unitario pluriculturale dell’imperial-regia monarchia.

L’aspetto che però colpisce di più oggi, è che il secolo del bambino ha prodotto alla sua nascita un mondo di immagini per l’infanzia (nei libri, nei cartelloni, nei giocattoli) belle, serene, piene di speranza. In tutti i paesi d’Europa si era diffusa una sorta di lingua delle immagini che, con i nuovi mezzi di comunicazione estetica, prometteva per i bambini un mondo più amichevole ed umano. Probabilmente i luoghi dell’immaginario infantile erano spazi protetti, dove lo stesso rumore dei conflitti sempre più accesi del mondo degli adulti non avrebbe dovuto giungere. Sono scrigni preziosi quei giocattoli e quei disegni colorati, perché nascondono il tesoro del XX secolo, il sogno di un mondo in pace.

Noi, figli di quel secolo, ci guardiamo indietro incuriositi, carichi di esperienza e un po’ malinconici, ma nutriamo comunque, in un angolo del nostro cuore ostinato, l’antica speranza di pace ed amicizia tra gli esseri umani e con la natura, molto simile a quella racchiusa nelle immagini per l’infanzia del mondo di ieri.

Per saperne di più

- Bing bang trc&trac click e clak brum brum. Giocattoli dall'era industriale: 2 collezzioni, Lugano Svizzera 1998, testo italiano-tedesco.
- CAVALLI G., Giocattoli di latta in catalogo della mostra Il castello dei Balocchi, Torino 2000.
- HANSEN T., Kinderspiel und Jugendstiel, Wien 1987.
- HELLER F. C., Die Bilderwelt der Kinderwelt, in PLETICHA H., Die Kinderwelt der Donaumonrchie, Wien 1995.
- MEO F., QUARANTINI R., Il bambino e il suo mondo Verona 2000.
- METZGER J., Spielzeug damals, heute, anderswo, Frankfurt a M.-Berlin 1954.
- SCHWEIGER W. J., Meister Werke der Wiener Werstätte. Kunst und Handwerk, Lienz 1990, trad. it.: Wiener Werkstätte. L'artigianato diventa arte 1903-1913, Milano 1990.
- TOSA M., Le Bambole, Milano 1983.


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