Quando nel 1918 lImpero dAustria scomparve,
gli intellettuali e i poeti che avevano avuto esperienza di quella civiltà
multiculturale e plurilinguistica videro improvvisamente perdute le basi della
vita e della cultura di unintera epoca. Nel ricordo e nella memoria soggettiva
la vecchia Austria absburgica si presentava, e si presenta talvolta ancora,
come unepoca felice ed armoniosa, come unordinata e favolosa Mitteleuropa in
cui pareva che il tempo non corresse così veloce e così ansioso di dimenticare
le cose e i sentimenti dellieri.1
Lo scrittore Stefan Zweig definisce gli ultimi ventanni della Monarchia imperial-regia
letà doro della sicurezza. Nel suo Il mondo di ieri. Autobiografia di un europeo,
opera scritta negli anni Quaranta in Brasile, dove si era rifugiato per sfuggire alle
persecuzioni naziste contro gli ebrei in Europa, descrive così la sua giovinezza a Vienna:
Nella nostra monarchia austriaca quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato
medesimo appariva il garante supremo di tale continuità [
]. Ognuno sapeva quanto possedeva
o quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che gli era proibito: tutto aveva una
sua norma, un peso e una misura precisi.2
Nella rievocazione dellepoca della sicurezza,
tutto subisce una trasfigurazione positiva:
lAustria era dunque un vecchio Stato, retto da un imperatore vegliardo e da ministri
attempati [
], un paese senza ambizioni e con lunica speranza di serbarsi intatto nello
spazio europeo difendendosi da ogni trasformazione radicale.3
Il mondo di ieri si confonde con la nostalgia
dellinfanzia, con i ricordi e i profumi di
quellatmosfera: Ancor oggi non posso dimenticare lodore umidiccio, muffoso, caratteristico
di quella casa come di tutti gli uffici pubblici austriaci, quellodore che gli austriaci
chiamavano erariale.4
Joseph Roth, Stefan Zweig ricordavano il loro mondo
di ieri travolto da tempeste tanto
più grandi di lui; un mondo di cui Zweig stesso riconosceva limpotente lentezza e lipocrita
mediocrità ma che nel ricordo diveniva una patria ideale, tanto immobile ed invecchiata ma che
aveva conservato ormai virtù incredibili, dignitoso decoro, correttezza, pedante rispetto e
comoda tranquillità, fugace e struggente gioia di vivere. Questo processo di trasfigurazione
fantastica e poetica della scomparsa della società danubiana, caratterizza gran parte della
letteratura austriaca sorta dopo lapocalisse del 1918.5
Da Zweig a Werfel, da Roth a Csokor, da Musil a
Doderer hanno rievocato le atmosfere e
la ricchezza umana e culturale della civiltà danubiana. Non si tratta di temi e motivi
comuni ai diversi autori, ma di un determinato humus culturale, che si traduce in modi
espressivi e in un particolare tono dellispirazione poetica. Lumanità e il pensiero di
questi scrittori, le loro molteplici reazioni dinanzi ai concreti problemi della vita e
le sfumature della loro sensibilità sono condizionate dal peso di una tradizione, di cui
difficilmente riescono a liberarsi, e soprattutto da una ambigua condizione di instabilità
e di insoddisfazione della realtà storica presente, e da una conseguente evasione, da un
impossibile ritorno alla realtà e ai sentimenti di un mondo distrutto dalla storia. [
]
La loro esperienza poetica prende le mosse da questo tormentoso legame con il passato, da
questo mito immanente alla loro memoria e alla loro fantasia, o meglio alla loro cultura.6
Per saperne di più
- FISCHER E., Karl Krauss. Robert Musil. Franz Kafka, Firenze 1973
- FISCHER E., Von Grillparzer zu Kafka, Wien 1962
- FRESCHI M., La Vienna di fine secolo, Roma 1997
- JANIK A., TOULMIN S., La grande Vienna, Milano 1973
- KRAUSS K., Die letzten Tage der Menscheit, Wien 1919; trad. it. Gli ultimi giorni dell'umanità, Milano 1980
- MAGRIS C., Danubio, Milano 1986
- MAGRIS C., Dietro le parole, Milano 1988
- MAGRIS C., Donau und Post-Doanu, Bolzano 1995
- MAGRIS C., Illazioni su una sciabola, Roma-Bari 1985
- MAGRIS C., Itaca e oltre, Milano 1982
- MAGRIS C., Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale, Torino 1977
- MAGRIS C., Microcosmi, Milano 1997
- MAGRIS C., Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Torino 1963
- MAGRIS C., Der habsburgische Mythos in der österreichischen Literatur, Salzburg 1966
- MAGRIS C., ARA A., Trieste. Un'identità di frontiera, Torino 1982
- MAGRIS C., Utopia e disincanto: saggi (1982-1998), Milano 1998
- MAGRIS C., Vier seltsame Leben, Bolzano 1995
- MUSIL R., Der Mann ohne Eigenschaften, Hamburg 1952; trad. it. L'uomo senza qualità, Torino 1957
- PLETICHA H., Die Kinderwelt der Donaumonrchie, Wien 1995
- TIMMS E., La Vienna di Karl Krauss, Bologna 1989
- ZWEIG S., Die Welt von Gestern. Erinnerungen eines Europäers, Stockholm 1944; trad. it. Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, Milano 1979
NOTE
1 MAGRIS C., Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Torino 1963, p. 13.
2 ZWEIG S., Il mondo di ieri. Autobiografia di un europeo, Milano 1954, p. 15.
3 Ivi, p. 46.
4 Ivi, p. 44.
5 MAGRIS C., Il mito absburgico, cit., p. 14.
6 Ivi, p. 15.