Sulla base della nuova legge elettorale, approvata con i voti dei liberali e dei cattolici di destra, nell'aprile del 1924 si svolsero le elezioni. In vista del voto Mussolini rivolse un appello a tutte le forze disponibili a formare una lista di unità nazionale, il cosiddetto "listone" che venne composto sotto la sua diretta sorveglianza e che comprendeva, accanto ai fascisti, esponenti di forze moderate di destra, molti dei quali provenienti dal Partito Popolare.
Il periodo di campagna elettorale e le stesse operazioni di voto furono segnate da molteplici illegalità: i candidati dei partiti dell'opposizione furono minacciati, intimiditi, aggrediti; le sedi dei loro gruppi devastate; le votazioni e gli scrutini manipolati con brogli e minacce agli elettori; in quelle condizioni la lista governativa non poteva non ottenere la maggioranza.
Alla riapertura della Camera, in una seduta agitatissima, il deputato Giacomo Matteotti del Psu svolse una documentata denuncia delle illegalità che avevano accompagnato la tornata elettorale e ne chiese l'invalidazione.
Pochi giorni dopo Matteotti fu rapito; il suo cadavere venne ritrovato due mesi più tardi.

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