Home Obiettivi del lavoro L'insegnante Donna e regime Riforma Gentile Influenze politiche Metodo educativo Festività Alto Adige Interviste Conclusione

 

 

Punizioni e regole ] Docente-discente ] Materiale didattico ] Educazione ]

Metodo educativo e didattica

"In ogni ordine di scuole e per qualunque disciplina gli insegnanti mirino sempre al conseguimento della necessaria unità dell’insegnamento (…)Il collegamento fra le varie discipline e fra le varie parti di uno stesso programma deve condurre al raggiungimento di quello che è lo scopo dell’insegnamento: l’acquisto da parte dei giovani di una cultura unitaria e viva, della cultura fascista."

Programmi 1936-1937, pp. 2-3, Ministero dell’educazione Nazionale

 

 duce+bambino.gif (47975 byte)

Pagina 78 de "Il libro della prima classe", "Atlante storico sul fascismo", Demetra, pag.161

 

Il regime si occupa della scuola primaria, in quanto la considera efficace strumento di propaganda, primo gradino di un lungo processo di irrigidimento e di indottrinamento, volto a formare uomini ciecamente disposti a "credere, obbedire, combattere"

www.liceodavincitv.it/didatt/fasc/cultura/cultfa.htm

 

MATERIE D'INSEGNAMENTO

 

wpe2.jpg (45147 byte)

 

EDUCAZIONE FISICA

Il regime cerca di diffondere una cultura fascista di massa anche con le attività sportive. Le organizzazioni giovanili e la scuola assegnano grande importanza all’educazione fisica. L’evento fisico è soprattutto sfruttato in chiave propagandistica e negli anni ’30 le imprese sportive assumono un’importanza sociale e politica davvero rilevante, diventando una vetrina "nazionalistica" di prim’ordine.

 

"Figli della lupa", "Atlante storico sul fascismo", Demetra,  pag.115

 

Nel 1926 viene istituita l'"OPERA NAZIONALE BALILLA" (ONB), un ente autonomo che ha il compito di  assistere ed educare i ragazzi tra i 6  e i 18 anni.

 

woman1.jpg (36571 byte)

Ritmi di giovinezze, "Le donne nel regime fascista", Victoria de Greazia, Marsilio, pag. 123, foto n° 18

 

woman2.jpg (21499 byte)

Parate sportive femminili nell'anno XVII, "Le donne nel regime fascista", Victoria de Grazia, Marsilio, pag.123, foto n°19

 

woman3.jpg (12693 byte)

Pallavolo, 1941, "Le donne nel regime fascista", Victoria de Grazia, Marsilio, pag.123, foto n° 20

 

Fino a 8 anni i bambini appartengono ai "Figli della Lupa", poi diventano "Balilla" e, a 13 anni, "Avanguardisti". Parallelamente, le femmine sono divise tra "Figlie della Lupa", "Piccole Italiane" e "Giovani Italiane".

 

RELIGIONE

Papa Pio XII: "Mussolini: l’uomo della provvidenza…"

Patti lateranensi.jpg (43844 byte)

Mussolini e il cardinale Gasparri alla firma dei Patti Lateranensi, "Atlante storico sul fascismo", Demetra, pag. 139

 

L’insegnamento religioso nelle scuole, abolito nel 1887, viene reintrodotto dal Duce in seguito al Concordato ecclesiastico del 1929.

Secondo la riforma gentiliana, l'arte e la religione devono essere assegnate solo alla scuola elementare, mentre nelle scuole secondarie largo spazio deve essere riservato alla filosofia. L'insegnamento della religione, infatti, "è considerato il fondamento e coronamento "di tutta l' istruzione primaria". La religione è una disciplina necessaria, anche se inferiore, attraverso la quale deve passare l'educazione. Essa corrisponde ad una filosofia meno importante. Le menti infantili, non essendo in grado di cogliere l'interezza della filosofia pura, devono essere avvicinate alla religione, la quale viene, successivamente, riassorbita nella filosofia.

 

L’insegnamento religioso cattolico, intrinsecamente storico e dogmatico è vigilato e diretto esternamente dalla Chiesa nei programmi, testi, insegnamenti.

Inoltre, la Chiesa, considerando la religione come "fondamento e coronamento", stabilisce di estendere il suo insegnamento in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

 

STORIA

"L’insegnamento della storia deve essere fatto in modo da interessare gli alunni mediante opportuni riferimenti e raffronti alla vita presente, mirando a mettere in chiara luce la continuità dello sviluppo storico, le figure significative, i valori essenziali della civiltà e delle armi, l’apporto fondamentale recato in ogni tempo e in ogni campo del nostro Paese. Il massimo rilievo deve essere dato in ogni ordine di scuola al processo formativo dello Stato unitario italiano che confluisce nel Fascismo(…)."

Programmi 1936-1937, pp. 2-3, Ministero dell’educazione Nazionale

 

LAVORO MANUALE

"La scuola fascista, per virtù dello studio concepito come formazione di maturità, attua il principio d’una cultura del Popolo, ispirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà; e lo innesta, per virtù del lavoro, nella concreta attività dei mestieri, delle arti, delle professioni, delle scienze, delle armi."

Carta della scuola, I dichiarazione (1939), Principi, fini e metodi della scuola fascista

 

Dalla relazione del maestro G. Comperi: "(…) il lavoro manuale diventa la vera applicazione di ciò che a scuola si insegna. Esso ci offre il destro di studiare le inclinazioni degli alunni, le loro qualità fisiche (i sensi e la resistenza), la loro capacità inventiva, la loro volontà, ecc.…Esso attrae nel suo ritmo tutta la vita scolastica, prestandosi ottimamente, per calcoli aritmetici e geometrici, per esercizi di disegno e di lingua, per lo studio delle scienze naturali. Ho cercato di convincere i miei scolari che saper fare due mestieri, è come essere due volte uomini, e che la specializzazione di un operaio o di un artigiano ne valorizza le opere (…)."

 

wpe2.jpg (66018 byte)

Economia domestica, "La donna nel regime fascista", Victoria de Grazia, Marsilio, pag. 117, foto n°8

 

GEOGRAFIA

Lo studio della geografia avviene attraverso l’osservazione della natura.

"(…) Un’insegnante si era proposto di far capire che solo trattando in questo modo la geografia si può sentirla, amarla e insegnarla bene. Soltanto leggendo nel grande libro della Natura si può dimenticare per sempre le impressioni di noia, di freddo che sì spesso lezioni e testi di geografia ci hanno dato.

Nomi e numeri hanno un valore assai relativo se non rappresentano per lo studioso altrettante forme vive, a dir così, che servono a far "sentire" il fenomeno geografico a cui esse si riferiscono. Lo studio della geografia è vivificato dall’ "osservazione" dei vari fenomeni che ci si presentano nel gabinetto naturale dell’ambiente in cui viviamo (…); solo così il maestro potrà fare della lezione di geografia non soltanto una delle più divertenti, ma specialmente una delle più utili all’educazione dei giovani (…).

Se da una parte l’istituto Magistrale dà ai futuri educatori una solida e alquanto vasta cultura, dall’altra, succede troppo spesso che i giovani maestri si trovino ben poco preparati a sfruttare, nel campo geografico, quel grande tesoro sito nell’anima dei ragazzi che è l’istintivo spirito d’osservazione."

Schola del 1926, pp. 357-358

 

PULIZIA

La pulizia e l'igiene hanno molta importanza nella vita sociale. L' educazione morale e civile deve essere particolarmente curata dalla scuola, che fornisce il primo esempio.

La pulizia sulla propria persona come su quanto la circonda, fa parte dell' educazione che la scuola impartiva.

 

Pulizie.jpg (10601 byte)

Assistenza ai bambini, "Le donne durante il regime fascista", Victoria de Grazia, Marsilio, pag.130, foto n°30

 

"La scuola deve essere ordinata e pulita, così gli alunni saranno invitati a compiacersene, sentiranno il dovere di essere quasi collaboratori con gli insegnanti e con le persone addette al servizio, per mantenerlo nelle condizioni di dignità e decoro in cui essa si apre a loro.

La scuola deve dare il primo esempio della pulizia, dimostrarne il valore anche economico perché risparmia tempo a chi fa il lavoro del pulire e perché, diminuendo il logorio degli oggetti adoperati e mantenendo in buone condizioni i locali è il mobilio, fa risparmiare davvero.

(…) si procuri che gli alunni vengano a scuola il più possibile puliti, e si insegni loro che ognuno tenga in ordine il proprio banco e tutto il materiale scolastico che a loro è dato sia dalla famiglia che dalla scuola."

"Storia illustrata del fascismo ",  pag. 142-143