Acque potabili

Un'acqua si dice potabile quando, oltre a possedere sapore, colore e limpidezza che la rendono grata al gusto e alla vista e a non avere odore spiacevole, abbia composizione adatta a soddisfare i bisogni fisiologici dell'organismo e non possa recare a questo alcun danno o malattia per la presenza in essa di germi patogeni.
Secondo l'origine le acque da adoperarsi per bevanda si possono classificare in piovane, superficiali e sotterranee (di falda). I caratteri che si studiano in questi diversi tipi di acque si distinguono in:

  • organolettici; apprezzabili con i sensi (limpidezza, mancanza di odore e sapore, ecc.);
  • fisici; tra cui il più importante è la temperatura che dovrebbe mantenersi tra 7 e 15°C;
  • chimici, che rivelano la presenza di sostanze inquinanti che, se prese in grande quantità, rendono l'acqua poco gradita e meno adatta alla sua funzione nell'organismo;
  • biologici, che indicano se l'acqua è pura e se contiene germi di malattie.

Non sempre le acque da adibire ad uso potabile possiedono tutti i requisiti necessari, soprattutto se si tratta di acque superficiali o provenienti dal sottosuolo.
Come conseguenza occorre quindi sottoporre l'acqua a particolari trattamenti fisici o chimici come:

  • filtrazione che serve per chiarificare le acque torbide mediante l'uso di filtri particolari di ghiaia e sabbia;
  • sterilizzazione con radiazioni che rende sterili le acque mediante l'uso di raggi ultravioletti, o raggi X o g ;
  • addolcimento che diminuisce il grado di durezza di acque molto dure;
  • sterilizzazione con reagenti chimici che prevede l'uso di sostanze come cloruro di calce, cloro gassoso o ipocloriti, i quali rendono le acque sterili grazie all'azione del cloro. Tali sostanze hanno il difetto di alterare il sapore e l'odore dell'acqua rendendolo sgradevole.