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G. KLIMT. Il bacio 1907-1910

La pittura

Uno spirito di rivolta, incoraggiato dalle tendenze francesi e dall’arte giapponese, pervase la pittura viennese dopo il 1890. Rompendo con l’accademismo pittorico, un gruppo di giovani pittori e architetti fondò la “Scuola secessionista” (1897) e procedette a lanciare nuove audaci sfide concettuali sulle tele.

“Ad ogni epoca la sua arte, ad ogni arte la sua libertà” recitava il motto della Secessione. I secessionisti non solo esercitarono a Vienna una notevole influenza su musicisti e scrittori, ma attraverso il loro nuovo stile pittorico resero ovunque famosa la capitale danubiana.

Pubblicarono una rivista d’avanguardia, Ver sacrum, dove si dibattevano problemi artistici senza alcuna restrizione e proposero i lavori di artisti europei contemporanei nel loro curioso “quartier generale”, nella città bassa di Vienna.

Per otto anni Gustav Klimt fu a capo della Secessione, poi ne uscì per fondare una scuola rivale. I suoi accurati ritratti di signore della buona società (come quello di Frau Sonja Knips ) resero Klimt famoso. Egli amava anche dipingere sensuali figure femminili nude, come la Nuda Veritas in cui la modella, i capelli sparsi sulle spalle, si rimira pudicamente in uno specchio. Ai suoi esordi l’arte di Klimt, definita Jugendstil o l’art nouveau, dominò la pittura viennese. La sua inclinazione per il fantastico e per i colori smaglianti si dispiegò nei bozzetti che interpretavano i vari rami del sapere presentati per la decorazione dell’Aula Magna dell’Università, che le autorità universitarie respinsero. Una chiara immagine della tecnica di Klimt si trova nel Bacio, un mosaico astratto dai contorni sensuali e dai colori brillanti; nella torsione dei corpi l’artista esprime le sensazioni profonde che emanano dai modelli. Egli diede all’arte decorativa applicata all’uso quotidiano ( dai mobili alla carta da parati) un nuovo impulso destinato a permanere nel tempo.

Un altro artista ribelle alla tradizione fu Egon Schiele, dapprima seguace di Klimt e poi specializzato nel delineare l’anatomia umana. Ne La famiglia, per esempio, ritrae tre sparute e grottesche figure nude: un padre dalle mani conturbanti, una madre dall’ampio petto e un bimbo molto solenne, tutti con occhi penetranti che esprimono tormento e angoscia.

Intorno al 1910 Schiele sviluppò uno stile più personale e la sua vena di disegnatore appare pienamente nella Piccola città dove ogni piccola casa spicca con una sua. Propria, sorridente personalità. Tra i suoi soggetti prediletti figuravano comunque giovani ragazze viennesi magre, sensuali, ritratte in pose che rasentavano la pornografia; le autorità pubbliche viennesi, infatti, ritennero oscene alcune sue opere e Schiele fu imprigionato per un breve periodo.

Con una ferocia quasi hogartiana Hans Lorwin mise a nudo sulla tela le privazioni, la sordida povertà e la miseria della metropoli danubiana.

Klimt e Vincent van Gogh, così come le lezioni di psicanalisi di Sigmund Freud, impressionarono fortemente il versatile Oscar Kokoschka. Come ritrattista Kokoschka mirava a riflettere gli stati d’animo dei suoi soggetti (tra i quali vi era il suo benefattore, l’architetto Adolf Loos e lo scrittore satirico Karl Kraus ) prediligendo colori freddi e malinconici.

Come studente della scuola delle Arti e Mestieri, egli seguì il fertile insegnamento di Berthold Loeffler e mostrò un eccezionale talento nel dipingere ventagli decorativi e carte da gioco. Si avventurò anche nella drammaturgia teatrale con Il roseto ardente.

Al principio della Prima Guerra Mondiale, come dimostra il celebre Ebreo Errante, Kokoschka tornò a dipingere la feroce realtà. Dopo essere stato ferito sul fronte russo, egli emigrò in Germania dove il suo stile cambiò radicalmente; a Londra, infine, venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti di quel periodo.

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