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G. KARLHAMMER. Cafè Heinrichhof sul Ring di fronte al testro dell'opera, 1910

La Wiener Werkstätte: storia e curiosità

Di Elena Farruggia

La fondazione

Sappiamo che la Wiener Werkstätte fu fondata nel 1903 da Joseph Hoffmann e Kolo Moser, professori della Kunstgewerbeschule di Vienna e da Friedrich Wärndorfer, commerciante di tessuti e banchiere , ma è interessante vedere come gli stessi artisti che la fondarono e i loro contemporanei ricordano quegli avvenimenti. Riporta Werner J. Schweiger:

“I fatti storici fin qui ricordati esigono che la storia della fondazione della WW sinora tramandata sia corretta, soprattutto per quanto riguarda il momento storico. Tuttavia - poiché questa storia è molto graziosa e per di più si svolge nell’istituzione tipicamente viennese del ”Kaffeehaus”, avvolta nella leggenda e a sua volta creatrice di leggende - ci sia concesso qui di raccontarla nella versione che Wolfgang Rochowanski ne dette nel 1950.

Rochowanski fu l’unico a datare l’accaduto al 1902: «In una delle più accese conversazioni al Café Heinrichshof, di fronte all’Opera - in cui i giovani artisti si riunivano intorno a Hoffmann e alle quali partecipava anche Otto Wagner - si trovò un giorno un ospite che rispondeva al nome di Fritz Wärndorfer. Era reduce da un viaggio in Inghilterra e si era incontrato là con Mackintosh e con il suo circolo. Sapeva molte cose su di lui ed era in grado di raccontare parecchio sul movimento di Morris. I suoi racconti eccitarono l’animo dei presenti; ancora una volta si criticarono le condizioni di Vienna e non si fu avari né di progetti né di desideri. Alla domanda, posta da Wärndorfer , di cosa davvero in fondo si sentiva l’esigenza, Kolo Moser diede una sintetica risposta: “Se avessimo in tasca 500 corone, sapremmo già come incominciare”. L’appello fu subito recepito da Wärndorfer, che estrasse il portafogli e depose sul tavolo la somma richiesta, che per quei tempi non era affatto esigua. I giovani artisti non avevano mai visto una somma del genere e il loro entusiasmo crebbe ancora e si diedero da fare ancor di più per cominciare a realizzare subito le loro idee. Quando si ritrovarono il giorno dopo erano già in grado di dare notizie su un bellissimo posto che avevano trovato nella zona di Wieden, che avevano già preso in affitto e che avevano arredato in stile Biedermeier; ma del denaro non era restato nulla. All’ennesimo ripresentarsi di questo dato di fatto Wärndorfer disse: ”Parlerò con mia madre”. E in effetti le parlò. Ciò che fu in grado di portar loro era adattissimo a riaccendere la fantasia: c’erano a disposizione 50.000 corone. Con tale disponibilità tutti i limiti terreni svanivano, e quella schiera di artisti si sentì come incantata. L’unico vincolo che Josef Hoffmann e con lui Kolo Moser - dovevano rispettare consisteva nell’impegno a dar vita a un ideale. Così nacque la WW...».

Nell’Autobiografia Hoffmann completa la presentazione della storia: «Fummo... immediatamente pronti a incominciare, cercammo subito nella zona di Wieden una piccola abitazione; in quei tempi ciò non presentava alcuna difficoltà, poiché ogni edificio aveva alla porta cartelli con l’indicazione degli appartamenti disponibili. Così occupammo immediatamente i locali che avevamo trovato. Si dovette anche pensare a procurarci alcuni tavoli, armadi e sedie. Poiché volevamo incominciare con i preparativi in quello stesso giorno, cercammo di procurarci esclusivamente mobili in stile Biedermeier: solo quelli potevano rispondere al nostro ideale artistico. Ci riuscì in un’ora, e sul far della sera sedevamo nel nostro studio appena aperto e riflettevamo su quali dovevano essere i primi passi da compiere.»

Con tre artigiani diplomati, l’argentiere Karl Kallert e i fabbri Konrad Koch e Konrad Schindel, la WW andò a occupare l’appartamento del IV distretto, al n. 6 di Heumülgasse. Nelle due stanze vennero attrezzati il laboratorio per l’argento e quello per il metallo, nello stanzino si insediò la direzione.

Ora, con il capitale messo a disposizione da Fritz Wärndorfer, «si poteva incominciare e organizzare nel modo più adatto gli spazi per i laboratori in cui elaborare i nostri progetti. Nella Neustiftgasse si trovava una grossa ala di fabbricato che potevamo avere subito a disposizione e che poteva, grazie alla sua ampiezza, contenere tutte le attrezzature che avevamo in progetto di collocarvi». (Joseph Hoffmann, Autobiografia )

Nell’ottobre del 1903 ci si trasferì nei nuovi locali di Neufstifgasse 32-34, e lì furono attrezzati i laboratori di oreficeria, di argenteria, di intaglio, di legatoria, di conceria, di falegnameria, di laccatura e un ufficio di costruzioni.

Hoffmann, il cui atelier di architettura fu a sua volta affiancato alla WW, incominciò insieme con Moser a cercare i collaboratori più adatti, come esperti in legatoria, nella lavorazione dell’oro e dell’argento, in falegnameria, in pittura, eccetera, All’inizio si dovette lavorare soprattutto per le esigenze interne. I laboratori e i locali di esposizione dovevano essere attrezzati. Dovevano essere compiuti tutti i tentativi possibili per portare a nuova vita le vecchie tecniche di artigianato artistico. Ma prima di tutto Hoffmann e Moser dovettero progettare ex novo gli oggetti d’uso quotidiano o quelli con funzione puramente ornamentale. Trovò così realizzazione il postulato di Hoffmann, secondo il quale «soltanto in un laboratorio proprio si conseguono le conoscenze fondamentali del trattamento dei più svariati materiali» (Josef Hoffmann, Autobiografia). In queste circostanze Kolo Moser fu per Josef Hoffmann non solo un eccezionale partner e un collaboratore, ma soprattutto un modello e una fonte di sempre nuova energia: « Destò spesso molta ammirazione il vedere come Moser, lui pittore, riuscisse a penetrare nei segreti dell’arte della costruzione e la prontezza con cui sapeva riconoscere inesattezze ed errori che derivavano da cattive abitudini». (Josef Hoffmann, Autobiografia ).

Così iniziò il lavoro comune. Esso si svolse nel silenzio per un anno, trascorso il quale la WW si presentò al pubblico”(2) Laboratori e condizioni di lavoro rispondevano al programma di ricostituire la smarrita unità di forma e di valore d’uso:

“Nell’arredamento dei laboratori venne attuato il principio secondo cui un posto di lavoro ben allestito rafforza la consapevolezza di sé e aumenta la gioia del lavoro stesso. La realizzazione di locali di lavoro ben organizzati e salubri era perfettamente in linea con il lavoro educativo della WW. Il fatto che i laboratori fossero dotati di sanitari, come WC e lavabi, era tanto sensazionale che ne diedero notizia persino le riviste d’arte.

«Quando si mette piede nella WW si avverte la piacevole sorpresa di vedere che tutti gli spazi di lavoro sono attrezzati nel modo più perfetto anche dal punto di vista estetico e che sono molto favorevoli allo spirito creativo. L’igiene è la base di una bellezza che colpisce al primo sguardo; la luce, la pulizia e l’aria buona soddisfano l’esigenza fondamentale. Le pareti e le parti in legno sono verniciate di bianco, le parti in metallo di blu e di rosso.., Potrebbe sembrare comprensibile che ad alcuni impiegati... l’atmosfera apparisse all’inizio così nuova da renderli un po’ diffidenti; certo nessuno di loro ha mai lavorato in condizioni così favorevoli ». (Joseph August Lux, 1904 )(3)

Ma non era solo l’arredamento dell’ambiente di lavoro ad accrescere la piacevolezza del lavoro stesso: anche il comportamento era regolato e per consuetudine nei locali della WW gli insulti erano vietati. I superiori mantenevano nei confronti de loro sottoposti un rapporto non tanto istituzionale, quanto e soprattutto personale Su queste basi tutto scorreva liscio e semplice, senza attriti». (Helga Malmberg)”.(4)

Numerosi periodici d’arte e le terze pagine dei quotidiani dedicarono grandi spazi alla nascita delle WW., ma il primo in assoluto fu il Deutsche Kunst und Dekoration che anche negli anni a venire apportò loro un notevole contributo pubblicitario e ne seguì fedelmente l’evoluzione artistica, dagli oggetti preziosi ai più vasti lavori.

Così sul Deutsche Kunst und Dekoration (5) “Joseph August Lux presentava la neonata impresa: « In silenzio si è costituito a Vienna un laboratorio di artigianato artistico di grande stile. In mezzo allo strepito delle fabbriche ferve il lavoro manuale dell’artigiano più tranquillo e più ricco d’anima. Certo non mancano neppure qui attrezzature meccaniche; anzi, la WW è dotata dì tutte le novità tecniche indispensabili per questa impresa. Ma qui la macchina non è dominatrice e tiranna dell’uomo: è piuttosto la sua volonterosa collaboratrice, e i prodotti rispecchiano non la sua fisionomia ma quella dello spirito dell’artista che li ha creati e dell’abilità delle sue mani abituate a creare oggetti d’arte. Meglio lavorare dieci giorni a un oggetto che produrre dieci oggetti al giorno: questa è la convinzione di fondo del laboratorio, alla quale convinzione ogni lavoratore dovrebbe essere educato per poter dare il meglio di sé. Ogni oggetto rappresenta il frutto più alto delle potenzialità tecniche e artistiche e il suo valore artistico può essere individuato proprio lì dove tanto raramente si trova e dove in verità dovrebbe essere cercato, cioè non esclusivamente nell’aspetto esterno puramente decorativo o nelle componenti formali ma soprattutto nella serietà e nella fluidità del lavoro spirituale e manuale. Di entrambe queste qualità ogni oggetto porta l’impronta. Esso non è contraddistinto solo dall’artista che ne ha elaborato il progetto ma anche da chi lo esegue, dall’artigiano, dal lavoratore che lo ha soltanto prodotto. Questa è un’altra peculiarità dell’intelligenza sociale e politica dei fondatori... Oggi la WW possiede un’élite di artigiani artistici che si sentono solidali con l’impresa e che sono animati dalla lodevole ambizione di dare, ciascuno a suo modo, il meglio di sé. La sala delle esposizioni, situata all’ingresso, ci offre un quadro generale. Domina il bianco nelle vetrine incassate nella parete si trovano numerosi oggetti d’arte di metallo prezioso, di legno, di cuoio, di vetro e di pietre preziose: gioielli e articoli di uso comune in forme molto concrete e trattati con grande rispetto della materia.”(6)

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