martedì 14 novembre 2000, ore 20.00, Auditorium ITI
Spettacolo teatrale click e Tavola rotonda "Nella rete di Internet"

Cultura d'altra sensibilità

Una performance come "Click", il work in progress teatrale del TPO di Prato (www.tpo.it) presentato qui in anteprima, all'interno di un contesto come questo di emscuola, potrebbe apparire solo come un gadget spettacolare ma ha bensì una forte valenza pedagogica.
C'invita a riflettere su come sia necessario trovare il modo per "surriscaldare il medium", rendere sempre più caldo e interumano l'approccio con i sistemi multimediali, giocando, facendo teatro.
Il fatto stesso che un immagine proiettata possa creare delle maschere elettroniche dinamiche e interattive (trasformabili nel corso dell'azione), maschere da indossare per la mimesi scenica che oltre agli elementi soliti si possa avvalere di elementi scenici immateriali., fa intuire di quanta potenzialità ludica ci sia. Ecco, finalmente, un buon esempio che ci dimostra come sia possibile rendere meno tecnologico il computer, usandolo sempre più come medium di nuova comunicazione che sa tradursi in cultura d'altra sensibilità.
In questo senso il TPO sta già aprendo la pista: con il successo dello spettacolo precedente, "Storie Zip", ha dimostrato che esiste un coeficiente di forte teatralità nell'uso creativo dei nuovi media, che tra attore e mouse può esserci un gioco che contribuisce a ridefinire gli statuti nella narrazione teatrale, un modo che amo definire "digital storytelling". (carlo)

 

 

Stasera si recita a soggetto (virtuale)

Avvolti dalla ghirlanda possente di monti che circondano Bolzano capita di avvertire a volte il senso dell'effimero dell'esistenza. Con l'occasione propizia di una bella sala teatrale e la presenza di un gruppo sensibile e geniale come il Teatro di Piazza e d'Occasione ecco che l'effimero giunge a coincidere con il virtuale ed la cognizione del Sé si trasforma in una ludica digressione sulla forma progettuale della propria identità. Questo è forse il senso più recondito, il piccolo scrigno che nasconde la piece per attore e mouse presentata dal gruppo pratese come proemio alla tavola rotonda Nella rete di Internet moderata da Carlo Infante. Allegorica fin dal titolo Click è una piece in progress che, nelle intenzioni degli autori, si rivolge ad un pubblico dai 4 anni in su e che si configura come un funambolico percorso dove la realtà fisica del corpo si interseca e si scioglie con le mille icone virtuali della civiltà occidentale dell'ultimo cinquantennio, rappresentando pertanto un delizioso percorso anche per gli adulti. Ecco allora che l'attore in carne ed ossa, aggredito e sottoposto alle fantasie allucinatorie di un mouse farneticante, assiste disorientato e divertito alle vicende del suo alter-ego digitale che continuamente si fonde e si confonde con le proprie membra reali in un gioco parossistico nel quale il turbine digitale lo guida verso il viaggio inevitabile della propria presa di coscienza virtuale. Un viaggio che si nutre di brandelli di comunicazione artistica, musicale, pubblicitaria, iconografica, simbolica per ripercorrere l'odissea di un novello Ken digitale cui è offerta la straordinaria opportunità di veder realizzati i desideri più intimi quale quello di percorrere uno straordinario itinerario coast to coast nella mitografia iconografica contemporanea a bordo di una scintillante cadillac giocattolo. In un alternarsi di quinte virtuali e sorprese digitali il labirintico percorso ci conduce per mano in una flatlandia compiutamente bidimensionale, ammiccando talvolta alle strategie steroscopiche del cinema sperimentale della metà del secolo appena trascorso, in cui spettatori estasiati erano sollecitati ad indossare scomodi "occhialini" con lenti rosse e blu per calarsi in una traballante scenografia che labilmente simulava il senso della profondità. Il valore onirico dell'esperienza virtuale viene accentuato dal caleidoscopico finale che corona il viaggio del protagonista con il matrimonio con una strabiliante Barbie biondo-patinato. Delicata, colta, ma soprattutto divertente e divertita la piece, lungamente applaudita, rappresenta anche un perfetto esempio di utilizzo ludico-didattico delle nuove tecnologie. (fabrizio - Computer & Internet)

 

Un tuffo nei ricordi

clic! Spettacolo assolutamente coinvolgente, accattivante, con la capacità di renderti partecipe. Per me è stato anche un tuffo nei ricordi della mia infanzia e nel mondo di allora. Vi ho trovato un uso fantastico della musica, non come tappeto sonoro, ma come attore dello spettacolo stesso. Sulla tavola rotonda successiva ci sarebbero molte riflessioni da fare, ma mi ha colpito molto un intervento venuto dalla platea: il libro come media è forse più frustrante rispetto al computer!?! (lorella)

 

L'intreccio con Barbie

Il sipario era già aperto… come a dire lo spettacolo non inizia… ma non finirà neppure mai probabilmente. Il protagonista, se si può individuare un protagonista, si muove a suo agio nel palcoscenico che assomiglia ad un video - terminale tra luci, colori e suoni. Sto assistendo al primo iper - spettacolo - testuale dove è presente un media in più: l'uomo in carne ed ossa. L'approccio ludico al mondo digitale sembra solleticare l'Io bambino di ciascuno di noi, almeno il mio sicuramente. Esiste un filo logico che connette le fasi della "storia" anche se non è chiara la trama. Il tutto si snoda nella realtà digitale dove il destino del protagonista si intreccia a quello della sua compagna di "giochi" virtuale "Barbie". È possibile, a questo punto mi chiedo, innamorarsi di un personaggio virtuale, pensa che comodo! Le suggestioni che provocano il viaggio (immaginario) del "protagonista" sono varie, vanno dalle memorie musicali di Elvis e passano per la grande prateria di Lichtenstein. Lo spettacolo non finisce, rimane un percorso aperto a nuove esplorazioni multimediali (Bruno)

 

Chi ha paura dell'uomo nero

Carlo Infante apre il dibattito dopo - click, spazzando via ogni dubbio sul fatto che ormai viviamo in uno spazio/tempo digitale con cui dobbiamo necessariamente confrontarci. Il mondo digitale multimediale può essere abitato, deve essere abitato consapevolmente: noi siamo multimediali, usiamo più meccanismi di comunicazione. Il neuropsichiatria infantile avverte: "I bambini corrono i maggiori rischi nel mondo virtuale". Il rischio maggiore deriva dalle caratteristiche intrinseche del nuovo mondo digitale: la mancanza di relazioni con soggetti reali, si "finge" una relazione, le relazioni sono virtuali, interrompibili, veloci. Non devono diventare alternative alla vita reale. Alcuni videogiochi danno frustrazione e ossessione, esiste la possibilità di interrompere, spegnere, al contrario della vita reale. Il partecipare al mondo digitale è però inevitabile, non bisogna mai rinunciare ad un'estensione dei modi di comunicare. Mario Rotta ci propone la figura del vagabondo errante nel museo alla ricerca di tesori nascosti come metafora del "buon" esploratore di mondi digitali. Si tratta di una figura romantica, che non conosce confini e non vuole correre nell'esplorazione, si prende il tempo che gli serve e soprattutto condivide le scoperte effettuate. Ellerani sottolinea le potenzialità della cooperazione in rete, intravede nuove metodologie di apprendimento, di costruzione della conoscenza contrapposto al tradizionale trasferimento. Dal pubblico viene evidenziata la similitudine esistente tra il rapporto lettore/libro ed esploratore/mondo digitale, dove il lettore si "rifugia" nel libro come l'esploratore si rifugia nel mondo virtuale, ma il libro è passivo, penso, sono io che lo "attivo", mentre la rete è propositiva, vive ed è reale paradossalmente, usa un linguaggio nuovo, quello multimediale. Ancora, la realtà virtuale non è troppo poco reale? In realtà non lo è assolutamente, ma lo è un poco perché esiste e bisogna che ci confrontiamo con essa, penso. Carlo Infante sottolinea il rischio di perdere la cosiffatta "pausa di riflessione" nell'agire digitale. Il Neuropsichiatria sottolinea la necessità di avere la pausa di riflessione, come luogo dove si maturano in realtà le emozioni che contribuiscono al controllo, alla nostra stabilità. Afferma che il vagabondo è una figura con approccio ideale, se vogliamo, alla realtà, ma può essere solo un adulto. Rotta afferma che il vagabondo capisce che il mondo è sconfinato, destrutturato, ma non ha poi lo sguardo così "casuale" nel suo vagare, scopre per condividere. L'approccio ideale al mondo digitale prevede un percorso con quattro tappe: la conoscenza del come fare, del cosa fare, del perché ed infine nel comprendere le interazioni con gli altri. Il nostro vagabondo ha in realtà percorso tutti e quattro gli step. Ellerani sottolinea i cambiamenti dei processi di pensiero, con le nuove tecnologie, ci sono strumenti nuovi, nuovi movimenti, nuovi scenari che vale la pena di esplorare. L'assessore ricorda gli sforzi e i traguardi dell'amministrazione per dare a tutte le scuole le stesse tecnologia. Qualcuno ha ancora paura dell'uomo nero e della possibilità di ampliare il nostro spazio cognitivo? (Bruno)