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Riforma Gentile

 

In Italia nel 1923 a livello nazionale viene varata la "Riforma Gentile" che interessa tutti i gradi di scuola e prevede:

  1. un ciclo preparatorio della  durata di tre anni,  che viene affidato a comuni ed enti privati;   
  2. l'estensione dell’obbligo scolastico fino a quattordici anni;
  3. la suddivisione della scuola superiore in scuole tecniche e in licei;
  4. la riforma della scuola normale che diviene Istituto Magistrale della durata di sette anni;
  5. la messa al bando dello studio della didattica, della psicologia e di ogni attività di tirocinio
  6. la creazione di un liceo femminile che dovrebbe formare giovani della piccola-media borghesia desiderose di acquisire un diploma superiore (a differenza di quello maschile, questo liceo non prepara al lavoro ed alla vita ufficiale, bensì garantisce alla donna un'educazione adeguata al ruolo di moglie e di madre);
  7. l’ insegnamento obbligatorio della religione cattolica e l’introduzione dell' istruzione estetica;
  8. l'istituzione di scuole speciali per handicappati;
  9. l'introduzione del testo unico e di Stato (troviamo una testimonianza nella prefazione del "Il libro della prima classe" compilato dalla sig. Dina Balardinelli- Buccianelli, si legge: "Anche le illustrazioni del testo, numerose ed artistiche destavano l’interesse degli alunni".  A pagina 79  si legge: "Bimbi italiani tutte le mattine elevate un pensiero per il Duce. Oh buon Dio, benedici il nostro Duce! Ora e sempre difendilo dal male e aiuta la sua opera ora e sempre. Per la pace d’Italia e del mondo benedici il nostro Duce!".

 

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"Giovanni Gentile", Pensare ed Educare, pag.78

 

L’idea di Gentile è quella di formare i maestri attraverso l’applicazione di un rigoroso canone culturale. Per quanto riguarda le materie di insegnamento, Gentile affida alla filosofia un ruolo centrale: essa permette, secondo il filosofo, una formazione generale dello spirito che prepara a  tutte le facoltà universitarie. Dal punto di vista didattico, per Gentile non esiste un metodo che valga per ogni disciplina: ogni argomento è metodo a se stesso, non è cioè nozione astratta e isolata da memorizzare, ma atto di ricerca attiva e creativa.

La pedagogia di Gentile risente di un’ impostazione morale ed etica di fondo che mira a formare, prima che insegnanti, "persone moralmente degne di esserlo". ll fascismo, inoltre, esalta la forza e la prestanza fisica del maestro, favorendo l’accesso alla professione da parte dei maschi e cercando di precluderla alle donne. Comunque, i candidati maschi che si presentano agli esami d'abilitazione per l'insegnamento sono sempre pochi. Gli insegnanti devono essere sceltissimi, fisicamente e spiritualmente dotati di una disciplina quasi militare.

La subordinazione delle materie scientifiche a vantaggio di quelle umanistiche serve a formare quello spirito nazionale e quell’unità del popolo italiano che, sia per l’alto tasso di analfabetismo sia per la confusione politica, ancora non si è consolidato.

La formazione filosofica deve restare un privilegio per pochi destinati agli studi più alti. La Riforma, non a caso, si basa su una concezione aristocratica della cultura e dell’educazione. La scuola secondaria superiore è riservata "ai migliori per intelletto e per censo".

Dopo il quinto anno di scuola elementare chi vuole proseguire gli studi, sostiene un esame per entrare nella scuola media. Tutti gli altri frequentano le scuole di avviamento al lavoro, praticamente prive di sbocchi superiori. Con la soppressione della scuola tecnica i ceti popolari vengono privati di uno degli strumenti fondamentali di promozione sociale e culturale.

Gentile si batte per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola elementare. Nel sistema filosofico gentiliano, infatti, la religione ha un ruolo intermedio tra l’arte e la filosofia e come tale il suo insegnamento è da considerarsi propedeutico all'acquisizione di una visione complessiva, analitica e filosofica del mondo. La religione insegnata nelle scuole deve essere quella cattolica: la forma spirituale storica del popolo italiano.

La Riforma Gentile permette la partecipazione alla vita scolastica dei bambini sordi e muti, consentendo anche a loro di ottenere una certa cultura.