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Marta Sironi

A quanti anni ha iniziato sua madre ad insegnare?

Mia madre è stata mandata a 18 anni ad insegnare ai bambini tedeschi in Alto Adige. Lavorava nelle scuole di Aica di Fiè e di Barbiano.

Com’era la situazione altoatesina?

I ragazzini tedeschi e l’ambiente sociale circostante all’inizio erano ostili, per cui mia mamma si sentiva parecchio sola. Sulle finestre del suo appartamento (condiviso con una collega proveniente dalla Pianura Padana) i bambini tiravano perfino lo sterco delle mucche. Oltretutto, essi si rifiutavano d’apprendere e di parlare l’italiano. Con il tempo, però, si sono affezionati alla loro maestra. Quindi, mia madre, nonostante le prime difficoltà, è riuscita ad inserirsi molto bene nella comunità.

Da un punto di vista logistico, quali erano le maggiori difficoltà per un’insegnante?

Molte maestre dovevano percorrere grandi distanze per arrivare a scuola. Anche mia mamma per giungere sul posto di lavoro doveva fare ogni giorno molta strada. Quotidianamente doveva partire da Barbiano per recarsi ad Aica di Fiè, attraversando con la mulattiera l’intera valle.

Com’era il metodo d’insegnamento?

Il metodo era molto rigido. Tutte le attività seguivano un preciso programma, che era preparato dalla maestra durante il periodo estivo. La corretta conduzione della lezione era tenuta sotto stretto controllo dal direttore. L’insegnante doveva rigidamente attenersi a tutti i punti del programma precedentemente stabilito. Non poteva, ad esempio, finire la lezione di matematica nell’ora di dettato.

Il metodo utilizzato non era quello globale. Infatti, diversamente da oggi, i bambini imparavano a leggere e a scrivere, partendo dalle lettere, passando per le sillabe e giungendo alle parole.

Com’erano le lezioni?

Le lezioni erano assolutamente tradizionali, ma al contempo creative. Ai bambini erano richieste riflessioni in merito a ciò che leggevano in classe. Essi, inoltre, dovevano produrre dei testi.

Qual era il materiale didattico utilizzato dall’insegnante?

Le classi erano dotate esclusivamente di una lavagna con gessetti e di un pallottoliere. Era la maestra a dover provvedere all’acquisto dei testi scolastici e del materiale ausiliario, come, ad esempio, i cartelloni. Mia madre, inoltre, si preoccupava di fornire i quaderni, le penne, … ai bambini meno abbienti. Non tutte le famiglie, infatti, avevano le possibilità economiche per garantire ai propri figli il materiale scolastico.

Che rapporto instaurava la maestra con i suoi alunni? Si comportava in modo severo o aveva un buon dialogo?

La maestra aveva un rapporto splendido con i suoi alunni, nonostante fosse severa (in particolare riguardo al lessico).

Che tipo di relazione aveva sua madre con il potere?

Mia madre non ha mai avvertito il senso del potere, ha cercato d’insegnare ai suoi alunni a non essere mai servili. La capacità di dire "Signor no" le era stata a sua volta insegnata da sua mamma. Ricordo, infatti, un episodio avente per protagonista mia nonna. Ella aveva donato una spilla d’oro, gioiello di famiglia, alla patria e, un giorno, vedendola appuntata sul bavero di un cappotto della moglie di un gerarca fascista, se la riprese, dicendo: "Il suo nome non è Italia".

Mia madre, pur rispettando gli ordini imposti dall’alto, riusciva a portare avanti il suo modo d’insegnare.

Che tipo di apprendimento era richiesto da parte degli insegnanti agli alunni?

L’apprendimento era di tipo mnemonico, nozionistico, con dei grandi approfondimenti. Numerose poesie dovevano essere imparate a memoria. I bambini sapevano benissimo la storia, la geografia, possedevano grossi rudimenti di geometria, conoscevano l’analisi logica e grammaticale. Si bocciava più facilmente di adesso. Solo il 5-10% dei ragazzini arrivava, mediante un corso di perfezionamento in quinta elementare, alle scuole medie.

Capitava che i bambini venissero puniti? Se sì, quali erano le punizioni?

Le punizioni erano severe, ma mia madre non le usava, perché le considerava inutili. Lei sosteneva sempre che se le cose si fanno con amore, le punizioni non servono. Comunque, fra i castighi più frequenti, vi era quello di stare dietro alla lavagna (ciò rappresentava il massimo dell’inettitudine). Un’altra punizione prevista era lo stare inginocchiati sulla predella della cattedra.

Quali erano le condizioni dell’insegnante in quanto donna all’interno della società?

Le maestre, nei primi anni del fascismo, non potevano addirittura sposarsi. Dovevano dedicarsi interamente all’insegnamento, venivano considerate come dei "preti – laici" . Con mia mamma il direttore era particolarmente severo, perché era molto bella, curava il suo aspetto e si truccava. Una volta egli l’ha trovata con il rossetto, l’ha chiamata fuori dall’aula e glielo ha fatto togliere, dicendole che una maestra di scuola elementare non poteva permettersi di truccarsi.

Può parlarci delle materie come igiene personale, lavori donneschi, calligrafia oggi non facenti più parte del curricolo formativo?

Le orecchie e le unghie erano oggetto d’esame, dovevano essere pulitissime. Mia madre controllava, senza farsi vedere, le teste dei bambini, che potevano avere lendini. L’educazione all’igiene, quindi, era anche affidata alla scuola, non solo alla famiglia.

Quali erano le tutele previste nei riguardi dell’insegnante donna?

In caso di gravidanza l’insegnante poteva assentarsi quaranta giorni prima e quaranta giorni dopo il parto. Il discorso della tutela della donna da questo punto di vista nasce negli anni ’80.

La nostra società, infatti, imponeva dei grossi limiti,anche culturali,alle donne. Chi continuava a studiare non era l’intelligente ma il maschio.

Intervista effettuata da Cavazzana Francesca, Brunner Elena e Martello Sonia