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La donna e la società di massa Pur essendo rigidamente educate a diventare mogli e madri, le giovani italiane entrano in contatto con la nuova società di massa. Riviste femminili, giornali e cinema propongono un nuovo modello di donna: più libera, diversa nel vestire e negli atteggiamenti, svincolata dalla tradizione. La cultura di massa offre suggerimenti che le mamme non possono dare: sugli uomini, sui baci, su come "civettare". "Prodigategli un sorriso ammaliante e dopo un minuto ignoratelo. Lanciateli poscia un'occhiata assassina e subito dopo manifestategli la vostra assoluta indifferenza. Mostrate un'enorme attenzione per quello che dice, ma nel più bello, distraetevi. Se ballate non mancate di abbandonarvi per mezzo minuto secondo fra le sue braccia, ma immediatamente date segni manifesti di stanchezza e tornate al vostro posto (...). In somma fategli credere che è il vostro dio e subito dopo dategli la patente dimostrazione che per voi egli è meno di nulla (...). La donna che sa mettere i ma, che sa di possederne una riserva inesauribile è la regina del mondo, cioè del suo amore". Rivista femminile "Piccola", 3, n.11, 18 marzo 1930, pag.12 Il Regime, pur controllando tutto il sistema informativo e volendo evitare l'allontanamento delle giovani dalla morale cattolico-tradizionale, non riesce completamente ad impedire la nascita di un nuovo modello femminile. I miti cinematografici holliwoodiani compaiono sui manifesti delle vie principali, affollano cartelloni pubblicitari, tappezzano di millle tinte le edicole di quartierte. Attrici come Greta Garbo incarnano la nuova femminilità, desiderata dalle ragazze italiane, ma irragiungibile. "L'idea di essere nata per procreare figli alla Patria, è evidente, farebbe sorridere Greta Garbo con educato disprezzo." Olschki, "Confessioni di una piccola italiana", pag.118
Maternità lieta e serena, in L'italia fascista in cammino, cit. , 1932, "Le donne nel regime fascista", pag 26
Feltro sportivo con pennine. Modello Venturi, Roma, Elio Luxardo, 1941." Le donne nel regime fascista" pag 55 Naturalmente, se le gionvani donne di città hanno più possibilità di aprirsi alle novità culturali inerenti l'ambito femminile e non solo, le fanciulle di paese restano escluse dal processo di modernizzazione. Inoltre, bisogna notare che le italiane rimangono sostanzialmente in una situazione di svantaggio rispetto alle coetanee straniere: la "maschietta" nostrana sbarazzina, con i capelli corti e dai modi semplici e diretti non può certo competere con la sofosticata eleganza delle francesine o con le "flapper" americane, più libere ed indipendenti. |