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Karl Kraus, 1910

Karl Kraus (18)

Nel mondo del frammento, della frantumazione, Karl Kraus lottava contro la dissoluzione del linguaggio, segnale della complessiva disgregazione della società absburgica; egli sperava di riformare una realtà dissoluta: “Era un Ercole legato a un unico compito, mai completato: la pulizia delle stalle di Augia. Tuttavia, senza l’appoggio di Augia, questa stalla non poteva più essere pulita. Ma questo non l’ha capito il rivoltoso romantico Karl Kraus. Ebbe sentore della putrefazione senza sapere da dove veniva…”(19)

“A un vecchio insegnante
Ti vedo come, con la mano delicata
ti accarezzi la fronte,
preoccupato come se tu dovessi curare
una parola malata
dovere sacro di fronte a testimoni profani.

Bianco come neve come allora, con la testa piegata
e tuttavia in alto lo spirito, come allora
ti ho incontrato sulla via della scuola
di recente, e per me
era come se io andassi a scuola con te.

Dove si è perduto, dimmi, il tuo sguardo di vecchio
non perso per me?
Insegni tu sempre
ancora la lingua a un perduto presente?
Seguimi e lascia perdere la classe.”(20)

E quello stesso Karl Kraus, che come esteta disprezzava la politica, il 9 novembre 1914 tenne un indimenticabile discorso che cominciava con le parole:
“In questa grande epoca che io ho conosciuto quando era ancora così piccola, e che ridiventerà piccola, se le rimarrà ancora il tempo per farlo, e che noi, visto che nell’ambito dello sviluppo dell’organismo non è possibile questa metamorfosi, preferiamo considerare come un’epoca grossa e certamente anche difficile, in quest’epoca in cui succede proprio quello che non ci si poteva immaginare, e in cui doveva succedere ciò che non ci si può più immaginare, e se si fosse potuto non sarebbe successo (…), in quest’epoca rumorosa, che rimbomba della spaventosa sinfonia dei fatti che fanno notizia, e di notizie che provocano fatti, in quest’epoca non vi aspettate da me nemmeno una parola”(21)

Nel suo capolavoro, Gli ultimi giorni dell’umanità, fa parlare la prima guerra mondiale, i suoi personaggi umili e i dignitari di corte, i generali e i soldati di fanteria, la terra, le trincee, i cadaveri, i gas nervini: dà la parola allo sfacelo e alle vittime, ai carnefici e ai mezzi di comunicazione di massa.

“Capitano fa riunire qui la Corte marziale
io non muoio per l’Imperatore
Capitano tu sei il tirapiedi dell’Imperatore
sono morto io e non saluto.

Se abito presso il mio Signore
Sta sotto di me il trono dell’Imperatore.
Ho solo scherno per i suoi ordini!
Dov’è il mio paese? Là gioca mio figlio.

Se mi addormento nel Signore
mi arriva l’ultima lettera della posta da campo.
Chiamava, chiamava, chiamava, chiamava!
O quanto è profondo il mio amore.

Capitano, tu non ragioni
tu che mi hai mandato qui,
nel fuoco è bruciato il mio cuore
io muoio per nessuna patria.

Voi non mi costringete, voi non mi costringete!
Guardate come la morte rompe le catene
Portate la morte davanti alla Corte marziale
Io muoio ma non per l’Imperatore”(22)

In queste strofe la lingua ritorna alle origini, al canto popolare;il rumore della frase ammutolisce di fronte alla voce di un morente. Attraverso queste opposizioni Karl Kraus riuscì a far parlate la prima guerra mondiale; ma davanti all’orrore del dominio hitleriano, la parola tacque. Bertolt Brecht rispose a quel silenzio con questi versi:

“Quando fu fondato il Terzo Reich
dall’eloquente giunse solo una piccola notizia.
In una poesia di dieci righe
la sua voce si levò solo per lamentare che non bastava (…).
Allorché il facondo si scusò
che la voce gli veniva meno
davanti al banco del giudice
comparve il silenziosi tolse la benda dal viso
e si fece riconoscere come testimone.”
“E quando si tolse la benda dal viso, il silenzio ritrovò la parola e balbettando cominciò a riesporre quello che accadeva:
‘Poiché si dà un momento nella vita dei popoli - scriveva Karl Kraus- che non fa a meno della grandezza, fino al punto che, come succede con la luce elettrica, proprio con tutti gli espedienti della radiotecnica, viene riallacciato allo stato primitivo e subentra un capovolgimento di tutti i rapporti di vita, non di rado attraverso la morte[... ]. E tuttavia come il vecchio modo di dire, la vecchia locuzione,ha aiutato il rinnovamento della vita tedesca nelle sue funeste origini! Finché non divenne una perdita la sua applicazione in un’altra sfera d’azione. “Spargere sale sulle ferite aperte!” Un tempo deve essere accaduto, ma lo si era dimenticato fino alla rinuncia e ogni rappresentazione della violenza, fino alla totale impossibilita di divenirne cosciente. Lo si impiegò per indicare il ricordo atroce di una perdita,il tocco di un dolore spirituale; questo c’è sempre; l’azione da cui era rivestita rimase non pensata. Eccola: Allorché il vecchio compagno, sbucciando le patate si procurò un profondo taglio alla mano, una compagnia di nazisti sghignazzanti lo costrinse a tenere la mano, che sanguinava copiosamente, in un sacco di sale. L’urlo di dolore del vecchio li divertì moltissimo. Questo rimane inconcepibile; ma, poiché è accaduto, questa parola non è più adoperabile’.(23) “ La realtà nel suo essere simultaneamente elettrotecnica e mito, disgregazione dell’atomo e rogo di tutto quello che c’è già e non c’è più era cresciuta fino all’inesprimibile. Le visioni apocalittiche di un grande poeta satirico furono superate paurosamente dagli eventi

Quello che apparentemente era esagerazione fantastica, era solo un debole schizzo di quello che in seguito sarebbe stata la realtà del secolo breve.

PER SAPERNE DI PIÙ:

- ALTENBERG P., Das große Peter Altenberg Buch, Wien Hamburg, 1977.
- ALTENBERG P., Le favole della vita, Milano 1981.
- CLEMENTI S., KOFLER A., PALLAVER G., PETERLINI H. K., ROHRER J., SCROEDER N., Das Zwanzigsten Jarhundert in Suedtirol. Abschied vom Vaterland BdI.:1900-1919, Bolzano 1999.
- COSSETTO M.(a cura di), Fare storia a scuola vol.I , IP, Mori(Tn) 1997.
- COSSETTO M.(a cura di), Fare storia a scuola vol.II , IP, Calliano(Tn) 1999.
- COSSETTO M., Karl Krauss e la rivista tirolese "Der Brenner" , in "Letture trentine e altoatesine", nr.36-1984, pp.51-78.
- COSSETTO M., La Mitteleuropa del "Brenner" , in "Letture trentine e altoatesine", nr.30-1983, pp.80-96.
- DELLE DONNE G., Bibliografia della Questione Altoatesina. Storia e e documenti del Novecento, vol. 5, Provincia Autonoma di Bolzano, Milano 2000.
- FARRUGGIA E., La vita quotidiananei primi decenni del Novecento: il mondo rurale, "I quaderni del Lab*doc" n.2,, Romano di Lombardia (Bergamo) 2000.
- FISCHER E., Karl Kraus. Robert Musil. Franz Kafka, Firenze 1973.
- FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, Wien 1962.
- FRESCHI M., La Vienna di fine secolo, Roma 1997.
- JANIK A., TOULMIN S., La grande Vienna, Milano 1973.
- KRAUS K., Zwischen den Zeiten Malerei und Graphik in Tirol 1918-1945, Suedtiroler Kulturinstitut, Lana 1999.
- KRAUS K., Die letzten Tage der Menschheit, Wien 1919; trad. it. KRAUS K., Gli ultimi giorni dell’umanità, Milano 1980.
- MAGRIS C., Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Torino 1963.
- MAGRIS C., Der habsburgische Mythos in der österreichischen Literatur, Salzburg 1966
- MUSIL R., Der Mann ohne Eigenschaften, Hamburg 1952; trad. it.:, L’uomo senza qualità, Torino 1957.
- PLETICHA H., Die Kinderwelt der Donaumonrchie, Wien 1995
- POLGAR A., Peter Altenberger. Das Nachlass, Berlin 1925
- SZABÓ J., Untergehende Monarchie und Satire. Zum Lebenswerk von Karl Kraus, Budapest 1992.
- TIMMS E., La Vienna di Karl Kraus, Bologna 1989.
- ZWEIG S., Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäers, Stockholm 1944; trad. it.:Il mondo di ieri. Ricordi di un Europeo, Milano 1979.

Note

1 E’ la definizione del Novecento data dello storico E. Hobsbawm e tradotta in tedesco come Das Zeitalter der Extreme : Weltgeschichte des 20. Jahrhunderts, ( L’epoca degli estremi).
2 Stefan Zweig, scrittore e poeta viennese, di origine ebraica (Vienna 1881- Rio de Janeiro 1942).
3 ZWEIG S., Il mondo di ieri. Ricordi di un Europeo, Milano 1979, pp. 3-4
4 Ivi, pp. 9 –10
5 Ivi, pp. 26-27
6 MAGRIS C., Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Torino 1963, pp. 15-16.
7 Robert Musil, scrittore e saggista austriaco (1880-1942)
8 MUSIL R., citato in FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, Wien 1962, p. 238.
9 MUSIL R:, citato in FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, cit., p. 239
10 MUSIL R., L’uomo senza qualità, Torino 1957, pp. 50-51
11 Kakania era il soprannome dato all’impero Austroungarico in quanto ogni sua istituzione era preceduta dalla sigla k. u. k. (kaiserlich und königlich) imperiale e regia.
12 MUSIL R. L’uomo senza qualità, cit. , p. 49; citato anche in FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, 1962, p. 239.
13 Peter Altemberg, scrittore viennese di origine ebraica, assiduo frequentatore dei Caffè letterari (1859-1919)
14 POLGAR A., Peter Altenberg, in Peter Altenberg, Der Nachlass, Berlin 1925, p. 152.
15 ALTENBERG P., Le favole della vita, Milano 1981, pp. 202-203.
16 ALTENBERG p., Le favole della vita, cit., p.196
17 ALTENBERG P., Semmering, Berlin 1913, pp. 39-40; in ALTENBERG P., Das große Peter Altenberg Buch, Wien Hamburg, 1977, pp. 392-393.
18 Karl Kraus (1874-1936), polemista, scrittore, editore, intellettuale viennese di origine ebraica. Ha pubblicato, diretto e scritto la rivista “Die Fackel”, per trentasette anni a partire dal 1899.
19 FISCHER E., Karl Kraus. Robert Musil. Franz Kafka, Firenze 1973, p. 12; cfr. anche FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, Wien 1962.
20 Ivi, p.11
21 Ivi, p. 13
22 Ivi, p. 22; Lamento del soldato morente in KRAUS K., Gli ultimi giorni dell’umanità, Milano 1980; cfr. anche FISCHER E., Karl Kraus. Robert Musil. Franz Kafka, Firenze 1973 e FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, Wien 1962.
23 FISCHER E., Karl Kraus. Robert Musil. Franz Kafka, cit. , p. 23

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