L'Alto Adige durante il periodo del fascismo

10.9.1919

Con il trattato di pace di St. Germain il Tirolo a sud del Brennero venne attribuito all'Italia. Già nel 1915 con il trattato di Londra però Inghilterra e Francia avevano garantito all'Italia il confine del Brennero, qualora fosse entrata in guerra a fianco degli Alleati.
All'Italia, con il trattato di pace, non venne imposta nessuna condizione concernente la tutela delle minoranze tedesche e slovene.

28.10.1922

Marciando su Roma i fascisti guidati da Benito Mussolini salgono al governo (cfr. contesto storico nazionale).
Le scelte politiche del fascismo in Alto Adige sono di due tipi: una è di ordine generale e riguarda Bolzano come tutte le altre città d'Italia (ad esempio lo scioglimento dei partiti e la chiusura dei giornali liberi), altre invece costituiscono orientamenti specifici che vengono schematizzati in tre periodi: il primo che va dal 1923 all'inizio degli anni '30 segnato dal tentativo di snazionalizzazione del gruppo tedesco, il secondo che inizia da metà degli anni '30 e che vede la realizzazione della zona industriale di Bolzano; l'ultimo periodo riguarda infine le opzioni.

20.2.1935

Nonostante tutti i divieti e le disposizioni, non si riuscì a trasformare l'Alto Adige in una terra italiana.
Il fascismo attuò quindi il secondo punto del suo programma: le industrie pesanti lombarda e piemontese ricevettero l'incarico di creare delle filiali a Bolzano.
Le aree da costruzione (3 milioni di m²) furono espropriate ed occupate alla fine dell'estate del 1935.

1937

Le filiali degli stabilimenti Lancia, delle Acciaierie, dell'Alluminio, della Montecatini e della Magnesio diedero inizio alla produzione.
Per renderli concorrenziali furono concesse riduzioni sulle spese di trasporto, facilitazioni fiscali ed esoneri sulle tariffe.
Contemporaneamente si provvide all'insediamento di migliaia di famiglie italiane a Bolzano e fu proibita l'assunzione di lavoratori sudtirolesi.

1939

A Berlino venne firmato il patto italo-tedesco sul trasferimento dei sudtirolesi nel Reich. I sudtirolesi poterono optare fino al 31 dicembre 1939 per la cittadinanza germanica con l'obbligo dell'espatrio o per il mantenimento di quella italiana rinunciando a qualsiasi diritto di tutele del loro carattere etnico. Con questa azione il governo intendeva liberarsi della borghesia e degli intellettuali locali.