GIOVANI VERGA:

(1840-1922) È considerato uno dei più grandi narratori dell’Ottocento. Senza il suo apporto alla letteratura, non si sarebbe sviluppato nel nostro paese il romanzo moderno. Viene visto anche come massimo esponente del Verismo in Italia. Come uomo di cultura Verga viene visto (insieme a De Sanctis e a Carducci) come l’interprete più sensibile all’inquietudini esistenziali ed all’esigenze culturali  dell’Italia del 2° Ottocento. Molto importante è la sua sensibilità rispetto alla problematica sociale, in particolare alle condizioni dei contadini nella sua terra: la Sicilia (condizioni comuni in tutto il Mezzogiorno). Rosso Malpelo risulta ina delle sue opere più significative, essa infatti denuncia la vita dei ragazzi nelle miniere. Verga viene visto dai suoi contemporanei come un autore minore, noto quasi solamente per i sui romanzi d’amore. Soltanto nel 1920 con il critico Luigi Russo, si ha una sua rivalutazione attraverso le sue opere veriste.
Nel suo primo periodo lo opere hanno un grande influsso romantico e patriottico (Amore e patria, I carbonari della montagna, Sulle lagune) riconducibile a Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Gli schemi dei racconti risultano ancora un po’ elementari come ad esempio la contrapposizione buoni-cattivi. Il tema patriottico è rinvigorito dalle recenti imprese dei Mille in Sicilia. I critici ritengono, questa, la fase dell’apprendistato catanese, dove è riconoscibile una maturazione graduale di Verga.
Segue una fase detta dai critici tardo-romantica e scapigliata, dopo il suo trasferimento a Firenze, allora capitale, che continua per un certo periodo anche dopo il suo trasferimento a Milano. In questo periodo scrive dei romanzi d’amore, con i quali guadagna notorietà (Storia di una capinera, Una peccatrice, Eva) trai suoi contemporanei.
Nell'ultima  fase si possono individuare i temi che poi verranno meglio affrontati nel periodo verista come: il tema dell’orfano e dell’escluso (in Storia di una capinera ripreso poi in Nedda, Rosso Malpelo e nei Malavoglia), economico ed egoista (in Storia di una capinera ripreso poi nel La roba).
Verga, trasferitosi a Milano, aderisce ad un gruppetto di scrittori e critici per creare il “romanzo moderno” anche in Italia, prendendo come spunto dalle “lezioni naturalistiche” di Zola. In questo periodo Verga aderisce al Verismo, attraverso un’impostazione filosofica di tipo positivista, materialista e determinista. Dal punto di vista letterario si presenta un anti-romanticismo, con una negazione all’idealismo caro ai romantici. Dal punto di vista stilistico Verga utilizza l’impersonalità, togliendo la soggettività del narratore esterno, sostituendolo con uno che dia un punto di vista interno alla storia. Ciò comporta quindi l’utilizzo del dialetto per rappresentare meglio le classi povere. Dopo questa maturazione i critici ritengono che Verga sia arrivato all’apice della sua carriera di scrittore con la pubblicazione del ciclo dei “Vinti”.