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Paola Gallegati Come si chiama? Paola Gallegati. In che anno è nata? Nel 1927. Che titolo di studio ha conseguito? Diploma magistrale. Quanto durava il percorso formativo dellinsegnante? C'erano quattro anni di inferiori e quattro anni di superiori. A sette anni poi si diventava maestre, naturalmente con lesame di abilitazione alla fine, portando tutte le materie. Quali erano le materie che caratterizzavano il suo percorso formativo? "Italiano, pedagogia, filosofia, metodologia, geografia, storia, tedesco, disegno, storia dellarte. Per quanto riguarda le lingue si insegnava solo in tedesco." Secondo la sua esperienza, il grado di preparazione degli insegnanti era sufficiente? Quando mi sono diplomata io, cerano delle grossissime lacune, perché quasi tutte abbiamo perso un anno di scuola. Qui cerano i tedeschi che non hanno permesso che si aprissero le scuole, per cui dopo un anno tutte quante sono andate via e hanno cercato di andare in paesi dove cera la scuola e dove si poteva studiare. Io sono andata in un paese della Val di Non di Trento e facevo cinque km a piedi per arrivarci. Poi, finita la guerra, siamo tornate qui alla base e abbiamo fatto lultimo anno di magistrali, ma era una pena per noi e anche per i professori. Cerano insegnanti raccolti così in giro, che erano sfollati e quindi all infuori di due o più persone gli altri erano da mettere nel bidone .Questo succedeva durante la guerra. Finita questa, i tedeschi avevano chiamato tutte le donne dai quindici ai sessant anni con una cartolina e mi sono presentata insieme a mia madre. Per fortuna ho trovato un ufficiale tedesco abbastanza coscienzioso. Io naturalmente ero bianca come uno straccio perché avevo una paura pazzesca e dice:"Che cosa fa lei?" " Che cosa faccio? Guardi io volevo finire di frequentare listituto magistrale, ma voi non l avete permesso!" Allora lui mi guarda "Sa cosa le aspetta?" "No, me lo dica lei". Lui mi rispose: "Passeranno dei camion che porteranno molte ragazze e donne ad Appiano, nelle caserme, per pulirle, attaccare bottoni, mettere a posto, scopare. Guardi" dice" guardando lei mi viene in mente mia figlia in Germania. Se lei entro quindici giorni mi porta un certificato di iscrizione della scuola, io la esonero da questo lavoro" " sì, va bene, ma la mamma?" "la mamma mi deve portare un certificato che lavora in qualche posto." Siamo corse tutte e due dalla stessa persona e questa persona aveva un negozio, un panificio e ha assunto la mamma e dice" Tu mandi tua figlia da mia mamma e quindi così è risolto, insomma, il problema. Le scuole rimaste erano nelle valli? Sì, fuori soprattutto, dal Trentino in giù. Le mie compagne di classe sono andate nel Vicentino perché avevano parenti. Sono andate tutte dove avevano un punto di riferimento. Poi ci siamo ritrovate l ultimo anno, chi più o meno bravo, con lacune, però siamo rimasti in diciotto e due maschi, poveretti!Allinizio eravamo in parecchi, classi piuttosto numerose. Naturalmente dopo la quarta inferiore qualcuno doveva finire e aveva un titolo di scuola inferiore. Dopo, cerano le altre tre superiori ma alcune si sono perse per strada. Qualcuno è stato più fortunato è andato via subito e non ha perso quell anno che abbiamo perso noi rimanendo qui a Bolzano. Quindi siamo rimaste in diciotto all esame di abilitazione. A quanti anni ha iniziato ad insegnare? Ho insegnato a 18 anni e mezzo. Ho iniziato a insegnare subito perché cera un esame che si doveva fare a Merano e una specie di conoscenza di tedesco, perché come è finita la guerra linsegnante poteva insegnare italiano nelle scuole tedesche e viceversa. Allora ho fatto questo esame, che era prevalentemente orale e ci hanno messo ad insegnare il tedesco e litaliano. Quindi nelle valli cerano scuole pluriclassi, italiane e tedesche. Allora andavi nelle scuole tedesche, che poi erano vicine, e insegnavi litaliano, lasciavi la classe italiana e insegnavi il tedesco. Però AL direttore quando mi ha dato la nomina, gli ho detto: " E adesso cosa faccio? " e lui:" Si arrangi." Appena finita la guerra, ho capito che dovevo arrangiarmi. Sono andata a scartabellarmi libri dei miei zii per fare qualcosa, ma era ancora troppo poco. Un pò alla volta ci siamo abituate, abbiamo imparato cosa si doveva insegnare. Poi sono anche arrivati i programmi, sono stati nominati dei direttori tedeschi e dopo è andata un po meglio. Però in principio era tragico. La voglia di insegnare era tanta perché più meno tutte noi abbiamo fatto le magistrali perché ci piaceva insegnare. Però mancava proprio il tutto, le basi, il materiale didattico. Ho perso tante ore la sera a preparare fogli e mezzi didattici, altrimenti non cera niente. Il comune non dava niente, non era ancora preparato a questo tipo di insegnamento. In quale modo venivano impostate le lezioni? I programmi sono stati poi preparati. I direttori ci hanno dato dei programmi da seguire. Si doveva preparare il registro con le lezioni che si facevano .Ogni giorno si doveva scrivere la lezione che si faceva su un quaderno. Quando passava il direttore a controllare, voleva che ci fosse la data del giorno in cui entrava, con scritto ciò che noi avremmo fatto. Tante volte succedeva che dovevo scrivere" vedi il giorno precedente" perché non ero riuscita a farlo, io come anche le altre. Però si sono dati da fare poi è arrivato un bravissimo direttore e quello ci ha messo sulla strada giusta.Quindi i programmi li ricevevamo, dovevamo ampliarli Voi insegnanti ritenevate giusto tutto ciò che veniva imposto dal regime?Se no, avete mai pensato di organizzarvi in modo da esprimere il vostro dissenso? Eravamo talmente giovani e inesperte che quello che ricevevamo, pensavamo fosse giusto . Non è che avessimo avuto la possibilità di fare confronti. Per noi era tutto nuovo, dopo magari si poteva anche pensare.Però quando arrivava il programma era da svolgere, facevi quello e ben che venga perché altrimenti non sapevamo proprio dove parare . Quindi ha insegnato anche a ragazzini tedeschi Era più difficile che insegnare il tedesco ai bambini italiani perché a parte il fatto della vivacità che avevano loro, non era molto concepito che entrasse in classe una maestra italiana.Nei paesi era molto più facile. Cerano maestri che collaboravano, con tre sarei diventata amiche.Nei paesi si andava meglio, ma poi quando sono arrivata qui in città, non ho più fatto questo lavoro, ho insegnato solo il tedesco nelle scuole italiane. Poi ho fatto dei concorsi per passare di ruolo. Nel 46 quando ho cominciato ad insegnare tedesco, non è stato più abolito. Anzi, non incominciando dalla prima classe, ma dalla seconda, cerano tre ore a settimana di tedesco in seconda e in terza e cinque ore in quarta e in quinta. Quando io frequentavo le elementari italiane non cera da imparare il tedesco. Dopo,finita la guerra,è nata questa nuova disciplina. Quindi in gioventù non ha studiato il tedesco? No, lo parlavo per conto mio, perché mia madre era della Val Pusteria. Io sono entrata in prima elementare a Trento che non capivo niente di italiano "Credere, obbedire, combattere" : in che modo questo motto veniva applicato nella vita scolastica di tutti i giorni? Quando andavo alle Magistrali cera il sabato fascista, ci si vestiva in divisa, si andava alla GIL, lì dove cè il ponte Druso e si facevano delle attività, cera un po' di tutto : teatro, canto. E io mi sono infilata nel fare teatro, perché mi piaceva molto e non pensavo ad altro. "Credere, obbedire ", io obbedivo a quello che mi dicevano le insegnanti. E "combattere", come femmina , no di sicuro. Ma alle ragazze venivano fatte fare attività particolari? Molta ginnastica e poi cerano i ludi, che venivano fatti alla fine dellanno scolastico. Poi ognuno aveva la sua squadretta e io la comandavo. Mi piaceva tanto, si faceva molto sport. Il principale compito delle donne era mettere al mondo figli e stare in casa. Solo ai ragazzi venivano dati i precetti politici precisi; alle bambine si dava una preparazione generale di cultura fascista. Le mamme non lavoravano, eccetto le maestre e le commesse. Si indossava la divisa? Si, fino ad una certa età era fatta in un modo, poi diventavi più grande ed era diversa: da piccola italiana e poi da giovane italiana. Cerano le calze, non i collant; la gonna a pieghe, la camicetta bianca, la mantella e il basco. Tutto veniva fornito dallo stato. Da piccola italiana le calze erano bianche, perché eravamo piccole, la mantella cera sempre. Sentivamo molto lamor di patria, adesso, invece, non cè. Non cera rivalità fra le compagne: eravamo tutte della stessa idea, stessa mentalità e qualcosa in cui credere che ci accomunava. Dovevamo indossare il grembiule nero. Solo le elementari ( Longon) erano scuole di élite e quindi avevano grembiuli bianchi. Quale preparazione avete dovuto ricevere voi insegnanti per adeguarvi alla nuova ideologia? Non cè stata, perché ad un certo punto il direttore didattico della nostra scuola, ti diceva cose che potevano andarti bene. Era molto bravo e preparato, soprattutto per la didattica e allora siamo andate molto bene. Ma quando è morto, è mancata una persona che era fatta proprio per la scuola, anche se non aveva figli. Era il suo clima, cosa che non è di tutti. Limportante era tenere la disciplina, ma non gridando forte, parlando sempre sotto voce, come diceva sempre il nostro direttore: "mai gridare forte, mai!". Sono sempre andata bene, a parte il fatto che mi è sempre piaciuto. Ho fatto trentanni dinsegnamento, e quando sono andata in pensione se ne sono andati venti dal circolo scolastico. È stato uno spopolamento enorme. Ho lasciato tutti i lavori che avevo fatto, tutte le schede, a quella che probabilmente mi ha sostituito ed è stata molto contenta. Qui, nelle scuole magistrali, venivano delle ragazze che ce le portavano dalle elementari, per vedere come insegnavamo, quindi per tirocinio. Prima i genitori erano molto più calmi e tranquilli, addirittura ti salutavano con "riverisco maestra!, poi sono arrivati dei genitori che, massimo, hanno fatto la terza media. A udienza ti guardavano dalle scarpe alla testa, ti squadravano, ma come parlavano zero. Non conoscevano neanche i propri figlioli e io mi facevo una scheda per ogni bambini, e poi venivano fuori certe pecche.. li portavano a scuola, senza fare colazione, che avevano fame e si addormentavano sul banco. Pazienza per quelli dellasilo Hofer, perché poi ho insegnato lì, alla Goethenschule e cera il collegio vicino. Pazienza quelli che venivano di corsa, che avevano sempre dei gran pacchetti di grissini e una mela fredda, e gli dicevo "ma gli date da mangiare?"e rispondevano:"No,no, non cè tempo " e lei ribatteva " basta che li svegliate un quarto dora prima", perché la prima ora non si riusciva proprio a far niente. I genitori "beh, fate una materia leggera!". Cominciavano a rendere solo la seconda ora. È una soddisfazione per linsegnante quando si riceve qualcosa, di quello che si è dato. Quando Lei ha fatto le magistrali, queste esistevano già da tanto? Perché sono state introdotte dopo la Riforma Gentile Le ho fatte dopo la quinta elementare. Si aveva un esame di quinta e poi potevi andare nella scuola che volevi Le Magistrali rispetto alle altre scuole, come erano considerate? Male, perché noi eravamo considerate sempre le peggio. Lélite stavano nel liceo classico. Noi eravamo le poverette. Che percentuale di insegnanti uomini e donne esisteva? La maggioranza erano donne. Luomo si sentiva avvilito a fare il maestro. Noi avevamo due insegnanti uomini: uno della Val di Fiemme, che poi è tornato nella sua valle e laltro che, poveretto è morto. Però man mano che trovavo uomini nelle scuole mi sono resa conto che erano sempre meno preparati di noi. Secondo me, erano molto meno portati allinsegnamento rispetto a noi ragazze. Spesso ci chiedevano: "Cosa fate voi?" noi rispondevamo : "Cercate di arrangiarvi, siete grandi e vaccinati." Gli uomini che si dedicavano alleducazione non avevano molta ascendenza sui ragazzi, erano rimasti indietro, vecchi. Io per esempio, non avrei mai sposato un maestro, anche perché gli stipendi erano piuttosto magretti uno che voleva mettere su famiglia doveva far lavorare anche mogli e figli. Le donne erano molto più vivaci, imparavano. Quando andava a scuola lei ,come era il suo rapporto con i ragazzi ? Loro ci rispettavano. Daltronde noi non ne sapevamo più di loro. Nelle inferiori cerano parecchi ragazzi. Cera una fila solo di ragazzi . Poi molti si sono persi o con la guerra o sono andati via. Dopo la quarta inferiore, infatti i ragazzi potevano lavorare. In seguito sono rimasti in due. Agli insegnanti ci si rivolgeva con "professore" oppure "professoressa". Il preside era severissimo bastava la sua presenza sulla porta per garantire la calma nelle classi. Il direttore ci insegnava come comportarci con gli studenti e noi sapevamo cosa dovevamo fare. Il maestro doveva sembrare ai bambini onnisciente. Se non sapeva qualcosa non poteva mettere non lo so, ma doveva dire che avrebbe risposto il giorno dopo. Capitava che i genitori, chiedessero ai bambini di porre per loro delle domande alle maestre. Nelle classi elementari cera la fotografia del Duce, del Re e del crocifisso. Il sabato, dopo pranzo si andava a fare il sabato fascista. Durante la settimana le lezioni erano normali, non influivano Mussolini, il Re ecc. Si diceva sempre una preghiera a inizio lezione. Alle elementari la disciplina era molto ferrea. La situazione era traumatica. Una volta ricordo, presi una bacchettata perché non ho tenuto le mani nella giusta posizione. Quando sono tornata a casa ho espresso la volontà di non tornare più a scuola. Mia madre però mi ha convinto a proseguire gli studi. Dovevo imparare a memoria il Credo (in seconda elementare) , perché si faceva in prima elementare. Io capivo poco litaliano, quindi, il Credo era molto difficile. Quando andavo a letto era un trauma. Non capivo una parola di quello che pronunciavano, in quanto io parlavo dialetto tedesco. È stato solo dopo la prima guerra mondiale che ho imparato la lingua italiana per passione. I miei compagni erano quasi tutti tedeschi eccetto altre due bambine, Cucklac e Kubinec. In classe avevamo la figlia del prefetto. Suo padre ci veniva sempre a prendere a scuola e ci accompagnava a casa. Queste due erano quelle che potevano stare vicino alla figlia del prefetto. La maestra diceva di metterci nellordine di idea di parlare solo italiano. Tutti i materiali erano in italiano. Il libro di testo era un sussidiario che comprendeva tutte le materie (italiano, storia, geografia e grammatica). Il duce lo sentivamo sempre alla radio, però a scuola nessuno ce ne parlava molto. Non insistevano molto a parlare del Duce. Anche nel sabato fascista si prevedevano lesecuzione di esercizi fisici. I maschi andavano a fare il sabato fascista da unaltra parte rispetto alle femmine. Nelle valli cerano le pluriclassi. Li, dato che i bambini dovevano imparare litaliano, non si parlava del Duce alla pausa tenevano i bambini italiani separati da quelli tedeschi. Quali punizioni erano definite? Usavano bacchettare i bambini con un pezzo dacciaio oppure scrivere più volte qualcosa. Esisteva un capo classe che si occupava di controllare la classe quando la maestra era assente. Sulla pedana dovevamo inginocchiarci in caso di sgarri. Io mi vergognavo molto quando venivo punita. La cattedra e la lavagna erano posizionate su una pedana. Che materiali dovevano portare i bambini a scuola? I bambini a scuola dovevano portare lastuccio, il compasso, il righello, squadre per il disegno, la penna prima sostituita dal calamaio. Le cartelle erano a mano, erano leggerissime. Portare i libri a mano con un nastro era un segno di maturità Dovevamo indossare il grembiule nero. Solo le elementari ( Longon) erano scuole di élite e quindi avevano grembiuli bianchi. Le classi erano miste? Le classi erano maschili o femminili. Dopo, vista la riduzione del numero degli alunni sono diventate miste. La scuola era realmente accessibile a tutti?
La scuola procurava solo i gessi, i bambini più poveri andavano in collegio perché procurava tutto il materiale necessario. Le banane erano considerate un privilegio durante la pausa. La maggior parte dei bambini mangiava mele, panini e Ghiepfel. Lapprendimento era di tipo mnemonico-nozionistico? Gran parte dellapprendimento era mnemonico, specialmente le poesie. Alle elementari facevamo ricami, maglioni con i ferri, sciarpe, cucinavamo ecc... Già in seconda facevo i ricami sui tovaglioli, alcuni giorni dovevamo venire a scuola il pomeriggio. Intervista effettuata da Bovenzi Rossella, Cavazzana Francesca e Qurini Sara. |