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Albina Jurisa

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Quando è nata?

10 luglio 1922.

A che età ha iniziato a studiare?

A sei anni. Ho frequentato la scuola a Klana, in Croazia, che era stata conquistata dall’Italia.

Quanti anni di scuola erano obbligatori?

Fino alla quinta elementare, ma io mi sono fermata alla quarta. Solo i più potenti potevano andare a Fiume a frequentare il ginnasio.

Potevano accedere tutti alla scuola?

Si, tutti potevano accedere alla scuola, tutti quelli che avevano una testa buona.

Era obbligatorio indossare una divisa?

No, nessuna divisa.

Faceva parte di una classe mista o prevalentemente femminile?

Facevo parte di una classe mista.

Che ruolo avevano religione, educazione fisica e attività pratiche nella sua educazione?

Per l’insegnamento della religione, dovevamo andare dal parroco, in sacrestia. Lui aveva una bacchetta lunga e se non lo seguivi l’allungava sulla testa.

Ginnastica la facevamo anche quando non c’erano le maestre. Ci piaceva drizzarci con le gambe: ci mettevamo a testa in giù, con le gambe su per il muro.

Per quanto riguarda le attività pratiche, una volta andavamo alle case I.N.C.I.S. a imparare il Tombolo, si tratta del lavoro dei pizzi. Questo succedeva prima che arrivasse la confusione.

Qual era il rapporto insegnante- alunno?

Buono. Avevamo un maestro, Giuseppe Magro, che aveva la terza media. Ridevamo con lui. Era venuto a casa mia a dirmi di ripetere la scuola. Era bravissimo. Gli insegnanti ci tenevano.

Erano previste punizioni per chi si comportava male? Se sì, quali?

Sono stata in ginocchio alla lavagna. Le punizioni scattavano quando non si stava attenti alle lezioni o magari si facevano gesti; se ti beccava dovevi andare alla lavagna in ginocchio e restare lì finché il maestro non ti diceva di alzarti.

Tra voi bambini, in caso di castighi, scattava il meccanismo della solidarietà?

Si.

Quali stati d’animo provavate voi bambini nei confronti dell’insegnante?

Si portava rispetto.

Che idea si era fatta del Duce in base a quello che si diceva a scuola ed in famiglia?

Non posso dire che mi sono fatta una brutta idea. A scuola non ho avuto una divisa, ma al mio paese ricordo che c’erano le Giovani fasciste, le Piccole italiane e i Balilla. In famiglia non si poteva dire niente di male del Duce; egli era interessato a noi, perché eravamo vicini al confine.

Durante le lezioni voi bambini potevate partecipare attivamente o eravate costretti ad una presenza passiva?

La partecipazione era attiva.

Era difficile per voi bambini rispettare le rigide norme di disciplina che vi venivano imposte dagli insegnanti?

No, gli insegnanti non erano rigidi.

Nelle manifestazioni pubbliche (vedi il sabato fascista), che ruolo specifico avevate voi bambini?

Da noi non c’era il Sabato fascista, non ci toccava.

Voi bambini vi rendevate conto della realtà storica che stavate vivendo e potevate confrontarvi con i vostri insegnanti sui grandi temi di attualità?

Certo. Siamo stati 27 anni sotto il dominio di Mussolini. Noi stavamo bene, non ci rendevamo conto, avevamo la zona franca. Avevamo di tutto, il lavoro non mancava, bastava avere la buona volontà.

Nei "discorsi da bambini" entrava a far parte, in un certo qual modo, anche la politica (discriminazioni in base alle posizioni politiche dei genitori o cose di questo tipo)?

No, niente politica tra bambini.

Vi è capitato di perdere un vostro insegnante a causa delle sue opinioni politiche? L’eventuale licenziamento veniva in qualche modo strumentalizzato?

No.

Quale materiale dovevate portare sempre con voi a scuola?

I soliti libri che c’erano una volta. C’erano libri diversi per storia, geografia… Non era tutto in un libro.

Quali erano le sue materie di studio preferite e perché?

Bisognava scrivere un diario ogni giorno.

C’era un insegnante con cui lei riusciva ad aprirsi di più?

Giuseppe Magro, veniva dalla Sicilia. Ho fatto tutte le scuole con lui.

La vostra vita extra scolastica aveva delle conseguenze sulle valutazioni scolastiche (per esempio per quelle discipline come comportamento civile e morale, cultura fascista,…)?

No.

Quella libertà che a scuola vi toglievano, la cercavate in altri ambiti, come per esempio l’oratorio o i gruppi sportivi?

No, perché non eravamo schiavi.

Vi venivano assegnati parecchi compiti da fare a casa?

No, neanche da esagerare.

Disponevate a sufficienza di tempo libero?

Avevamo molto tempo libero.

Come vi dovevate rivolgere all’insegnante e quale atteggiamento dovevate tenere al suo cospetto?

L’insegnante bisognava rispettarlo; era anche un insegnamento della famiglia.

La vostra scuola possedeva una biblioteca? Se sì, le letture erano controllate o libere?

No, non avevamo biblioteche. I libri erano sempre controllati.

I libri sono andati tutti persi, perché da noi era venuta una confusione, quando nel ’41 Mussolini ha voluto occupare la Jugoslavia. Allora non ti restava altro che farti un piccolo fagotto da portarti dietro e tutto il resto, ciò che potevi, nasconderla sotto terra. Dopo siamo andati nei vagoni merci fino a Firenze, come profughi. Mussolini è stato ancora bravo, che ci ha sfollato, perché credeva che i serbi gli andassero contro e succedesse una carneficina. Invece i serbi sono scappati, lasciando la strada libera. Sono scappati, hanno lasciato che gli italiani entrassero dentro. Non era giusto questo, poteva evitarlo; ha mandato tanta di quella povera gioventù militare che non sono mai tornati a casa, sono poi stati massacrati dai serbi. Ha mandato anche i maestri perché voleva italianizzarli, ma poteva lasciargli la loro scuola, il loro linguaggio. Lui voleva italianizzare i bambini, ma la cosa è andata male. Succedeva che un maestro un giorno c’era e il giorno dopo non c’era più, perché venivano i partigiani a prenderlo e lo ammazzavano. I partigiani erano ancora quei fanatici che non volevano saperne dell’Italia.

L’insegnante vi trattava in modo diverso rispetto ai bambini? Vi venivano richieste competenze o atteggiamenti diversi rispetto a quelli maschili?

No, si andava d’accordo.

Guardandosi indietro, le è mai capitato di sentirsi "vittima" di un’educazione incompleta? Nel senso: le capita di avvertire la sensazione di non aver potuto avere una formazione libera, obiettiva, intellettualmente onesta e capace di darle una visione più aperta del mondo?

No, perché ci insegnavano proprio bene. Bastava obbedire e rispettare. Se non si faceva attenzione, si era in castigo alla lavagna e basta.

Come funzionava l’insegnamento?

C’era l’orario; c’erano le ore per lo scritto, quelle in cui insegnava il maestro e poi interrogava. A scuola spiegavano molto dell’Italia (geografia).

intervista effettuata da Tomasetto Linda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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