Fino al 1925 l'economia italiana ebbe un indirizzo liberistico; in seguito alla crescita produttiva, però, si ebbe un aumento dell'inflazione che intaccò il valore della lira nei cambi internazionali. Nel 1925, con il Ministro delle Finanze Volpi, venne messo da parte il liberismo e si avviò una fase contrassegnata dalla sempre maggiore presenza dello Stato nell'economia; in primo luogo tale presenza si concretizzò in provvedimenti protezionistici e finanziari volti rispettivamente ad incentivare la produzione interna e a battere l'inflazione. Fu innanzitutto adottato un dazio protettivo sui prodotti cerealicoli, che aveva come scopo quello di incrementare la produzione nel settore, sia aumentando le superfici coltivate sia migliorando le tecniche di lavoro.

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