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Arthur Schnitzler

Il mondo letterario

I letterati viennesi operanti dopo il 1890 ebbero successo come mai prima d’allora, in patria e all’estero. I temi e le discussioni rispondevano ai cambiamenti del secolo dovuti al progresso delle scienze e ai dibattiti che ne scaturirono, all’intensificarsi dell’urbanizzazione e alla crescita della classe media con la sua peculiare scala di valori. Più di un autore, provando un senso di disperato pessimismo, penetrò il lato morboso, perfino quello macabro, della personalità umana. Guardando in prospettiva, non è difficile scorgere in molte opere letterarie di quel periodo un senso di rassegnazione all’ineluttabilità del destino umano.

Il gruppo Giovane Vienna si raccolse attorno a Hermann Bahr, scrittore dalle molteplici sfumature e personaggio di spicco nella metropoli danubiana per la barba patriarcale e l’abbigliamento strambo e pieno di una sgargiante vivacità. Di notte la Giovane Vienna convergeva al Cafè Griensteidel per ascoltare i vaticinii di Bahr e scambiare opinioni sui più svariati argomenti. Bahr definiva la sua filosofia culturale ”espressionista”, termine con il quale intendeva un meditato sforzo per scoprire ed esporre i più reconditi stati psicologici individuali e non l’apparenza esteriore. I suoi molteplici scritti che abbracciano le più diverse forme testuali, hanno un valore molto limitato, tuttavia egli ottenne un grande successo, anche internazionale, con una commedia, Il concerto (Das Konzert), una bizzarra storia di fedeltà coniugale.

Nel 1914, all’inizio della guerra, Bahr scrisse violente satire contro lo spirito marziale, ma poi glorificò l’alta missione della casa absburgica ed proprio lui, che era stato uno spirito scettico alla Voltaire, cantò le lodi della Chiesa Cattolica quale baluardo di sicurezza per la generazione travolta dalla guerra La voce.

La principale personalità letteraria della Giovane Vienna ed il patrocinatore della cosiddetta scuola psicologica degli autori viennesi non fu però Bahr ma Arthur Schnitzler.

Sia nelle commedie, sia nei romanzi e racconti - ancora ampiamente tradotti in molte lingue - Schnitzler dispiegò una incredibile acutezza nell’analizzare le recondite motivazioni dell’agire umano e nello scoprirne le aberrazioni mentali tanto che Freud lo riconobbe come ”un collega”. Scetticismo e cinismo sono enfatizzati negli scritti di Schnitzler. Per alcuni critici realizza nelle sue opere il canto del cigno del decadente edonismo viennese, per altri la sua atemporale devozione a temi di amore e morte possiede un valore universale.

Comunque sia, la sua notorietà raggiunse tali altezze che quel periodo viene spesso denominato ”l’età di Schnitzler” e che tuttora opera l’”International Schnitzler Research Association” creata da un gruppo di studenti di letteratura americani.

Scrittore dallo stile elegante, Schnitzler prediligeva dialoghi pungenti e spirito ironico.

Le vicende delle sue produzioni teatrali erano spesso ambientate a Vienna e nei luoghi di svago frequentati dai benestanti viennesi e i personaggi erano prevalentemente professionisti e intellettuali.

Schnitzler suscitò scalpore nei circoli letterari con Anatol, sette scene drammatiche che hanno per soggetto un filantropo viennese il cui solo vero interesse nella vita sono le donne e che quasi manda a monte il suo matrimonio perché, alla vigilia delle nozze, ingaggia un ultimo combattimento amoroso. Nel 1961 apparve a Broadway la commedia musicale The gay life, un adattamento di Anatol, con ballerine e walzer gioiosi presentati come ”lo spirito essenziale di Vienna”.

Nessuna opera di Schnitzler uguagliò per eleganza letteraria il Liebelei (Amoruzzi), dramma tragico dell’eterno triangolo umano.

La via solitaria rappresenta la solitudine dell’uomo che sceglie la frivolezza e la autoindulgenza come modo di vivere, anziché inserirsi nell’impegno sociale.

Nella commedia La contessa Mizzi, Schnitzler, ispirandosi all’alta aristocrazia viennese, scrisse una sofisticata satira della sua etica e del suo comportamento morale.

Alcune parti del Professor Bernhardi hanno un sapore autobiografico: Bernhardi, medico ebreo, rifiuta di permettere a un sacerdote di somministrare l’estrema unzione a una giovane malata convinta di essere vicina alla guarigione e non alle porte della morte. Il tema centrale è infatti il dualismo tra l’etica medica e i dogmi religiosi, ma il medico viene condannato per il suo rifiuto dei riti della Chiesa. In questo suo lavoro Schnitzler, che personalmente conosceva le frecce e i dardi dei denigratori degli ebrei, sfiora la questione ebraica a Vienna, cosa che egli fa raramente nelle sue opere. Sospetto, disprezzo, odio, egli sembra pensare, sono destino comune delle minoranze e il Sionismo non è certo la via della salvezza.

Durante la prima guerra mondiale egli scrisse moltissimo ed alcuni dei suoi scritti più penetranti o intellettualmente stimolanti furono pubblicati dopo il 1918.

Sotto un certo aspetto Karl Kraus fu il più influente scrittore dell’anteguerra viennese ed un acerrimo avversario di Bahr e dei suoi satelliti della ”Giovane Vienna”. Figlio di una ricca famiglia ebrea boema e polemista nato, a venticinque anni Kraus iniziò a pubblicare una piccola rivista dalla copertina rossa, Die Fackel, (La fiaccola). Sulle sue pagine smascherava con il fervore di un profeta dell’Antico testamento tutto ciò che egli detestava - giornalisti corrotti, mistificazione e ipocrisia nelle arti culturali, il malgoverno municipale, il capitalismo diabolico, la ristrettezza di vedute delle classi abbienti e il Sionismo. Incapace di compromessi egli fece di se stesso una forza morale ed etica nella vita e nella letteratura viennesi.

Una parte di ciò che scrisse nel corso della guerra è trasposta in un grande, anche se incoerente, dramma, Die letzten Tage der Menschheit (Gli ultimi giorni dell’umanità). Ferocemente satirico, il lavoro svelava molto del vivere e del sentire viennesi durante ” gli anni in cui personaggi da operetta interpretavano la tragedia dell’Umanità”, come Kraus scrisse. Gli ammiratori lo paragonavano a Dean Jonathan Swift e più di uno scrittore viennese della generazione postbellica si è riconosciuto suo debitore. Il commediografo Karl Schönherr si distaccava dagli autori precedentemente trattati. Medico praticante a Vienna, sebbene originario del Tirolo, univa un realismo senza compromessi a una squisita fantasia e una vena di humour alla serietà. Schönherr ottenne il suo primo successo teatrale con Erde (La terra) i cui temi principali erano il costume contadino dell’assoluto dominio del padre sulla famiglia e l’amore tirolese per la propria terra.

Meritato successo ebbe anche Glaube und Heimat (Fede e terra natia)(4), in cui Schönherr predicava la tolleranza. La scena è ambientata nel periodo della Riforma quando ai contadini protestanti è imposto di seguire i nuovi insegnamenti religiosi pena l’espulsione dalla loro terra avita. Essi rispondono ostinatamente che avrebbero sopportato qualsiasi sacrificio ma non avrebbero rinunciato alla Bibbia di Lutero, e così vengono tutti spietatamente cacciati.

Per tenere alto il morale negli anni di guerra, Schönherr compose Popolo nel bisogno , un testo in cui, in un dialetto colloquiale, si ricorda l’eroica lotta dei montanari tirolesi nel 1809 per rompere la stretta mortale delle truppe napoleoniche.

A Vienna gli amanti del teatro – sia detto per inciso- accolsero con grande soddisfazione la costruzione di numerose nuove sedi teatrali. Il Deutsches Volkstheater, un’elegante costruzione in pietra bianca a forma di tempio, circondata da bei giardini, accrebbe la possibilita’ di seguire popolari drammi folcloristici , mentre il repertorio del nuovo Raimund Theater abbracciava sia lavori popolari sia più serie produzioni classiche, che erano in un certo qual modo sotto il patronato del teatro di corte.

Si costruirono due teatri vicini: il Neues Wiener Stadt Theater e il Johnn Strauss e più modeste sale nel Prater e sul Kahlenberg che venivano usate soprattutto nei mesi estivi.

Nel gran numero di superbi attori del palcoscenico viennese la figura di Josef G. I. Kainz può essere emblematica: dotato di una voce meravigliosa, di una dizione perfetta e di una immensa vitalità, Kainz, dopo dure lotte e varie esperienze (tra cui una trionfale tournée negli Stati Uniti ) vide avverarsi il sogno della sua vita, succedere a Mitterwurzer al Teatro di Corte. Egli interpretò brillantemente sia Amleto sia altri ruoli shakespeariani, fu uno splendido Cyrano de Bergerac ed impersonò tutti gli eroi di Grillparzer. Critici e poeti cantarono le lodi del geniale ed amatissimo Kainz.

Hedwig Bleibtreu, la più valente attrice tragica, proseguì al teatro di corte la tradizione di Charlotte Wolter. Nell’arco della sua carriera interpretò circa duecento ruoli, dando il meglio di sé in quelli classici, come Saffo o Medea e nella produzione di Schönherr. Gli appassionati di cinema della generazione seguente poterono rendersi conto delle sue qualita’ teatrali nel film ”Il terzo uomo”.

I teatri erano così ben sovvenzionati e frequentati che lo scrittore Stephan Zweig sentenziò che Vienna era preda di una vera ”teatromania”, ma stava emergendo un potenziale competitore nel soddisfare i gusti popolari e meno dispendiosi: il cinema.

Nel 1896 fu aperta la prima sala cinematografica - una piccola stanza in uno scantinato nel Kohlmarkt - ed intorno al 1912 vi erano già novantasei cinema, capaci di 36.000 posti.

La presenza di nomi femminili nella lista tra i maggiori autori viennesi testimonia in un certo qual modo il progresso del femminismo.

La baronessa Marie von Ebner-Eschenbach, che studiò e si sposò a Vienna, dove passava diversi mesi all’anno, scrisse brevi romanzi e racconti che la posero fra i più noti romanzieri di lingua tedesca: essa fu la prima donna che l’università di Vienna insignì di una laurea ad honorem. Sebbene abbia tracciato, con realismo e intelligenza, un quadro di tutte le classi sociali, eccelse nel descrivere l’aristocrazia viennese, suo ambiente naturale. In nessun altro luogo come nelle sue pagine i preconcetti, gli interessi e le debolezze del patriziato austriaco sono svelati con così tanta competenza.

Nella Contessa Muchi, romanzo epistolare, una giovane ereditiera, con molta ingenuità si rivela fiera nemica dello studio e della cultura e svela le propensioni alle infedeltà matrimoniali dell’aristocrazia.

Nel romanzo Dopo la morte si narra di una figura esemplare di aristocratico terriero che, fra tanti suoi simili indolenti e dissoluti, prova un reale attaccamento alla buona terra e ai contadini che vi si affaticano.

Il romanzo Giù le armi di Bertha von Suttner ebbe una risonanza mondiale per il suo trascinante pacifismo. La Suttner, angosciata dalle guerre europee della sua giovinezza, vi mise in risalto tutti gli orrori e le sofferenze della guerra lanciando l’appello ad una cooperazione e ad una comprensione mondiale. Se si smettesse la corsa ai costosi armamenti e se le guerre cessassero, essa argomentava, si potrebbero risolvere tutti i problemi sociali esistenti.

Giù le armi divenne il motto di un movimento di pace generale a cui prese parte la Suttner. Per rafforzare lo spirito internazionale essa si recò spesso negli Stati Uniti dove, ogni volta, teneva centinaia di conferenze . Pare che Bertha von Suttner abbia influenzato Alfred Nobel a fondare il Premio per la Pace che porta il suo nome; comunque è stata la prima donna su cui ricadde questo onore. Più tardi ricevette lo stesso premio Alfred Fried, collaboratore della Suttner nella causa della pace internazionale.

La capitale absburgica ebbe in Hugo von Hofmannshal un vero genio poetico e letterario, ma egli viene ricordato soprattutto come librettista di Richerd Strauss con cui collaborò a lungo.Come Schnitzer, con il quale fraternizzò nella ”Giovane Vienna”, Hofmannsthal era ossessionato dal mistero della morte e cercò nei secoli passati ispirazione e soggetti per le sue opere. Molti scrittori avevano con lui profondi legami nel contrastare l’incessante avanzare del materialismo. Egli era profondamente legato a Vienna, che descrisse come ”quella grande, piccola, pesante e alata città dei giorni impertinenti e dei sogni profondi, quella città più facile da amare ed odiare che da capire e lasciare”.

A diciassette anni Hofmannsthal suscitò grande entusiasmo nel mondo culturale viennese pubblicando un dramma lirico in versi molto sofisticato, intitolato Gestern (Ieri). Scritto con una straordinaria sensibilità lessicale, rivelava una mente fertile di idee velate di cinismo,di tedio e di malinconia. Alcuni intellettuali lo salutarono come un Goethe redivivo, cosa che piacque molto al poeta poichè proprio Goethe era l’ideale al quale si ispirava.

L’adesione di Hofmannsthal all’arte per la salvezza dell’arte, il suo disperato anelito alla perfezione, il suo profondo legame al passato, sono ben rappresentati ne La morte di Tiziano. Un altro dramma, Il folle e la morte analizza con grande maestria tutte le angosce della giovinezza. Verso i venticinque anni egli ritenne di aver esaurito tutte le sue capacità creative. Questa, comunque, era soltanto una sensazione passeggera, poiché, lasciando da parte il credo dell’estetismo egli compose le brillanti liriche per l’Elettra a cui seguirono i piacevolissimi versi del Cavaliere della rosa.

Se c’era qualche dubbio che Hofmannsthal avesse abbandonato il regno dell’arte per la salvezza dell’arte, questo fu del tutto dissipato da Jedermann (Ognuno), una sorta di sacra rappresentazione. Molti critici hanno ritenuto che Hofmannsthal abbia raggiunto l’apice della sua creatività in quella storia di peccato, pentimento e redenzione che esaltava le virtù cristiane della tolleranza e della carità. Dopo il 1918 questo lavoro veniva rappresentato ogni anno a Salisburgo con immenso successo e popolarità.

Durante il conflitto mondiale egli assunse uno stile politico e propagandistico esaltante la missione dell’Austria (ancor più di quanto fece Bahr) e cercando di rinvigorire un ardente patriottismo. Compose panegirici del Principe Eugenio di Savoia e di Maria Teresa e pubblicò libri per ribadire la missione dell’Austria e il suo destino nel mondo. Tutto ciò invano,e la distruzione nel 1918 della venerabile Monarchia lo lasciò paralizzato per un certo tempo.

Un altro membro del circolo Giovane Vienna, Richard Beer-Hofmann, compose un breve ma delizioso poema, Ninnananna per Miriam, sulla solitudine dell’esistenza, la frammentarietà della vita e il caotico universo. La sua adesione alla scuola psicologica viennese è evidente ne Il conte di Charolais, il suo testo teatrale più rappresentato: gli esseri umani sono soltanto pedine sulla scacchiera della vita mosse da un imperscrutabile fato.

Diventato un appassionato sionista, Beer-Hofmann compose drammi allegorici con l’intento di promuovere la causa di una ”casa nazionale” degli ebrei (Il sogno di Jaakob). I suoi scritti migliori furono pubblicati alla fine della guerra, come avvenne anche per Hofmannsthal e in misura minore per Schnitzler.

Le ansie del proletariato viennese ebbero in Alfons Petzhold una voce poetica. Nella sua povera giovinezza vissuta a Vienna, spesso ammalato, in perenne ricerca di un lavoro, egli simpatizzò con la socialdemocrazia, sebbene l’ortodossia marxista contasse per lui molto meno del rapido miglioramento della vita dei lavoratori. Nelle Storie della mia strada egli mette in versi, bellissimi per la profondità dei sentimenti e per il linguaggio usato, la sua aspra giovinezza e il richiamo all’uguaglianza sociale. Nelle Ballate per la rivoluzione fustiga lo stato, la Chiesa Romana e il capitalismo privato.

Ma alla dichiarazione della Prima Guerra Mondiale pubblica poesie che un qualsiasi apostolo borghese avrebbe potuto scrivere. Col prolungarsi di quegli spaventosi combattimenti, però, egli compose versi che esprimevano l’odio per quell’immane carneficina e l’amore per tutti gli uomini di qualsiasi nazionalità. Le autorità austriache misero all’indice queste poesie troppo pacifiste per quei tempi.

PER SAPERNE DI PIÙ:

- FURLANI S., WANDRUSZKA A., Oesterreich und Italien, Wien 1973, trad.it.: Austria e Italia. Storia a due voci, Bologna 1974.
- KANN R. A., Geschichte des Habsburgerreiches: 1526-1918, Wien Böhlau 1977, trad. it.: Storia dell'Impero Asburgico (1526-1918), Roma Salerno 1988
- KANN R. A., Das Nationalitänproblem der Habsburgermonarchie: Geschichte und Ideengehalt der nationalen Bestrebungen vom Vormärz bis zur Auflösung des Reiches im Jahre 1918, Graz 1998
- MAY A., The Hapsburg Monarchy, 1867-1914, Cambridge 1951, trad. it.: La Monarchia asburgica, Bologna 1973
- MAY A., The passing of the Hapsburg Monarchy, 1914-1918, Philadelphia 1966.
- MAY A., Vienna in the age of Frany Josef, Norman Oklahoma 1966.


NOTE
1 ”La monarchia asburgica” il Mulino, Bologna, 1973
2 Traduzione e cura dall’originale inglese di Bianca Maria Raffo e Elena Farruggia
3 Angelo Ara, Introduzione all’edizione italiana de ”La monarchia asburgica” il Mulino 1973
4 E’ la traduzione del titolo originale riportata da Mittner ( nota del traduttore

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