Visse la fantasia
e poetò la verità, così Alfred Polgar (14) scrisse di Peter Altenberg, scrittore e poeta che visse tra il XIX e il XX secolo nella grande Vienna. Assiduo frequentatore dei Caffè letterari, Altenberg sintetizza felicemente linterscambiabilità tra arte e vita. Amico di letterati e di artisti, di cocchieri e di cameriere, calvo, con i baffi spioventi, viveva in una camera dalbergo, tappezzata di fotografie; andava in giro per Vienna con gli zoccoli di legno ai piedi e scriveva, a letto, sui tavolini del Café Central, bozzetti ed impressioni su piccoli fogli volanti. Figlio di un ricco commerciante, di origine ebraica, Altenberg coglie con i suoi aforismi, le sue impressioni sulla vita quotidiana sul crinale della decadenza e del vuoto di valori. Le sue piccole cose non sono poesie afferma Altenberg ma sono estratti di vita, piccole riflessioni.
Piccolezze.
E un pezzo che giudico gli uomini soltanto dai più minuti dettagli. Purtroppo non sono capace di attendere i grandi eventi della loro vita, gli eventi nei quali essi si rivelano appieno. Devo poter cogliere queste rivelazioni già nei più piccoli avvenimenti! Ad esempio , nella scelta che lui o lei fanno del manico del bastone o dellombrello; nella cravatta, nella stoffa dellabito, nel cappello, nel cane che lui o lei portano al guinzaglio, in mille semplici piccolezze, e giù, giù, o meglio su su, fino al gemello per i polsini! Poiché tutto è un saggio sulluomo che ha scelto queste cose e le porta volentieri. In esse egli si rivela! Ha scritto un buon libro, ma portava dei gemelli rozzamente cesellati! Con ciò è detto tutto. Cè qualcosa che non va nel regno dellanima. (
)
Estetica, comprensione e amore dovrebbero stringere una buona volta una triplice alleanza. Dovrebbe essere possibile far nascere dalle piccolezze una sinfonia dellesistenza quotidiana!
Non aspettate i grandi eventi! Anche il più piccolo avvenimento è un grande evento! Lo squittio del topo nella trappola è una terribile tragedia! Una volta uno mi disse: la cosa più terribile è un leprotto trascinato nella tana di una volpe. Le piccole volpi lo rosicchiano vivo giorno e notte coi loro aguzzi dentini! Sono queste le tragedie dellesistenza!
Le piccolezze della vita sono per noi sostitutive dei grandi eventi. In ciò sta il loro valore, purché lo si comprenda!(15)
Mostra darte a Vienna nel 1908.
Sala 22. Gustav Klimt, il santuario dellarte moderna.
Questi ritratti di donna assomigliano alle creazioni finali del più tenero romanticismo della natura stessa. Così come le sognano i poeti: creature delicate, dalle membra nobili, fragili per i loro teneri entusiasmi che mai si smorzano e ami si risolvono! Le mani, espressione di unanima leggiadra, lieve e allegra come quella di un bambino, amabile e nobile al tempo stesso!
Sono tutte creature che si sottraggono alla pesantezza terrestre, quale che sia la loro posizione nella vita reale del giorno e dellora. Sono tutte principesse per mondi migliori e più delicati. Il pittore le ha viste così, non si è lasciato ingannare, le ha giustamente innalzate agli ideali che esse cantavano e gemevano. Il pittore, ad esempio, vede lairone rosso nelle paludi di canne di Tibisco in mille posizioni. Ma solo una volta lo osserva più pieno di slancio che mai, più raggiante che mai nel rosso bruno del suo incantevole piumaggio
e così lo dipinge!
Era proprio nellattimo del raggio di sole al tramonto oppure nel senso del benessere e di assoluta sicurezza di fronte al pericolo del falcone pellegrino
in ogni caso un attimo di estrinsecazione artistica del proprio valore, senza sbavature!
Sono questi gli attimi per lartista! Così egli vede la donna! Mentre fissa lenigma dellesistenza, superba, invincibile e tuttavia già triste, tragicamente triste e ripiegata in se stessa! Solo la bellezza delle mani, una bellezza soprannaturale, trionfa sulla vita, suelle sue molteplici insidie e sui suoi veleni. Quelle mani dicono:Rimarremo così fino al nostro settantesimo anno, e perciò matrona si vedrà ancora che siamo state create per detestare lentusiasmo dei pittori e dei poeti! Sono questi i nostri soli, infallibili vertici. (
) (16)
Dolomiti
Nel corso di tutta la mia vita avevo sentito parlare delle Dolomiti, di una favola della natura. Finalmente l11 agosto alle 7.30 di sera giunsi in auto a Dobbiaco.
Un prato alpino immenso e incolto, che avrebbe tranquillamente potuto essere un giardino di fata.
Feci alcuni passi lungo la strada che conduce al Monte Cristallo. Diedi unocchiata al bianco sentiero nel bosco, e provai una forte emozione. Lunghi anni trascorsi al Café Central, angolo Herrengasse-Strauchgasse, e ora alle porte delle Dolomiti!
Vidi i boschi nella penombra della sera e a distanza una gigantesca roccia illuminata. Tornai indietro e provai ad immaginare lenorme, spaventoso e incolto prato di montagna davanti al Riesenhotel, con pini mughi, rododendri, lavanda, un giardino botanico di montagna con marmotte e lepri bianche. Ma Dobbiaco si accontenta di essere la porta delle Dolomiti e gli stessi negozi ricordano le bancarelle del Prater di Vienna. Solo da qualche parte, in un chiosco che vende cartoline illustrate, vidi una commessa quattordicenne. Io la guardai: Tu, tu sola sei in armonia con questa porta che si apre sul fiabesco mondo delle Dolomiti!
Poiché indossavo il bel cappello grigio di loden , modello Gems-Kaiser, ed ero molto abbronzato lei mi guardò stupita e gioiosa. Volevo dire qualcosa, ciò significa, io non volevo proprio dirle niente, ma, comperate le cartoline, la guardai ancora con emozione.
Anche lei non disse nulla, ma era consapevole delleffetto che aveva su di me.
Non durò a lungo e comunque forse, o probabilmente, era un mondo speciale, un mondo di fiaba che non ritornerà mai, mai più.(
) (17)
continua:
[4]