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Ida Giacone Come si chiama? Ida Giacone. In che anno è nata? Sono nata nel 1921. Che tipo di studi ha conseguito? La maturità classica, e qualche semestre di università. Quanto è durato il suo percorso formativo? Mentre facevo luniversità facevo supplenze, ma non sono arrivata alla laurea, perché mi sono sposata, perciò mi chiamavano solo quando avevano bisogno. Quali erano le materie che caratterizzavano il suo percorso di studi? Tutte quelle classiche e non materie pratiche. Secondo la sua esperienza il grado di preparazione degli insegnanti nel suo periodo era sufficiente? Il grado di preparazione degli insegnanti cominciava a scadere un po dopo la guerra, prima, invece, erano stati dei signori insegnanti Inizialmente ho fatto il Ginnasio a Torino, poi sono venuta a Bolzano e quindi il Liceo lho finito qua. Ho avuto degli insegnanti molto buoni e preparati; non avevamo confidenza e davano del Lei anche a noi alunni. A quanti anni ha iniziato ad insegnare? Ho iniziato a 19/20 anni. Quanti anni aveva quando è stata instaurata la dittatura? Avevo allincirca un anno. In che modo impostava le lezioni? Ho insegnato in una terza media e la mia classe era costituita prevalentemente da ragazzi, che spesso erano più grandi di me, perché io ero molto giovane. Cera un buon rapporto tra insegnante e allievo, ma non cera uneccessiva confidenza. Ha mai pensato di organizzarsi per manifestare il suo dissenso al regime? No, quello non sarebbe stato possibile, anche perché loppressione non si sentiva neanche troppo. "Credere, obbedire, combattere". Come veniva applicato questo motto alla vita quotidiana? A scuola certi problemi non entravano, almeno fino ai miei tempi; fino a quando sono rimasta io, poi è venuta la guerra. Quale preparazione ha dovuto ricevere per adeguarsi alle nuove ideologie? Io ho vissuto tutta la mia infanzia e il periodo scolastico sotto il fascismo. Che rapporto si instaurava con gli insegnanti? Il rapporto era di rispetto. Vi era apprezzamento per quello che facevano, forse loro ai primi tempi hanno vissuto di più le molte difficoltà del periodo; quando ho cominciato io ad insegnare, non cera più il fascismo e gli insegnanti prima di me hanno vissuto in modo più intenso il periodo fascista. Si ricorda qualcosa come alunna? La mia esperienza come alunna, lho vissuta intensamente, perché mi piaceva tantissimo la ginnastica. A me non dava fastidio che il sabato pomeriggio bisognasse andare in palestra per fare anche altre attività. Lei ha frequentato le elementari nel periodo fascista? Si, le ho frequentate a Torino. Le scuole medie erano come oggi, oppure erano unite con le elementari? Cerano otto classi di elementari, poi cera il Ginnasio o le Magistrali, a seconda della strada che uno voleva intraprendere; quindi il Ginnasio era un po come le medie di oggi, e poi, dopo la Riforma, sono rimaste le medie di cinque anni. Il Ginnasio fu poi unito al Liceo, perché questultimo durava tre anni ed era troppo breve. Quando Lei era a scuola, era obbligata ad indossare una divisa? No, la divisa non era obbligatoria. Avevamo un grembiule, che serviva per distinguere le scuole luna dallaltra. Alle elementari era bianco per le femmine e nero per i maschi; al Ginnasio i ragazzi già non lo portavano più, mentre le ragazze lo portavano ancora, ed era nero con un fiocco di un determinato colore, differente da istituto a istituto. Il grembiule si metteva solo a scuola; quando invece cerano le adunate, o qualche manifestazione, per le ragazze cera la divisa da Piccola Italiana, Giovane Italiana o Giovane Fascista; per i maschi, invece, cera la divisa Balilla. Ci può descrivere una giornata tipo? Alle elementari vi era la preghiera quando entrava la maestra e nelle varie classi i maschi venivano separati dalle femmine. Solo nelle scuole superiori le classi erano miste. Che ruolo aveva la religione, e altre materie, come ginnastica o attività pratiche? Per quello che posso dire, rifacendomi ai miei ricordi, nella mia scuola non ho fatto attività pratiche e solo nellultimo anno di liceo ho fatto qualche esperimento. Alle elementari avevamo la maestra che ci faceva ricamare, quindi una serie di lavori femminili. Il rapporto insegnante-alunno come era? Era bellissimo, si dialogava. Questo però dipendeva anche dal tipo di persona con cui si instaurava tale rapporto. Tra noi bambini vi era molta solidarietà anche se non la si poteva dimostrare molto. Cerano le punizioni? Si, cerano ma erano previste anche le medaglie per i bambini buoni. Con queste medaglie si poteva andare al teatro delle marionette gratis. Che idea aveva del Duce? Mussolini ha salvato la situazione, in un certo senso. Per noi è stato un sollievo allinizio perché in Italia cera molto disordine. Mio padre, che era un ufficiale, era stato in guerra e non aveva mai cercato di imporci le sue idee
Durante le lezioni gli alunni partecipavano attivamente? In classe era necessario mantenere una forte disciplina, bisognava seguire attentamente e ovviamente non si poteva fare quello che si voleva. Tutta leducazione che si aveva era ben diversa da quella di adesso. Era difficile rispettare le rigide norme di disciplina? Dipendeva dallinsegnante e quindi da come venivano imposte le cose. Io ho avuto sempre la fortuna di avere insegnanti che non erano così opprimenti. Si cercava di andare daccordo e di avere una certa comunicazione. Ho avuto addirittura degli insegnanti che mi dicevano: "signora Giacone faccia Lei" e io dovevo improvvisare la lezione. Era dura. Vi rendevate conto della realtà che stavate vivendo? Non si discuteva con gli insegnanti, la politica non entrava nella scuola. Forse gli insegnanti la sentivano di più, perché chi non si iscriveva al partito perdeva il posto di lavoro oppure veniva mandato in Sicilia. Non si parlava di questo. Che materiale dovevate portare? Dovevamo portare i libri mi ricordo a questo proposito del testo unico, che veniva utilizzato senzaltro fino alle elementari, poi si andava a scuola con un quaderno e si prendevano appunti.. Ovviamente si utilizzava il calamaio con linchiostro, penna e matita. Si usavano i cartelloni e tanto anche le carte geografiche, cose che a Torino non avevo. Rispetto ai compagni maschi, le bambine venivano trattate diversamente? No non vi era alcuna differenza. Si sente vittima di uneducazione incompleta? No perché uneducazione severa da buoni risultati, fare tutto ciò che si vuole non si può fare. Intervista effettuata da Martello Sonia e Sacchet Serena
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