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Lucia   Irsara

Entrambi i miei genitori all’epoca del fascismo erano insegnanti qui in Alto Adige.

La mamma nasce a Roncai in provincia di Verona nel 1905 e qui ha frequentato l’Istituto magistrale, seguendo le orme della sorella maggiore, che era già maestra e insegnava in Alto Adige. Inizia ad insegnare in Trentino, poi in Alto Adige, prima a S.Andrea, poi a Bressanone e per molti anni ad Appiano. È stata un’insegnante che ancora oggi viene bene ricordata come molto brava e scrupolosa,serena…anche dalle foto si può vedere come questi ragazzi siano molto attenti. Era proprio una tipica insegnante dell’epoca. Tra parentesi potrei dire che forse anche la zia era quotata come insegnante, era molto più brava, più piena d’iniziativa. Comunque entrambe vengono ancora considerate ottime maestre, che hanno insegnato bene la lingua italiana ed altre piccole attività.

La storia del papà è un po’ diversa. È nato nel 1908 in una valle ladina, dove anche durante il periodo austro-ungarico si parlava italiano nelle scuole. Ha seguito il corso magistrale qui a Bolzano…

…che durava sempre quattro anni con l’aggiunta di uno integrativo? Oppure era diverso?

Non lo so esattamente, so solo che ha seguito il corso di studi e poi ha dovuto fare un esame di abilitazione, un corso in italiano a Trento. Con l’italiano non aveva difficoltà e anche se in famiglia si parlava ladino, la scuola elementare l’aveva fatta in italiano. Ha poi insegnato nelle valli più sperdute dell’Alto Adige, come la valle Aurina, e si è sentito sempre a disagio in questo ruolo d’insegnante di italiano a bambini tedeschi, anche perché dal momento che era a conoscenza del dialetto, avrebbe potuto impartire loro lezioni nella loro madrelingua.

A quanti anni entrambi hanno iniziato ad insegnare?

Sui vent’anni.. anche se il papà non ha mai avuto una propensione all’insegnamento, quindi appena ha potuto ha cambiato ed è andato a lavorare in sovrintendenza, perché la pazienza proprio non era la sua strada.

Come hanno vissuto il passaggio dalla monarchia costituzionale alla dittatura?

…monarchia vuol dire dopo la prima Guerra Mondiale, prima del fascismo… ti dico le mie impressioni:mio papà sicuramente l’ha vissuta male, era di idee politiche socialiste, per cui… mia mamma invece l’ha vissuta bene;per lei questo periodo era "il periodo della ginnastica". Ho delle foto dove si vedono proprio squadre a Torino che facevano tantissime esercitazioni, anche il papà è andato a Roma per fare questi esercizi, ma il suo ricordo si soffermava principalmente sulla descrizione della città, ciò che era andato a visitare. Mia mamma , invece, raccontava di queste grandi parate, di questa magnificenza che volevano far vedere all’epoca. I miei genitori andavano d’accordo veramente tanto, anche se erano di mentalità diversa e avevano avuto rispettivamente esperienze molto differenti;per cui per mio papa questo periodo non era una cosa ben fatta, ma la mamma l’ha vissuto senza porsi tanti problemi. Vedeva queste cose pratiche che poteva fare, la ginnastica che le piaceva tantissimo, queste esibizioni all’aperto. E anche lì c’era tutta questa propaganda fascista che esaltava anche… molti maestri facevano ginnastica e organizzavano i Balilla dell’epoca…

infatti, è vero…

la mamma è andata in pensione molto presto. Papà ha insegnato poi tedesco nelle scuole italiane e ha lavorato in sovrintendenza.

Come venivano impostate le lezioni? Ad esempio se c’era il saluto alla bandiera, si cantavano degli inni, si esaltava il ruolo del duce…

Questo non lo so, però se c’era tutto questo, sicuramente il papà ha fatto il minimo indispensabile. Ricordo che derideva questa "befana fascista".

Quindi suo padre non riteneva giusto ciò che veniva proposto dal regime fascista?

Penso proprio di sì…

Mentre i maestri tedeschi qui dell’Alto Adige sono stati trasferiti nelle vecchi province, chi non voleva insegnare più l’italiano era stato trasferito nelle vecchie province. Invece mio papà conosceva bene l’italiano, di conseguenza è rimasto, pur non condividendo.

Che percentuale di insegnanti era prevalente? Quella maschile o quella femminile?

Dai racconti mi sembra di ricordare fosse quella delle donne...In Alto Adige diventavano maestri soprattutto i figli di famiglie numerose; quelli più poveri venivano spesso mandati in seminari, se poi non seguivano la strada del sacerdozio diventavano maestri.

E le donne che non intraprendevano l’insegnamento, avevano altre possibilità di lavoro oppure queste erano ridotte?

Io ti dico una cosa: chi aveva il diploma come insegnante, credo svolgesse questo lavoro molto volentieri, perché aveva un ruolo sociale importante e veniva ben visto dalla gente. La maestra era una donna emancipata. Invece mia mamma si è sposata a 41 anni, ma una volta che una non si sposava veniva considerata come una poco di buono. Invece lei si è considerata sempre alla stregua, senza nessun problema. Era autonoma economicamente, aveva un lavoro che le dava gratificazioni. Le maestre avevano un bel portamento, si vestivano anche bene, erano veramente eleganti.

Che rapporto instauravano con gli alunni?

Dal papà ho sentito poco, invece la mamma raccontava che i rapporti erano buoni, ottimi direi. Conosceva le famiglie. Poi come insegnante delle elementari aveva molte ore e rispetto ad adesso c’era una continuità didattica per diversi anni. Conoscevano i fratelli, anche le vicende della famiglia. La maggior parte erano contadini e poi c’erano anche italiani che erano stati trasferiti qui per sostituire, durante il "periodo delle opzioni", le persone che si erano trasferite nella zona di Appiano. C’erano anche molte persone italiane,che ancora adesso abitano lì, ma sono plurilingue, si sono integrati.

Abbiamo letto che l’apprendimento avveniva attraverso un testo unico, nel quale si esaltava la donna nel dedicarsi pienamente alla famiglia e ai cosiddetti "lavori donneschi". C’era effettivamente una differenza di materie d’insegnamento fra bambini e bambine?

Io so che i ruoli, rispetto a oggi, erano molto meglio definiti. Però in sé la maestra non era proprio la casalinga, era la donna autonoma ed emancipata.

C’erano proprio delle materie specifiche per le bambine? Ad esempio il cucito?

La mamma,che non aveva fatto corsi particolari, insegnava cucito e anche a far da mangiare. Racconta di aver visto cose favolose, in quanto c’era molta attività pratica…

C’erano materie che esaltavano la cultura fascista. I libri di storia erano ovviamente fatti a doc per l’epoca. Poi c’erano delle manifestazioni a cui dovevano partecipare i bambini e le maestre.

I programmi erano prestabiliti, ma gli insegnanti, come adesso, potevano organizzarsi abbastanza autonomamente; uno che voleva gestire le cose, aveva una sua discrezionalità, ma non troppo. Mi ricordo, questo è il papà che racconta, che quando era nelle valli e aveva voglia di andare con la slitta, assieme alle colleghe, dice che era visto male. Proprio perché queste divisioni di ruoli erano importanti. Anche la vita privata della persona veniva giudicata.

Quindi anche le maestre si comportavano secondo le regole. La vita privata veniva giudicata, anche dai superiori, quindi anche le maestre. Quindi anche la mamma si comportava secondo le regole.

Al museo della scuola abbiamo visto dei quaderni sulle punizioni e anche noi abbiamo appreso che i bambini dovevano comportarsi al di fuori della scuola, come si comportavano all’interno di questa.

Eh, sì, è vero, come era vero anche per gli insegnanti. Figuratevi oggi se gli insegnanti danno conto della loro vita privata e su ciò che fanno al di fuori dell’istituzione scolastica.

Quindi la formazione dei suoi genitori è stata molto rigida?

Come famiglie, non particolarmente. Però la mamma ha accettato, senza farsi molti problemi, questa rigidità, che veniva imposta dal regime. Le cose che c’erano le apprezzava, invece il papà non faceva lo stesso.

Chi non aveva la tessera del partito fascista veniva licenziato?

Penso sicuramente di sì. Chi voleva lavorare era obbligato a possederla

Nel condurre le lezioni i suoi genitori si mantenevano politicamente imparziali? O potevano esprimere liberamente la loro opinione?

Non lo so precisamente. Forse è impossibile che se qualcuno non condivida qualcosa non ne parli; anche semplicemente evitare di dire determinate cose, o riferire pareri, si esprime implicitamente il proprio pensiero riguardo queste cose.

Quali strumenti didattici venivano utilizzati?

Le lezioni venivano preparate molto bene, giornalmente. Mi ricordo della mamma quando diceva delle favole che avevano sempre una morale.

L’Istituto magistrale come veniva considerato rispetto agli altri Licei?

I Licei preparavano i ragazzi per altri tipi di professioni, per continuare gli studi, mentre l’Istituto magistrale portava all’insegnamento e come vi dico, soprattutto nei paesini, i maestri erano molto considerati, svolgevano un mestiere molto riconosciuto.. l’insegnamento non veniva visto come un ripiego. Forse era il fatto che l’Istituto veniva frequentato principalmente da figli di famiglie veramente numerose. Non era considerata una scuola d’élite. Mio papà parlava poco di quanto gli accadeva quando era insegnante, ma molto di più quando era studente. Infatti quando c’era la vecchia gogliarchia asburgica, mi diceva che era molto interessante, perché andavano a vedere le operette; poi tra l’altro, mentre mia mamma era in collegio, da casa le pagavano l’affitto, ma per mangiare dovevano arrangiarsi. C’erano delle famiglie benestanti che offrivano loro il cibo, ma dato che mio papà era un po’ timido lo rifiutava e andava a mangiare dai frati. Per lui la cosa più bella era poter studiare…non poteva dire la stessa cosa riguardo l’insegnamento. Mia mamma, dopo la gravidanza, ha ripreso ad insegnare, quando avevamo già due anni.

In base a quale criterio venivano valutati gli alunni?                                                                                                                                         Venivano valutati in base a interrogazioni e compiti scritti, come adesso..

E l’insegnamento?

Era di tipo mnemonico. Gli insegnanti davano particolare importanza alla calligrafia, all’ordine e alla pulizia nei quaderni. Il calamaio era tanto utilizzato…

Gli alunni della scuola di S:Andrea dovevano portare la legna da casa in classe, per scaldare l’aula. Dalle foto si vede che i bambini dovevano sempre mantenere una postura eretta, in prima o in seconda; dovevano essere molto puliti, e la scuola prevedeva un certo ordine.

La maestra era un punto di riferimento per tutti gli alunni nel qual caso avessero problemi all’infuori della vita scolastica.

C’era una discriminazione tra insegnanti uomini e insegnanti donne?

Dalla mia personale esperienza ho percepito un differente modo di rapportarsi in questo lavoro a seconda che l’insegnante era donna o uomo. Infatti, mio padre, in qualità di insegnante, aveva poca stima di sé.mia mamma, invece, aveva una grande autostima. Penso che le insegnanti donne fossero più emancipate in questo campo.

Adesso mi viene in mente una cosa di cui mi parlava mia mamma…parlava bene dei soggiorni estivi, dove partecipava come assistente, che, differentemente da oggi, era ritenuto un ruolo di alta responsabilità, da affidare a persone mature, perché con una certa esperienza alle spalle.

Intervista effettuata da Quirini Sara, Larentis Francesca e  Martello Sonia