Otto anni scarsi dura il periodo della Secessione viennese in
senso stretto: dal 21 giugno 1897 alla primavera 1905, quando Gustav Klimt - che ne
fu il rappresentante più prestigioso - si stacca assieme ad un gruppo di artisti
ormai in aperto dissidio con una certa impostazione commerciale che stava prevalendo
nellattività espositiva del gruppo.
Sono comunque otto anni sufficienti a far sì che la Secessione si guadagni un posto
indiscutibile alle radici dellarte del nostro tempo. Essa accompagna, come altri
movimenti, il passaggio al nuovo secolo, periodo che - a posteriori - riconosciamo
denso di segnali indicatori della crisi epocale che si andava maturando e che sfocerà
nella prima guerra mondiale.
Succede spesso che i grandi mutamenti economici e sociali e le profonde crisi che li
accompagnano vengano preceduti da movimenti artistici che mettono la forma al centro
della propria poetica, cercando di esorcizzare la paura del mutamento imminente
attraverso la scelta di contenuti gradevoli e poco impegnativi, sostenendo il tutto
mediante modelli formali sontuosi, ricchi, persino esageratamente decorativi. Per fare
degli esempi paralleli possiamo citare il Gotico internazionale che, a cavallo tra Tre- e
Quattrocento, riempie lEuropa di dolcissime immagini, raccontando a punta di pennello nei
toni prediletti del bianco, del blu e delloro, favole piacevoli riferite ad un passato
perduto e vagheggiato. E` il canto del cigno della nobiltà feudale.
La Rivoluzione francese, invece, è preceduta dallArte rococò che, nella seconda metà del
Settecento, accompagna, quasi a passo di danza, con immagini superficiali e spumeggianti
linarrestabile decadenza della società nobiliare del tempo.
Anche la Secessione viennese è
largamente debitrice nei confronti di un decorativismo spinto
che muta la realtà in forma sinuosa, o geometrica, e
privilegia accordi di colori elegantissimi - nero, bianco ed
oro, prima di tutto - tendenti ad un successivo, sempre più
raffinato processo di astrazione. Ma il pericolo insito in
queste scelte, quello cioè di estinguersi per eccessivo
languore, di involversi nellautocontemplazione, viene almeno
in parte superato dal movimento secessionista per mezzo di una
ben radicata base teorica (che trova nella rivista Ver
Sacrum
il luogo di dibattito e di divulgazione),
di un continuo confronto con le altre espressioni artistiche del tempo (che trovano nelle
ventitré esposizioni del gruppo fecondi momenti di confronto) e della fenomenale personalità
artistica del suo leader, Gustav Klimt.
Del resto, già dallinizio, la
Secessione di Vienna aveva dimostrato, pur nelladesione a
modelli comuni e condivisi, di saper vibrare alla presenza di
stimoli artistici differenti e contrastanti; non bisogna
dimenticare che il gruppo si forma anche dalla fusione di
parte degli aderenti alla Hagengesellschaft
(Leopold Stolba, Johann Viktor Krämer, Adolf Böhm,
ad esempio) con quelli del Siebener-Club (Joseph Maria Olbrich e Kolomann Moser,
innanzitutto).
Sono entrambi gruppi artistici che, nella Vienna di fine Ottocento, ancora invischiata in
unarte di taglio accademico e romantico, cercavano una propria via verso la modernità:
i primi rifacendosi principalmente alla Secessione di Monaco, riprendendone da un lato
linclinazione caricaturale, dallaltro le forme floreali e sinuose, più tipicamente
liberty, che evolvono poi verso contorni ben marcati riempiti di colori variopinti;
i secondi rifacendosi da un lato allImpressionismo francese (Joseph Engelhart) e
dallaltro ai movimenti inglesi di impronta preraffaellita che, nel recupero
del sano artigianato medievale, contrapposto alla crescente industrializzazione,
apriranno verso lopera darte totale (Kolomann Moser).
Domina su tutti Gustav Klimt che, terminata lesperienza secessionista, riuscirà a
trasformare la sua arte addirittura in senso espressionista.
Ciò premesso, la singolarità di questa mostra, organizzata insieme ai Musei civici di
Treviso, con la collaborazione del MAK (Museum für angewandte Kunst) di Vienna, il
sostegno di Unindustria di Treviso, e curata da Roberto Festi ed Eugenio Manzato, in
occasione della quale è stato predisposto questo volume didattico, sta nellaver scelto,
tra i molteplici argomenti possibili per una mostra sulla Secessione di Vienna, di parlare
di Secessione attraverso lo strumento principe di comunicazione, scelto dagli artisti
stessi.
Viene infatti esposta la serie completa dei manifesti pubblicitari delle ventitré
esposizioni del gruppo (in realtà i manifesti esposti sono ventuno: manca quello della
penultima, del 1904, creato da Josef Plecnick, di cui non ci risultano esemplari in
collezioni pubbliche, mentre per la seconda e la terza viene utilizzato lo stesso
manifesto di Joseph Olbrich, che rappresenta la sede espositiva del gruppo a Vienna).
In questo modo, pur con un numero limitato di opere, è possibile ripercorrere tutto
lo sviluppo artistico del movimento e indagarne le differenti componenti costitutive.
I due manifesti di mano di Klimt (I esposizione, 1898 e XVIII esposizione, 1903-1904),
il primo con Teseo ed il Minotauro, il secondo con la testa di Minerva, mostrano,
al di là delleccellenza grafica, la capacità dellartista di dare respiro monumentale
alle sue opere e, nel secondo caso soprattutto, di caricare di fortissimo contenuto
intellettuale unopera grafica al limite dellastrazione.
Alfred Roller (IV esposizione, 1899) si mostra ancora legato ad espressioni naturalistiche
e di atmosfera; per il manifesto della VI esposizione (1900) viene scelta direttamente
unopera giapponese, a dimostrazione del grande tributo di cui la Secessione è
debitrice nei confronti dellarte di quel paese, facilmente verificabile, del resto,
nel manifesto di Maximilian Kurzweiler per lesposizione XVII del 1903 e, più sottilmente,
in quello di Leopold Stolba per lultima mostra del 1905.
Di impronta liberty i manifesti per la V (1899-1900) e per la VII esposizione (1900),
rispettivamente di Kolomann Moser e di Josef Maria Auchentaller. Moser si riproporrà,
notevolmente cambiato, solo due anni dopo, con il manifesto per la XIII mostra che,
assieme con i tre magnifici manifesti di Alfred Roller (XII, 1901-1902; XIV, 1902;
XVI, 1903)
e con quello di Adolf Böhm per la XV esposizione (1902), mostrano il raggiunto accordo
del gruppo per unarte sempre più bidimensionale ed astratta, dove acquista significato
portante lutilizzo di un alfabeto fortemente strutturato in senso monumentale,
che passa da un uso strumentale (scritta pubblicitaria della mostra) ad una propria
autonoma valenza artistica.
E` esemplare in questo senso lultimo manifesto di Roller dove le tre Esse della
scritta Secession sembrano diventare tre leggiadre ballerine.
Si stacca notevolmente dallinsieme solo il manifesto di Ferdinand Hodler per la XIX
mostra (1904), artista svizzero invitato ad esporre ma non appartenente al gruppo dei
secessionisti.