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Riflessione

L’area di progetto effettuata nell’anno scolastico 2002/2003 dalla nostra classe, la VC, riguarda l’argomento "La figura dell'insegnante donna nel fascismo".

Durante i primi giorni di area di progetto sono venute delle esperte nella nostra classe per darci un’idea e relative spiegazioni su quella che è stata la storia del fascismo in Alto Adige, in particolare la professoressa Farruggia, storica, ci ha fornito una visione d'insieme della realtà scolastica durante l’impero Austroungarico e durante il Regno d’Italia.

Con la riforma scolastica di Maria Teresa d’Austria si afferma il diritto allo studio per tutti i sudditi. Viene stabilito l’obbligo della frequenza scolastica. La riforma garantisce a tutti l’istruzione di 6 anni (dai 6 ai 12 anni) e il diritto di studiare nella propria lingua per quanto riguardava le diverse popolazioni.

Vengono istituite scuole triviali nei villaggi, a carico dei comuni, con classi maschili e femminili; scuole principali, nei maggiori centri; scuole normali e di formazione del corpo insegnante, in quanto si ritiene obbligatorio l’aggiornamento da parte dei docenti.

Nel 1859 viene istituita la legge Casati e nel ’60 essa viene estesa in tutti i territori conquistati nel processo di unificazione italiana. I principi su cui si basa la legge sono:

obbligatorietà e gratuità dell’istruzione;

unità di indirizzo;

libertà di insegnamento.

Inoltre, sono resi obbligatori 2 anni di scuola inferiore e successivamente la frequenza alla scuola superiore che comprende il ginnasio, le scuole normali e l’istituto tecnico. La legge Casati, però, non si rivela molto funzionale, in quanto il tasso di analfabetismo resta ancora molto alto.

Nel 1837- 68 l’impero d’Austria obbliga ad una frequenza scolastica della durata di 8 anni, ma si verifica un’opposizione da parte del mondo rurale, in quanto i contadini non possono permettersi di mandare i figli a scuola perché questi rappresentano un fondamentale aiuto nel lavoro dei campi. Si decide, quindi, di venire incontro ai contadini e di istituire scuole domenicali.

Nel Regno d’Italia (1877) si rende obbligatoria la frequenza scolastica fino ai 9 anni d’età (dai 6 ai 9 anni) e vengono stanziati fondi per istituire scuole. Viene inoltre impedito l’uso del dialetto e imposto esclusivamente l’uso della lingua italiana.

Nel 1904 con la legge Orlando la scuola diventa obbligatoria fino ai 12 anni.

Dopo la prima guerra mondiale, alle popolazioni dell’Alto Adige viene garantito l’insegnamento della propria lingua. Ad esempio nel Tirolo entrano in uso libri scolastici  in tedesco e in Trentino in italiano. Quest’accordo viene però rotto dal fascismo. Principio della dittatura, infatti, è quello di esaltare l'italianità e l'unità della nazione. Una delle prime decisioni è proprio quella di italianizzare anche la realtà scolastica. Di conseguenza, si verifica un generale abbandono della scuola da parte di studenti di madre lingua tedesca.

Nel 1923 Ettore Tolomei presenta al Teatro di Bolzano il suo programma politico. Attraverso norme speciali intende italianizzare ogni ambito: politico, economico, sociale.

Sempre in quest’anno viene varata la Riforma Gentile, la quale rende progressiva la chiusura delle scuole con insegnanti di lingua tedesca.

Il quadro storico delineato dalle esperte è stato molto utile, in quanto ha fatto capire ciò che ha significato l'avvento del fascismo in Regione.

Di grande aiuto è stata anche la visita che abbiamo fatto al Museo della scuola, dove abbiamo potuto osservare i molteplici aspetti della vita scolastica dell’epoca.

 

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Cartolina del Museo della scuola (Bz)

 

Il Museo raccoglie più di 500 fotografie, datate fra la fine del 1800 e i primi del 1900, che documentano aspetti della vita quotidiana nella scuola del Trentino, del Tirolo, del Voralberg e della Corinzia. La professoressa Cossetto si è prestata ad essere la nostra guida e ci ha spiegato che la scuola in cui si trova il museo fu, nel 1912, la prima con acqua corrente ed energia elettrica.

 

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Antichi banchi di scuola, Museo della scuola (Bz)

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Struttura del Museo della scuola (Bz)

 

In questa scuola, le materie scientifiche erano considerate di rilevante importanza. Vi erano erbari, collezioni di semi, insetti, animali, uccelli imbalsamati e strumenti scientifici. Tutto questo era utile soprattutto per i bambini che non avevano la possibilità di viaggiare, di allargare i propri orizzonti e quindi di apprendere ed osservare realtà nuove. Per questo la scuola aveva il compito di istruire anche da questo punto di vista. Per svolgere le loro attività gli insegnanti si servivano anche di cartelloni didattici, i quali erano uno strumento fondamentale sia per l’insegnamento intuitivo nelle scuole elementari, sia per  l’insegnamentoavanzato nelle scuole secondarie.

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Erbari e cartelloni didattici, Museo della scuola (Bz)

 

I bambini avevano banchi dotati di un foro sull’estremità anteriore che serviva per contenere l’inchiostro ed il calamaio.

Essi erano costretti ad un educazione abbastanza rigida.Il comportamento doveva essere moralmente corretto sia all’interno che all’esterno della classe: qualsiasi "sgarro" sarebbe stato punito e avrebbe influito sul voto di condotta.

Il fascismo impose libri di testo unico, riguardanti tutte le materie e uguali per tutti. Da questi libri i ragazzi imparavano norme comportamentali e come dovesse essere un buon soldato e servitore della patria. Come esempio da seguire avevano molto spesso immagini di Mussolini o filastrocche che indicassero loro il comportamento da adottare e le nozioni da interiorizzare. Spesso anche i problemi matematici avevano come protagonista Mussolini.

Questi libri avevano lo scopo di creare una sorta di consenso nel bambino e indurlo ad emulare il duce ed i suoi soldati.

Il testo unico riguardava anche l’educazione delle bambine, alle quali veniva infatti presentato il modello femminile per eccellenza. La donna aveva il principale compito di accudire i figli nel miglior modo possibile. Essi erano i figli della patria: dovevano essere forti, vigorosi, responsabili, …. La moglie lavorava in casa, si curava del marito, ricamava, …, insomma, svolgeva prevalentemente mansioni domestiche. Non poteva pensare a se stessa, avere interessi o svaghi; il suo unico compito era quello di essere una buona madre e una buona moglie.

Al museo abbiamo anche visto registri scolastici, quaderni, penne, tutti materiali originali dell’epoca.

"Ho apprezzato molto la passione e la vivacità con cui la professoressa Cossetto ci ha fatto da guida al museo della scuola. E' stato entusiasmante poter leggere i registri di classe, in cui erano segnate le punizioni degli alunni, ma ancora più interessante è stato leggere alcuni passi tratti dal libro di testo unico "Il libro della seconda classe". La professoressa Cossetto ci ha fatto riflettere sul modello di donna che il fascismo proponeva e che si poteva facilmente dedurre anche dalla lettura del libro di testo unico." (Quirini Deborah)

Dopo la visita ci siamo divise in  gruppi, ognuno dei quali aveva il compito di rivedere ed elaborare il materiale pervenutoci grazie all’aiuto di esperti. Inoltre, ciascuna di noi si è recata in alcune biblioteche e  archivi, ha letto libri e ha recuperato materiali interessanti che in classe ha rielaborato .

 

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Trascrizione delle interviste, in biblioteca, Pescarin Taina- Cavazzana Francesca- Daz Sara 

 

"L’esperienza in archivio è stata molto affascinante, è stato molto strano ed inconsueto toccare con le proprie mani documenti ipoteticamente appartenenti ai nostri bisnonni, documenti risalenti a tanto tempo fa. Alcuni risalivano perfino alla fine del 1800. Anche se siamo ritornate in classe impolverate, mi sono ritenuta fortunata per il fatto di aver potuto fare una tale esperienza." (Frazza Chiara)

Tanti pacchi rinvenuti in archivio erano sigillati per cui abbiamo dovuto aspettare l’arrivo nei giorni successivi di un’archivista, Angela Mura, la quale ci ha spiegato le modalità di apertura e inventariazione di un plico. Abbiamo aperto i pacchi che ritenevamo utili ma la loro sorpresa è stata deludente perché il materiale rinvenuto non era pertinente con ciò che andavamo cercando. Di tutto il materiale trovato abbiamo preso in considerazione solo quello riguardante la donna, l’insegnante, gli stipendi, le punizioni, le materie d’insegnamento… e l' abbiamo successivamente schedato.

Pensavamo di trovare più materiale riguardante la differenziazione fra le insegnanti donne e gli insegnanti uomini, dato che uno dei punti principali della nostra ricerca era il suddetto.

"Ho notato come la grande differenza, per quanto riguarda l'insegnamento, stia non tanto fra insegnanti donne e uomini, quanto piuttosto fra insegnanti di lingua italiana e tedesca. La dittatura fascista aveva, infatti, decretato l'espulsione degli insegnanti di lingua tedesca che non aderivano alle disposizioni del partito." (Tomasetto Linda)

Ciò che è stato rinvenuto è risultato poco innovativo rispetto a quello che già sapevamo.

"Aprire un pacco archiviato di 50 anni fa è stata una grande emozione, è stato un momento unico e di grande responsabilità per noi che abbiamo interpretato quei dati. Anche la visita al Museion che prevedeva la nostra partecipazione nel compilare una scheda di catalogazione, l'ho trovata un'esperienza formativa per comprendere le problematiche relative all'archiviazione." (Quirini Sara)

La cosa che ci ha colpito è stata l’astuzia utilizzata da Mussolini per indottrinare i futuri figli della patria sin dall'infanzia: fin dalla prima elementare i bambini dovevano studiare la "Rivoluzione Fascista" e la biografia del Duce. Entrando in classe gli alunni salutavano "normalmente" l’insegnante e cantavano l’inno fascista "Giovinezza". Al sabato gli studenti si univano agli adulti in adunate che inneggiavano al regime: ognuno vi si recava in divisa per esibirsi con la propria squadra. Gli eserciti paramilitari  gridavano la parola d’ordine del Duce.

Tutti i ragazzi erano inquadrati militarmente: dai 6 agli 8 anni venivano chiamati "Figli della Lupa" (con riferimento alla lupa che adottò Romolo e Remo); dagli 8 ai 14 "Balilla"; dai 18 ai 21 entravano nei "Fasci giovanili di combattimento".

Anche le ragazze avevano un ruolo in questi raduni. Dagli 8 ai 14 erano "Piccole Italiane", dai 14 ai 18 "Giovani Italiane" con bandiere al petto, cappello in testa, moschetto di legno; venivano quotidianamente allenate in divisa.

Si raccomandava la cura delle attività extrascolastiche. Specifici esercizi di tipo pre e paramilitare avevano nei campeggi estivi il loro momento di verifica e completamento. Sebbene in ordine sparso, presero così a fiorire i primi reparti di Balilla, Avanguardisti, Alpini, Marinai, Ciclisti, Escursionisti. Le divise maschili dei vari corpi ricordavano la linea delle uniformi ufficiali arricchita da vari particolari  e venivano indossate con l’immancabile camicia nera. La divisa delle  bambine, invece, derivava da un noto pittore e illustratore dell’epoca ed erano di linea molto semplice: una gonna nera, una camicetta bianca.

Le interviste sono state fonti d'informazione molto importanti. Alcuni testimoni si sono commossi ricordando i tempi passati.

"La parte del lavoro dedicata alle interviste è stata molto interessante e ha permesso di dare al nostro lavoro maggiore concretezza.La testimonianza diretta di coloro che hanno conosciuto in prima persona la realtà della scuola fascista ci ha fatto avvicinare al clima sociale,politico e culturale del tempo e ha chiarito le nostre idee in merito ai valori che il regime diffondeva." (Daz Sara)

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Trascrizione delle interviste, Quirini Sara e Martello Sonia

 

La donna non era particolarmente discriminata, anche se doveva sottostare ad alcune regole: non doveva fare la "civetta", andare a feste, esporsi troppo in pubblico e doveva tenere un comportamento moralmente corretto ed educato. In caso contrario sarebbe stata trasferita dal preside in un'altra scuola o addirittura licenziata.

Tutto il materiale ricavato dalle interviste, dai musei, dalle lezioni tenute da esperti, dalle testimonianze dirette e indirette ed il materiale ricavato in archivio, è stato da noi relazionato e rielaborato. Credo che sia stata solo questa parte di lavoro un po’ noiosa perché non richiedeva un lavoro di ricerca, ma solamente il fatto di mettere materiale in teche secondo un ordine stabilito da tutta la classe. Per fare questo ci siamo ulteriormente divise in gruppi e ciascun gruppo ha lavorato su un argomento. È successo che non siamo riuscite a trovare accordi sullo svolgimento di un lavoro all’interno di un gruppo, ma credo che questo sia normale, rimane comunque positivo il fatto che alla fine siamo sempre riuscite a trovare una soluzione che tenesse conto di desideri o intenzioni di tutte. Superate queste piccole incomprensioni abbiamo iniziato a scrivere relazioni sul materiale che ci interessava a abbiamo creato dei piccoli testi che sono stati successivamente corretti dall’insegnante di italiano. Sono state da lei riscontrate ripetizioni di argomenti fra i vari testi, questo perché non ci siamo confrontate e non abbiamo letto i testi degli altri gruppi. Abbiamo allora nuovamente controllato le relazioni, questa volta tutte insieme, le abbiamo fatte ricorreggere e con il professor Cemin abbiamo inserito i dati nel sito da noi creato.

Crediamo che il lavoro sia ben riuscito, in primo luogo perché ci ha dato l’opportunità di ricercare e studiare argomenti, ideologie e pratiche vigenti durante il periodo del fascismo, delle quali non  conoscevamo l’esistenza. Perché l’area di progetto sia utile, a questo punto, è necessario che molti visitatori entrino nel nostro sito Internet e, attraverso le nostre relazioni, apprendano qualcosa di nuovo.

"E' stato interessante confrontare epoche diverse e vedere come la società e l'istituzione scolastica siano cambiate nel corso del tempo. Basti pensare al rispetto che i ragazzi avevano per i docenti, valore ormai perso anche all'interno dell'ambiente familiare; o alle punizioni rigide ed umilianti riservate agli alunni che ridevano, mangiavano, cadevano dalle sedie durante la lezione o che non svolgevano i compiti assegnati loro. Oggi questi atteggiamenti da parte dei ragazzi, si possono riscontrare quasi quotidianamente in tutte le classi ed i provvedimenti disciplinari nei loro confronti non sono così severi e rigidi."(Quirini Sara)

"A classi che vorranno intraprendere un lavoro simile, suggerisco di organizzrsi molto bene a priori di modo che il lavoro si possa svolgere senza problemi e di modo che tutti abbiano un proprio ruolo da svolgere. L'ordine e la tempistica sono importantissimi e bisogna cercare d'imparare sin da subito come metterli in pratica. Dopo tre anni ritengo l'area di progetto molto formativa, perchè non solo insegna a responsabilizzarsi, ma mette l'alunno di di fronte ad una situazione in cui insieme agli altri deve riuscire a cavarsela da solo per realizzare un prodotto, risultato di tutti gli sforzi fatti." (Pescarin Taina)

"A mio parere, l'area di progetto è un sistema educativo molto valido, dal momento che permette di approfondire temi extrascolastici e di acquisire nuove abilità, però, purtroppo, presenta un grande limite:il tempo.E' difficile, credo sia palese a tutti, conciliare il lavoro di area di progetto con il normale svolgimento dei programmi . Non ho soluzioni da proporre in merito a ciò, ma ho voluto, comunque, segnalare nuovamente il problema." (Cavazzana Francesca)

"Consiglio ad un'altra classe di fare un'area di progetto come la nostra, perchè si conoscono tante cose nuove ed interessanti su un periodo passato, che non abbiamo vissuto in prima persona. Però un suggerimento che vorrei dare a questa a questa ipotetica classe, è quello di dividere il lavoro in due anni: il primo anno impegnato nella ricerca, nell'analisi e nella sintesi del materiale;   il secondo anno da dedicare alla costruzione della pagina web.Penso che così facendo si avrebbe più tempo e quindi più calma e serenità per svolgere un'area di progetto il meglio possibile." (Sacchet Serena)

"Grazie a tutte le informazioni forniteci sulla scuola fascista la classe è riuscita ad elaborare dei testi abbastanza approfonditi. Calarsi nel clima del fascismo è molto difficile per noi studenti italiani del terzo millennio, è quasi inconcepibile pensare ad una scuola ed ad una societa priva di ogni libertà, dove tutto è controllato, rigido, uniforme, ma ci abbiamo comunque provato con questo progetto." (Brunner Elena)