Le cosiddette leggi "fascistissime" rafforzarono i poteri del capo del governo al quale non era più richiesto di rispondere del proprio operato davanti al parlamento, ridotto a semplice luogo di rappresentanza. Tutte le associazioni furono sottoposte al controllo della polizia; i sindacati fascisti vennero riconosciuti come gli unici legittimi, le commissioni interne furono abolite. Nel corso del 1926, con una serie di norme repressive, furono abolite le amministrazioni comunali e provinciali elettive e sostituite con autorità di nomina governativa; furono soppressi i giornali e sciolti i partiti di opposizione; fu stabilito il confino di polizia per gli antifascisti. Per giudicare i reati contro la sicurezza dello Stato (per i quali era prevista anche la pena di morte) venne istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il cui collegio giudicante era formato da membri della Milizia e da militari.
Le leggi "fascistissime" furono il fondamento sul quale si costruì il regime, caratterizzato dalla sostanziale coincidenza tra strutture dello Stato e strutture del partito fascista, unica forza politica legittimata ad esistere. L'Italia divenne quindi uno Stato totalitario, ovvero uno Stato "occupato" dal Partito fascista, teso a imporre ovunque la propria presenza.

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