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E. ORLIK. Gustav Mahler, 1902

Il mondo della musica

Un’idea del fermento culturale si evidenzia nel mondo musicale. Sotto la direzione di Gustav Mahler, dopo il 1897, l’Opera di Vienna raggiunse l’apice del suo fulgore. Innovatore e perfezionista, Mahler innalzò il prestigio già alto della principale istituzione artistica dell’Europa Centrale, rinnovando il repertorio, seguendo la sua personale inclinazione e portando alla ribalta nuovi cantanti. La sua personalità dominatrice e caustica e la sua lingua incauta gli procurarono molti nemici ma egli resistette per un decennio e poi partì per New York per dirigere la Metropolitan Opera Company e l’Orchestra Filarmonica.

Compositore e direttore di orchestra, Mahler apparteneva alla corrente della tradizione classica viennese, tuttavia la sua musica venne accettata con molta lentezza dalle maggiori orchestre del mondo. La spettacolare Ottava Sinfonia, ritenuta il suo capolavoro, veniva chiamata La sinfonia dei Mille per l’impiego di un organico orchestrale e corale davvero colossale. La Decima Sinfonia, rimasta incompiuta, esprime la calma rassegnazione del compositore di fronte all’imminente morte, dovuta alla sua malattia cardiaca.

Fra i maestri portati alla ribalta da Mahler vi era il berlinese Bruno Walter (nativo di Schlesinger), nominato suo assistente alla direzione dell’Opera. Benchè cosmopolita, lo stile interpretativo di Bruno Walter era innegabilmente viennese. Il successore di Mahler all’Opera, Felix von Weingartner, nato in Dalmazia, privilegiava esecuzioni di musicisti contemporanei, ma le critiche si fecero così pesanti che dopo quattro anni egli si dimise da Vienna e proseguì il suo ruolo di direttore d’orchestra a NewYork e a Boston. Weingartner realizzò per l’Opera di Vienna due opere: Oreste e Caino e Abele; compose pure notevoli sinfonie e poemi sinfonici.

Ma il gigante della musica creativa di quel periodo fu Richard Strauss - tedesco di nascita. Il suo primo (e breve) poema sinfonico, Don Giovanni (1888) suscitò duri attacchi per la sua estrema avanguardia. La fortuna, tuttavia, gli arrise con l’opera Elettra (1908): il libretto era del più famoso poeta viennese, Hugo von Hofmannsthal, e tra i due iniziò una eccezionale collaborazione che durò per un’intera generazione. La musica di Elettra, che è un adattamento dal fosco dramma di amore e morte di Sofocle, esprime emozioni intense e crea un clima di paura e angoscia, anche se negli a solo è di una squisita delicatezza e leggiadria. Prima della presentazione iniziale Hofmannsthal scriveva a Strauss tutta la sua ansia perché ” il pubblico viennese di oggi è caparbiamente ostile a qualsiasi novità come lo era nei giorni in cui decretò il fallimento del Fidelio e del Don Giovanni ”.

Invece l’Elettra sedusse i critici contemporanei molto più di quanto avvenne con la successiva opera di Strauss Il cavaliere della Rosa, che solo più tardi venne acclamata come un’opera di suprema genialità. Una fattura superba e una rara bellezza artistica caratterizzano questa divertente storia d’amore e intrighi ambientata nel regno di Maria Teresa. In quella che forse è la più viennese delle opere, gioia e nostalgia si fondono quando Sofia e Ottavio, in controcanto al lamento di Marschallin per un tempo perduto, intrecciano un canto d’amore. Nel Cavaliere della Rosa, come in altre opere successive, Strauss diede, rispetto alla tradizione, più ampi spazi alle voci femminili. Riteneva che il suo capolavoro fosse La donna senz’ombra, un elegante racconto operistico di sapore orientale. Quest’opera, di concezione alquanto originale e di espressioni artistiche molto variegate, fu scritta fra le tensioni e gli orrori della Prima Guerra Mondiale. L'Arianna a Naxos che in un’edizione rivisitata venne rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1916, era famosa per la sua esuberante musica amorosa e per le sue arlecchinate. Strauss, ineguagliabile per il piacere che procurava ai suoi ascoltatori, continuò a creare eccellente musica fino a dopo la Prima Guerra Mondiale, poi la sua vena declinò e venne, immeritatamente, dimenticato.

Il ruolo delle brillanti prime donne contribuì fortemente alla supremazia di Vienna in campo operistico. Tra tutte le celebri cantanti liriche spiccavano Selma Kurz, una protetta di Mahler, e le soprano Marianne Brandt ed Anna von Milderburg (Bahr-Milderburg); quest’ultima era anche un’eccellente interprete delle eroine wagneriane. Per la sua assoluta versatilità e il richiamo che esercitava sui due continenti, Maria Jeritza, nativa della Moravia, era un caso a sé. Bellissima, univa ad una voce fresca e piena di vitalità un eccezionale temperamento scenico. Queste stesse qualità distinguevano il tenore Leo Slezac. Richard Mayr, basso di qualità eccelse, iniziò la carriera con le opere di Strauss ed il baritono Erik Schmedes con il melodramma wagneriano.

L’eredità del vecchio Strauss, Johann, passò a Franz Lehar che giunse a Vienna dall’Ungheria. La sua produzione più nota, La vedova allegra, con la sua incantevole musica e il suo testo divertente accattivò i viennesi ed ebbe un vero trionfo negli Stati Uniti. Sebbene meno fertile di Strauss Lehar compose melodie per una trentina di operette (tra le quali Il conte di Lussemburgo e Amore gitano) che rinforzarono il cliché internazionale sul modo di vivere viennese frivolo e gioviale. Ciò avveniva anche con le operette La principessa dei dollari e Un valzer di sogno di Leo Fall e con Il soldatino di cioccolata di Oskar Strauss, il cui libretto era ispirato alla commedia satirica di George B. Shaw Le armi e l’uomo.

Tra le strutture teatrali di Vienna, il Volksoper, come venne subito chiamato, fu inaugurato nel 1898. Vi si rappresentavano sia opere sia operette e subito il nuovo teatro ebbe difficoltà di gestione malgrado il prezzo relativamente modico dei posti. Giovani cantanti di talento scritturati dal Folksoper venivano invitati a esibirsi all’Opera di Corte, come avvenne per Maria Jeritza. La Società dei concerti di Vienna, fondata nel 1900 arricchì la musica mondiale, soprattutto dopo l’apertura nel 1913 della sua Music Verein, una sala che poteva contenere fino a 2100 spettatori. Celebri pianisti come Ignace Paderewski e Sergei Rachmanninoff vi tennero ripetutamente concerti per gli intenditori viennesi.

Il Nestore dei violinisti viennesi, Jacob M. Gruen fu eclissato dal virtuoso di fama internazionale Fritz Kreisler. Per la sua tecnica brillante e le sue personalissime interpretazioni egli fu salutato come ”il violinista dei violinisti.” Non ancora ventenne, prima della guerra, fu accolto calorosamente come solista negli Stati Uniti; vi fece poi ritorno dopo essersi ripreso dalle ferite subite in guerra, ma nel 1917 l’entrata nel conflitto mondiale dell’America lo costrinse, come austriaco, a cancellare le sue esibizioni; nel suo ritiro compose un’opera brillante, I fiori di melo. Nessun musicista del dopoguerra fu più amato sulle due sponde dell’Atlantico del raffinato Kreisler.

Un nuovo capitolo nell’enorme volume di musica pionieristica si aprì a Vienna con le audaci innovazioni di Arnold Schönberg. Sebbene autodidatta, nella sua maturità ebbe fama in Europa e in America di eccellente insegnante e autore di teorie musicali. Compositore prolifico, egli produsse musica di ogni genere. Verklärte Nacht, stringente sestetto di forma originale, e il poema sinfonico Pellèas e Mèlisande, le sue principali prime composizioni, attirarono molta attenzione, suscitando sia approvazione sia derisione. La Cammer Simphonie, strutturata per un piccolo numero di esecutori e di orchestrazione molto complessa, segnò la fine della prima fase della creatività di Schönberg. La brevità della composizione, in contrasto con le sinfonie del suo maestro Mahler, fu apprezzata da molti ascoltatori.

Per ottenere vivacità e originalità nei temi e nell’armonia, Schönberg si scostò radicalmente dalle tonalità convenzionali. A causa di ciò che veniva chiamato ”atonalità”– una definizione che il compositore personalmente non approvava – i suoi scritti apparivano austeri e cacofonici, del tutto repellenti per i tradizionalisti. Il Pierrot Lunaire, raccolta di 21 pezzi per voce recitante e piccola orchestra, straziò le orecchie conservatrici dei viennesi causando alla prima rappresentazione esplosivi schiamazzi. Di guarnigione a Vienna durante la Prima Guerra Mondiale, Schönberg trovò il tempo per approfondire la sua tecnica di composizione, che si sviluppò appieno dal 1920 in poi.

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